10 mg di Berardelli e Mazzullo. Il fascino ambiguo dell’additivo chimico

10 mg (photo: Andrea Macchia)
10 mg (photo: Andrea Macchia)

Cosa succede quando un problema di salute si insinua in un contesto familiare? Come si reagisce quando il corpo invia segnali inequivocabili e si diventa meno performanti sul lavoro?
Nella nostra società la malattia, sinonimo di anormalità, è un problema da eliminare il prima possibile. Non sarebbe invece meglio fermarsi e chiedersi invece perché ci si ammala? Concedersi un tempo di recupero per ascoltare e capire il male?

“10 mg”, nuova produzione del Teatro Stabile di Torino, incarna lo smarrimento e il senso di inadeguatezza di questo scenario con cui fare i conti, oggi più che mai. Progetto di matrice fortemente femminile, che vede impegnate la regista Elisabetta Mazzullo e l’autrice Maria Teresa Berardelli, è stato protagonista di una prova filata che si è svolta al Teatro Gobetti di Torino lo scorso 27 gennaio, alla presenza di pochi addetti ai lavori e nel pieno rispetto delle regole imposte dal Dpcm.

Il testo ruota attorno alla mercificazione della malattia attraverso il sistema pubblicitario che tende a modificare la percezione dei disagi quotidiani, trasformandoli in vere e proprie malattie. Il farmaco, in questo caso piccole pillole da 10 mg, diventa necessario, se non indispensabile, e nell’additivo chimico è riposta la soluzione a ogni tipo di infelicità.

Ma quale è stata la difficoltà, per una giovane artista alla sua prima regia, nel mettere in scena la malattia? “La sfida più grande – ci racconta Elisabetta Mazzullo – è stata quella di parlare del dolore cercando di dare altre forme espressive al dramma, di lasciare essere la sofferenza, attraversarla e non anestetizzarla. Quindi trovare una modalità che potesse veicolare un’emozione che non diventasse tragedia, un linguaggio pop per infondere leggerezza e per creare spot di lacerazione in un’atmosfera carica di attese angoscianti. Perché, nonostante tutto, sullo sfondo del testo ho da subito avvertito un grande inno alla vita”.

Due sono i mondi che si muovono, su traiettorie parallele, nella messa in scena: una famiglia e una casa farmaceutica. Nella prima vediamo un marito e una moglie che affrontano in maniera diversa la patologia diagnosticata al figlio, l’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione / Iperattività), e combattono per evitare la disgregazione di ciò che hanno costruito insieme.
Nella seconda troviamo un direttore marketing e una giovane creativa pubblicitaria che intrecciano ad animate discussioni lavorative anche una buona dose di attrazione. Tra loro la figura di un medico con cui tutti, prima o poi, dovranno misurarsi.
Cinque personaggi dunque alle prese con i grandi temi della vita: l’amore, la solitudine, la delusione, la frustrazione, la paura, il desiderio, la malattia. Cinque personaggi inclini a distogliere sempre la propria attenzione dai problemi reali, supportati in questa deviazione dalla pubblicità. Quella del presente, che la moglie guarda ossessivamente, e quella del futuro, ideata senza sosta dal settore marketing del polo farmaceutico. E sono gli stessi attori a costruirla e ad attraversarla per poi ritornare in scena su un altro piano, in un continuo passaggio tra il mondo e la pubblicità, tra un dentro e un fuori, giocato attraverso una mescolanza di musica e movimento espressivo del corpo.

“La partitura musicale è stata creata ad hoc, insieme a Davide Lorino, e rappresenta nello spettacolo un momento di espansione delle anime dei personaggi – prosegue Mazzullo – Un’occasione per determinare una momentanea sospensione del tempo e dello spazio, ma anche un contraltare allegro e giocoso. Una maniera per spiarli, in un certo senso, dal buco della serratura, e vedere come possano essere vissuti attimi di leggerezza nel racconto del dolore”.

È così che entriamo nella storia e nella vita di “10 mg”, insignito della menzione speciale al Premio Hystrio Scritture di Scena 2015. Un testo dalla scrittura asciutta, dal linguaggio laconico e dal ritmo incalzante, che riesce a dipingere una scena e i suoi personaggi con poche pennellate. Molte le pause, i sospesi, i non detti, i silenzi per raccontare la fragilità, la rabbia e la lotta dell’uomo di oggi.

“È stato un lavoro impegnativo, nato durante la quarantena, e reso possibile grazie a tutta la squadra coinvolta – conclude Mazzullo – Ognuno ha messo a disposizione il proprio talento in una sorta di ingaggio totale. La sensazione quindi è quella che non si può fare niente da soli. Si può avere un’intuizione, un’immagine, un mondo che è necessario poi abitare con i corpi, la scenografia, la melodia e il movimento espressivo. In questo senso il cast e le varie maestranze sono fondamentali. L’arte si fa insieme, ed è così che la magia cresce esponenzialmente”.

Il docufilm dello spettacolo, realizzato dai videomaker di Frana Smashing Videos (Anna Cordioli e Francesco Moroni Spidalieri), che ne hanno curato la regia, è inserito nel programma Theatre in the Digital Age (Teatro nell’era digitale) che incoraggia i teatri membri di ETC (European Theatre Convention) a sperimentare nel campo del teatro digitale e a ricercare nuove soluzioni o processi di lavoro. Il video che racconta il dietro le quinte di “10 mg” sarà visibile sul loro sito web.

Ora l’attesa è che “10 mg” possa venire programmato dallo Stabile di Torino nel corso del 2021.

10 mg
di Maria Teresa Berardelli
con Andreapietro Anselmi, Carolina Leporatti, Davide Lorino, Francesca Agostini, Lucio De Francesco
regia Elisabetta Mazzullo
scene e costumi Anna Varaldo
light designer Jacopo Valsania
musiche Bettedavis
produzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale

Durata 1 h 10′

Visto a Torino, Teatro Gobetti, il 27 gennaio 2021
Prova filata

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