12parole 7pentimenti di Rubidori Manshaft: noi, voyeur dell’ascolto

12parole 7pentimenti

12parole 7pentimenti

Un’installazione teatrale? Un esperimento sociale? Uno spettacolo itinerante? Senz’altro un’esperienza radicale, di quelle che penetrano nel profondo dell’anima, e quindi anche molto radicante.
“12parole 7pentimenti” è un anomalo creativo che forse aliena qualsiasi definizione. Ed è per questo oltremodo interessante.

Il titolo è una concessione ludica ed un tributo alla tradizione intesa come trasmissione di memorie, notizie, testimonianze. Le ‘parole’ però non sono ‘intervistate’ ma rubate. E sono idealmente 12 poiché la riduzione di questa cifra equivale al più sacro dei numeri (12 = 1 + 2 = 3).
I ‘pentimenti’ invece sono 7 poiché questo numero esprime il senso della universalità, quel tutto — diremmo — che è di tutti.

Un’altra cifra entra però nel computo numerologico, ed è il numero 16: tanti sono gli spettatori, divisi in numero di quattro, per altrettanti nuclei ‘drammaturgici’ a prestare il loro corpo all’azione. Insieme nella macchina (la macchina di chi?) fuori da un castello… Al bancone di un bar deserto… Sulle poltroncine rosse nella ‘sala d’aspetto’ di un cinema davanti ad un reality senza audio (decisione intenzionale?). O in un angolo buio e freddo…

Le reazioni di ognuno (quattro sconosciuti in verità…) veicolano le parole dell’azione — quella che non è prevista prima ma accade durante — con le loro reazioni impreviste.
L’interrogativo sul volto dell’uno, l’insofferenza dell’altro, una richiesta di attenzione, un rifiuto: ogni reazione a ‘dire’ una delle quattro parole, le grandi categorie-padrone del contemporaneo: Morte, Denaro, Sesso, Amore.

Ecco dunque la ‘ladra’ a rubare non soltanto chiacchiere a sconosciuti ma anche corpi al suo pubblico. Sedici corpi alla volta. La ladra è Rubidori Manshaft, l’artista residente della label svizzera Officina Orsi già conosciuta a Lugano in occasione dell’ultimo FIT, che ha portato ora a Lecce il risultato di un ‘peregrinaggio urbano’ per l’Europa durato due anni. Una composizione che risalta ancora di più nel contrasto fra il contenuto ultra-contemporaneo ed il contesto barocco e provinciale che lo ha ospitato.

Il ‘viaggio’ infatti si produce attorno al Castello Carlo V, dove i 16 spettatori/ascoltatori vengono convocati. L’ampio video proiettato su una delle pareti in pietra apre ad uno scenario molto distante e metropolitano. Luci sul pavimento illustrano i primi passi. Dopodiché, muniti di I-pod, cuffia e mappa per orientarsi, inizia l’esperienza.

Le parole a cui siamo esposti in questo ‘radio-reality’ — nella accezione alta del termine — rappresentano il sunto alchemico realizzato su 2500 ore di registrazioni rubate dall’artista alle ‘vite degli altri’ in bar e ristoranti, su bus, tram, taxi o, ancora, nelle sale d’attesa e negli aeroporti. Un montaggio che ha palesato come cardinali e portanti i quattro grandi temi.
Un’esperienza intima ma contestualmente condivisa, che ci rende ‘voyeur dell’ascolto’ fra le pieghe essenziali di questi quattro concetti cardine: la dolcezza della Morte e insieme il suo alter burocratico-organizzativo; la prepotenza cinica di una lingua che parla le cifre del Denaro; l’ordinaria oscenità del Sesso raccontato; la dolcezza di un Amore immaginato da generazioni che non sono più.

Il finale di percorso accende altri quattro video più piccoli e di essi solo uno si può vedere in situazione. La fine vera invece è donata in conclusione… Un ‘the end’ su cd — che contiene testi di Roberta Dori Puddu letti questa volta da attori veri — dedicato ad un ascolto comodo e raccolto nel privato della relazione con il proprio sé.

Un dono che chiede per-dono e definisce il pentimento-ripensamento che l’artista mette in atto: “Il pentimento inteso come elevazione della propria vita ad opera d’arte. Il ri-pensamento che certifica l’opera d’arte come autentica”. Una riflessione sulla verità dell’esperienza quando non è ‘copia’. Prova autenticante del gesto artistico insieme a quello del vivere.

12parole 7pentimenti. INSTALLAZIONE TEATRALE DI LIQUIDE PAROLE
direzione e concetto: Rubidori Manshaft
testi cd: Roberta Dori Puddu
voce attori cd: Daria Deflorian, Cinzia Morandi, Monica Piseddu
voce giovani cd: Yuri Tre Re, Jessica, Matteo e Arianna Panizza
collaborazione artistica: Paola Tripoli
post-produzione video: Luciano La Rotonda
audio editing: Filippo Bubbico
installazione e oggetti di scena: RazzleDazzle
produzione: OfficinaOrsi
coproduzioni: Festival Benevento Città Spettacolo / LIS Lab Performing Arts, Meina/Fondazione Piemonte dal Vivo/FIT Festival Internazionale del Teatro e della scena contemporanea, Lugano/Assessorato allo Spettacolo, Lecce/ MUST Museo, Lecce
con il sostegno di: Ernst Göhner Stiftung/ LongLake Festival-Lugano

Visto a Lecce, Castello Carlo V, il 16 marzo 2015

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