20 Novembre. Russo Alesi non basta a Norén

Fausto Russo Alesi
Fausto Russo Alesi

Fausto Russo Alesi (photo: teatrodiroma.net)

“Se questo è il futuro, non mi interessa”. Resta questa frase e l’ottima prova attoriale di Fausto Russo Alesi al termine di “20 novembre”, monologo scritto da Lars Norén, poeta e drammaturgo svedese, che concede al pubblico un primo piano sulla vita di un ragazzo solo, disturbato, ma paradossalmente sincero.
Tutto parte dalla vicenda, realmente accaduta, di Sebastian Bosse che nel 2006, replicando l’altra tragedia del liceo di Columbine, sparò a compagni di scuola e insegnanti per poi togliersi la vita.

Sul palco sono disposti, su due file laterali, una serie di manichini. Parte del pubblico prende posto accanto a questi calchi di gommapiuma e sarà diretto interlocutore di Sebastian prima del tragico evento.
Le immagini ossessive di un videogioco scorrono sui monitor, sostituite successivamente da un tremendo countdown che ricorda pedantemente i minuti mancanti prima del terribile atto finale. Un gesto folle, preparato con cura, addirittura programmando la sera prima un video esplicativo su YouTube.

Norén scrive un testo sul disagio, sulla malattia della società contemporanea e, con piglio provocatorio e crudele, mette in scena la banalità del nostro presente, fatto di apparenze e sensazioni adulterate dal dio denaro e da un desiderio inumano di avanzare nella scala gerarchica per assumere potere. Un mondo frenetico, egoista, individualista, in cui s’è perduto il concetto di comunità.
Il mondo virtuale dei videogames diventa quindi per Sebastian l’unico rifugio possibile, un luogo dove costruire una propria identità precisa senza subire pressioni, uno spazio anarchico in cui manca il contatto umano.

Le argomentazioni di Norén, per quanto attuali, appaiono però forzate e sono, assieme ad una prova registica modesta, il limite di uno spettacolo che dell’ “arguere” – inteso come “urgere”, quel ritmo incalzante, nel racconto, che non lascia fiato – non ha nulla.
Alcuni passaggi sono scontati; ed è quasi ingenua la scelta di far ricadere tutti i problemi di Sebastian su una società omologata e cattiva senza approfondirne anche l’universo familiare, affettivo, intimo del ragazzo.

Fausto Russo Alesi rimane un grandissimo attore, e riesce comunque a riempire la scena con la sua fisicità, la sua mimica, con una recitazione lucida e precisa. Tuttavia la sua regia lascia troppa responsabilità alla sola presenza. E “20 novembre” si rivela un testo senza guizzi, certo drammatico, violento, in alcuni punti anche efficace, ma che zoppica e procede a tentoni fino a sbriciolarsi nel finale.

20 NOVEMBRE
di Lars Norén
diretto e interpretato da Fausto Russo Alesi
luci: Claudio De Pace
impianto scenico: Marco Rossi
realizzazione calchi manichini: Francesca Pedrotti
durata: 1h 18′
applausi del pubblico: 3′ 20”

Visto a Napoli, Nuovo Teatro Nuovo, il 10 novembre 2010

No Comments

  • eto87 ha detto:

    Ma il minutaggio degli applausi è un nuovo criterio di giudizio? Se ne incarica lei di persona con cronometro a mano? Complimenti, che spessore.

  • Klp ha detto:

    Non si preoccupi, trattasi nient’altro che di un’insana quanto ostinata fissazione. Sembra sia più preciso se fatto di persona e con cronometro alla mano. Saluti.

  • sergio ha detto:

    ci interessa che cosa ne pensi davvero il pubblco. visto che capita fin troppo spesso che si parli di spettacoli “applauditissimi” anche quando mezza platea si è svuotata a metà. molti giornali fanno questo sporco lavoro. noi no.

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