
Tutù e scarpette da punta fanno pensare immediatamente al balletto dell’Ottocento, a una danza lontana nel tempo, nelle forme, nella sensibilità e negli intenti, con quel suo proporre creature di mondi fantastici spesso alle prese con passioni ed emozioni così sublimate da destare incanto devoto più che sentita partecipazione.
Eppure, nel corso di tutto il Novecento e in molti casi ancora oggi, il confronto con questa danza comunemente definita “classica” ha nutrito il percorso di numerosi coreografi, i quali hanno rielaborato la tradizione del balletto classico in modo da rinnovarne e accrescerne il potenziale formale, drammaturgico ed espressivo.
Il coreografo di origine siberiana Boris Eifman porta avanti questa rilettura della tradizione almeno a partire dal 1977, anno in cui ha fondato a Leningrado una propria compagnia, che attualmente ha sede a San Pietroburgo con un mastodontico organico di circa cinquanta ballerini.








L'invito arriva da
Tonio De Nitto
, che ne cura l'evento per una produzione di



