27 anni di Città Invisibili. Teatro Potlach ‘torna’ a Fara Sabina

Le Città Invisibili di Teatro Potlach
Le Città Invisibili di Teatro Potlach

Anche le città credono d’essere opera della mente o del caso, ma né l’una né l’altro bastano a tener su le loro mura.
D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.
(Marco Polo)

Chi non ha mai sognato di camminare in una città magica, fatata, invisibile nel mondo reale ma possibile nei propri sogni?
E’ questo l’effetto che crea, da 27 anni, “Città Invisibili” del Teatro Potlach sugli spettatori. Quello di essere immersi in un luogo altro, che rispecchia il nostro io interiore, il luogo degli Oneiroi che svelano il nostro essere più recondito.

Ventisette anni fa il regista della storica compagnia Pino Di Buduo creava per il paese di Fara Sabina (RI) questo grande spettacolo, ispirato all’omonimo romanzo di Italo Calvino.
Dal 1991 ad oggi “Città Invisibili” è stato portato in tutto il mondo, dagli Stati Uniti al Brasile e in gran parte d’Europa, trasformando più di 70 città in multietnici palcoscenici.
Il 30 giugno e il 1° luglio lo spettacolo è tornato nella sua città natale, Fara Sabina appunto, con più di 50 partecipanti provenienti da tutta Italia, oltre a ospiti internazionali arrivati da Stati Uniti, India, Danimarca, Iran, Francia, Nuova Zelanda, Canada e Polonia. Un grande spettacolo offerto gratuitamente a tutti, abitanti e non del territorio, a conclusione della sessione internazionale del FLIPT – Festival Laboratorio Interculturale di Pratiche Teatrali 2018.


Lo spettacolo in quanto itinerante ha un aspetto sempre mutevole, perchè adatta scena e drammaturgia al luogo che lo ospita. Il perpetuo divenire e la continua trasformazione rendono così unica ed irripetibile ogni replica. Ed è forse questa camaleontica caratteristica la sua fonte di giovinezza.
Ma “Città Invisibili” è anche un site specific multimediale e digitale, grazie alla collaborazione di Luca Ruzza, che con le sue proiezioni accompagna le performance degli attori del Potlach e delle diverse realtà artistiche e culturali in un invito alla compartecipazione creativa.

“Attraverso un’analisi antropologica fondata sulla ricerca storica e culturale, la memoria e l’identità del luogo, si vuole far riemergere e restituire il luogo stesso come mai visto prima, ma presente nei suoi monumenti artistici, nei ricordi e negli oggetti degli abitanti e in grado di risvegliare in loro un forte senso di appartenenza” presenta il regista. Al tempo stesso lo spettacolo avvicina sé stessi al proprio io più intimo, al nostro lato nascosto e infante.
Lo spettatore delle “Città Invisibili” – uno spettatore casuale, non pagante, che passeggia per le vie della città e viene catturato dalle performance – in qualsiasi momento può scegliere di smettere di esserlo. E questo principio, base per ogni tipo di teatro urbano o di strada, rafforza la necessità di professionalità forti all’interno dello spettacolo, qualificate e in grado di sostenere uno sguardo ravvicinato del pubblico, che ad ogni istante va (ri)conquistato.

L’idea di inserire nel progetto le performance di artisti e allievi di scuole di ballo locali appare dunque un’arma a doppio taglio: se da un lato permette al teatro, spesso considerato arte d’élite, di immergersi davvero nella comunità e di farne parte, d’altro canto la partecipazione di artisti non professionisti rischia di abbassare il livello della qualità artistica, rischiando di perdere l’interesse di un pubblico più esigente. Questo rischio Di Buduo cerca di tenerlo a bada attraverso la più semplice e antica soluzione drammaturgica della storia del teatro: la fascinazione e la meraviglia scenografica. Lo fa dunque attraverso il disegno luci, un tunnel di stoffa illuminato, le pareti di antichi palazzi ridipinte dal maestoso videomapping: ogni angolo del percorso è curato scenograficamente nei dettagli. Un impianto perfetto e funzionale, pronto a distrarre dalle imperfezioni dei giovani e giovanissimi artisti coinvolti.
Il risultato è uno spettacolo piacevole e coinvolgente grazie ad artisti come Daniela Regnoli, Nathalie Mentha, Andrea Cosentino, Abraxa Teatro e le decine di ospiti stranieri provenienti da tutto il mondo, in particolar modo il gruppo di artisti indiani.

Ma nel complesso lo spettatore già abituato al teatro avrebbe forse preferito meno effetti speciali e più sostanza, più lavoro attoriale di qualità e magari un cast ridotto, piuttosto che vedere la macchina dei sogni incepparsi troppo spesso.
Il teatro, insegnava Grotowski, è la relazione che l’attore instaura con lo spettatore: quella è la città invisibile, e la strada che il pubblico ama percorrere è lastricata di emozioni.

CITTA’ INVISIBILI
ispirato all’omonimo romanzo di Italo Calvino
regia: Pino Di Buduo
consulenza drammaturgica: Raimondo Guarino e Stefano Geraci
consulenza scenografica: Luca Ruzza
assistente alla regia: Leslie Esposito

Visto a Fara Sabina (RI) il 30 giugno 2018

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