27 marzo 21: la Giornata mondiale del Teatro fra rassegnazione e attesa

Andrea Baracco | Giulio Cesare | Pisa, 2013 (photo: Guido Mencari)
Andrea Baracco | Giulio Cesare | Pisa, 2013 (photo: Guido Mencari)

«Non nasce teatro laddove la vita è piena, dove si è soddisfatti. Il teatro nasce dove ci sono delle ferite, dove ci sono dei vuoti. È lì che qualcuno ha bisogno di stare ad ascoltare qualcosa che qualcun altro ha da dire a lui».
(Jacques Copeau, Cahiérs)

Per il secondo anno consecutivo la Giornata mondiale del Teatro vede i suoi protagonisti vuoti: vuoti di pubblico, silenziosi di voci e applausi, privi di sguardi, sorrisi, strette di mano, abbracci… banditi ormai non solo dai teatri ma dalle nostre vite.

Per questa giornata, istituita dall’Istituto Internazionale del Teatro a sostegno delle arti della scena e che si celebra a partire dal 1962, ci sarebbe piaciuto dar voce – ancora una volta e come facciamo ogni giorno – a chi il teatro lo fa, raggruppando una serie di dichiarazioni composte appositamente per questo 27 marzo. Per sottolineare come la chiusura al pubblico dello spettacolo dal vivo non significhi un rassegnato silenzio. Salvo poi scontrarci con la realtà: rassegnazione e accettazione, attesa e speranza in un futuro migliore. Messaggi che poco evidenziano la grande crisi del settore, anni luce dalle proteste che hanno accesso i teatri francesi e di cui abbiamo parlato, quando la contestazione era solo all’inizio, in “L’Odéon e i teatri occupati in Francia. Ecco da dove nasce la protesta“.

Allora vien da chiedersi se oggi, almeno oggi, una voce più forte non avrebbe potuto alzarsi, unita, a nome di tutto il teatro italiano. Rimaniamo quindi un po’ interdetti nello scrivere questo pezzo, perché ci sembra manchi il fervore, la passione, la rabbia e anche lo spettacolo: già, perché di spettacolo stiamo parlando. Non si va in scena.

È un’implosione la nostra, che non riguarda solo il teatro, ma più in generale questa società.
Cosa c’è da festeggiare oggi? Continuiamo a chiedercelo e ad aspettare risposte salvifiche.
Ma la creatività non dovrebbe farsi urgente là dove le difficoltà sono maggiori? Lì dove ci sono, come afferma Jacques Copeau, ferite e vuoti? Invece si attende: si attendono i sostegni, si attendono nuovi Dpcm, si attendono le riaperture… si attende una fenice che chissà se (e come) risorgerà.

Qualcuno tenta la via della speranza: “Questo è un momento così difficile per lo spettacolo dal vivo – afferma l’autrice e attrice britannica Helen Mirren, a cui l’International Theatre Institute ha chiesto quest’anno di scrivere il consueto messaggio per il 27 marzo – Molti artisti, tecnici, artigiani e artigiane hanno lottato per una professione già piena di insicurezze. Forse questa insicurezza sempre presente li ha resi più capaci di sopravvivere, con intelligenza e coraggio, a questa pandemia. La loro immaginazione si è già tradotta, in queste nuove circostanze, in modi di comunicare creativi, divertenti e toccanti, naturalmente soprattutto grazie a internet. Da quando esistono sul pianeta, gli esseri umani si sono raccontati storie. La bellissima cultura del teatro vivrà finché ci saremo. L’urgenza creativa di scrittori, designer, danzatori, cantanti, attori, musicisti, registi non sarà mai soffocata e nel prossimo futuro rifiorirà con una nuova energia e una nuova comprensione del mondo che noi tutti condividiamo. Non vedo l’ora!”.

C’è poi la visione del “bicchiere mezzo pieno”: “Lo spettacolo dal vivo – dichiara Angelica Corporandi d’Auvare, presidente di Piemonte dal Vivo – è quell’occasione unica e sempre diversa da sé che permette allo spettatore di salire per un po’ sul palco, accanto all’artista, condividendo esperienze rare, irripetibili. La situazione attuale ci consente però di avvicinare un pubblico più vasto, eterogeneo, anche tramite i social network, proponendo visioni complesse, che guidano dai backstage fino ai più insoliti palcoscenici. Ciò provoca un nuovo entusiasmo per le arti performative, anche grazie all’incontro e alla contaminazione con il linguaggio filmico e audiovisivo”.

Certo, chi può non si ferma. Chi riesce si reinventa. Ma la sensazione è quella della necessità di superare le tante tifoserie del mondo del teatro italiano per riunirle, almeno oggi, in un’unica voce, che abbatta le inevitabili divisioni: finanziati e non, pro-streaming e anti-streaming, chi riesce ancora a lavorare e chi no…

“In questi tristi mesi di chiusura delle sale al pubblico – dichiara di direttore del Teatro Stabile di Torino Filippo Fonsatti – il TST ha continuato a svolgere con continuità le proprie funzioni, con l’obiettivo di garantire agli artisti un contesto di creazione e produzione, di generare occupazione e reddito per le maestranze e di offrire ai nostri utenti prodotti digitali di alta qualità artistica. Speriamo davvero che nelle prossime settimane si possano ristabilire le condizioni per tornare ad incontrare i nostri spettatori dal vivo: noi ci faremo trovare pronti, con l’auspicio di non separarci mai più”.

Il 27 marzo era stato scelto dal ministro Dario Franceschini come data, simbolica più che realistica, per la riapertura dei teatri, un tentativo andato poi miseramente a gambe all’aria perfino in Sardegna, unica regione che aveva retto per poche vane settimane la “Zona bianca”. Al momento, dall’alto nessuno osa più fare previsioni; la situazione è ancora troppo grave, confusa e caotica per azzardare nuove ipotesi.
Tutti – teatranti e non – speriamo nell’arrivo della bella stagione, reduci dall’esperienza dello scorso anno. Si tornerà a vivere? Si riusciranno a portare davvero i “teatri fuori da sé” a livello generalizzato? Le sfide sono molte, almeno quanto i problemi tecnici e normativi che andranno affrontati, ma sarebbe una sfida fondamentale non solo per combattere l’emergenza sanitaria, ma soprattutto per tornare ad occuparsi di quell’audience development che, prima della pandemia, era diventato un argomento prioritario per la sopravvivenza di tutto il settore.

Nel frattempo, in questa “giornata di festa” che dovrebbe urlare al mondo che il teatro è ancora vivo, segnaliamo altre voci, “Dichiarazioni d’amore” per il teatro riunite in un video e realizzate da attori e registi della scena italiana tra cui Andrée Ruth Shammah, Roberto Andò, Pamela Villoresi, Alessandro Haber, Stefano Accorsi, Filippo Timi, Isabelle Huppert, Donatella Finocchiaro, Francesco Brandi, Elena Lietti, Moni Ovadia, Gene Gnocchi, Lucia Mascino, Gabriele Lavia, Alessio Boni, Pietro Micci, Fabio Cherstich, Federica Fracassi, Francesco Sferrazza Papa per citarne alcuni.
L’appuntamento è per la tarda mattinata di oggi sui canali social dei teatri coinvolti: Teatro Franco Parenti, Fondazione Teatro della Toscana, Teatro Ambra Jovinelli di Roma, Teatro Biondo di Palermo, Teatro di Napoli e Teatro Stabile del Veneto.

E ancora, fra le varie iniziative della giornata, “La Finestra di Antonio Syxty” incontra le direzioni artistiche di teatri e compagnie di Teatri per Milano, alle ore 21 in diretta streaming sulle pagine Facebook di Invito a Teatro e dei teatri che partecipano, un’occasione per riflettere su un’iniziativa nata 43 anni fa e che ha messo in rete i teatri di Milano, grandi e piccoli, offrendo al pubblico un unico abbonamento trasversale agli spettacoli, con una condivisione di proposte e programmi. Perché, oggi più che mai, fare rete e tessere occasioni di confronto e di reciproco sostegno – non solo a livello teatrale – è forse l’unico mezzo che abbiamo per ripensare un futuro che si innesti su basi diverse.

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