27 marzo, la data della speranza? Cresco riflette sui problemi che verranno

Photo: Ian Espinosa
Photo: Ian Espinosa

Da qui al 27 marzo ci sarà di mezzo almeno un altro Dpcm e chissà quanti cambiamenti di colore fra le Regioni. Eppure l’ipotesi di riapertura per cinema, teatri e concerti (in zona gialla) dal 27 marzo muove dibattiti, riflessioni e speranze fra artisti e operatori di questi settori.

Ecco allora che anche C.Re.S.Co. Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea dice la sua, in un comunicato che pone una serie di problematiche in vista di questa ipotetica riapertura. Perché è evidente che tutti desiderino tornare a lavorare. Ma con quali presupposti? E in che condizioni, economiche e non solo? In quanti saranno in grado di sostenere i protocolli anti-Covid previsti?

“Ci domandiamo, così come abbiamo domandato alle Istituzioni in sede di molteplici confronti aperti e collaborativi, come possa diventare sostenibile una riapertura a colori con variabili tanto incerte. Quali spazi potranno sostenere una riapertura con una capienza del 25%? E che tipo di spettacoli saranno in grado di ospitare? E ancora, quali spazi potranno sostenere nuovi costi di adeguamento e una programmazione reale sapendo che essa rischierà di saltare al cambio di colore della regione? E, d’altro canto, quali compagnie potranno permettersi di firmare un contratto di replica e assumersi relativi costi di tamponi, prenotazione di viaggi in sicurezza, prenotazione di alloggi moltiplicati per distanziamento, per delle repliche che potrebbero rischiare fino all’ultimo di saltare per cause di forza maggiore?
Saranno probabilmente solo i teatri più strutturati e quelli che più in questo anno sono stati garantiti e assicurati dalle necessarie misure messe in campo dallo Stato. E ancora saranno le compagnie più consolidate, che potranno permettersi cachet più bassi (in linea con la riduzione del pubblico) che conoscono già l’importo del finanziamento ministeriale loro erogato per il 2021 e che quindi permetterà loro di investire (in decisa perdita) per la copertura delle giornate recitative richieste dal ministero. Una netta minoranza, in entrambi i casi.
Cosa ne è in questo disegno di tutti gli spazi la cui capienza ridotta risulta irrisoria e di tutte le compagnie che non potranno immaginare una circuitazione sostenibile nel momento in cui, avendo il Ministero della Cultura decretato la riapertura, non saranno più previste per il settore forme di ristoro?
A chi giova questa “corsa a chi ce la fa”, proprio in questo momento in cui una pandemia ci sta ricordando con ferocia che le azioni di ognuno ricadono inevitabilmente su tutti?”.

Al nuovo Ministero della Cultura (MiC), ormai slacciato dal Turismo che avrà vita autonoma, l’arduo compito di trovare delle risposte. Il ministro Dario Franceschini ha voluto rassicurare il settore affermando che gli aiuti non verranno meno neanche con la riapertura. Tuttavia c’è già chi si è fatto due conti, come il Nuovo Teatro Sanità di Napoli, che proprio stamattina ha diffuso il volantino qui sopra.
Insomma, ecco perché forse non è ancora il momento di festeggiare, come sottolinea C.Re.S.Co, un “appuntamento che non sarà per tutti”.

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