39 anni di Stalker Teatro: un compleanno di passaggio, sperando non sia l’ultimo. Intervista a Gabriele Boccaccini

La protesta dell'aprile 2013 dello Stalker per il rischio chiusura delle Officine Caos, rara esperienza di struttura culturale alle Vallette (photo: ecoditorino.org)

La protesta dell’aprile 2013 dello Stalker per il rischio chiusura delle Officine Caos, rara esperienza di struttura culturale alle Vallette (photo: ecoditorino.org)

Compie 39 anni la compagnia dello Stalker Teatro di Torino. E anziché aspettare il compleanno più importante della prossima stagione, vista la profonda crisi del settore, ha deciso di festeggiare adesso, e fino a dicembre, con un programma di eventi, incontri, conferenze, workshop e spettacoli. Per ricordare una lunga esperienza di ricerca sul territorio, per il territorio.

Riccardo Caporossi e Michelangelo Pistoletto sono forse i personaggi più noti tra quelli coinvolti in questi due mesi di iniziative alle Officine Caos, base operativa dello Stalker dal 2004, in uno dei quartieri della periferia torinese – le Vallette – simbolo delle ondate migratorie dal Sud Italia per cercar lavoro in quella che fu la Grande Fabbrica.

 Si è così cominciato a festeggiare venerdì 24 ottobre con una serata di apertura in cui sono intervenuti, oltre al direttore della compagnia Gabriele Boccaccini, Ruggero Bianchi, esperto di teatro di ricerca e professore dell’Università di Torino e Marcella Filippa, direttrice dell’Istituto per la memoria e la cultura del lavoro, dell’impresa e dei diritti sociali insieme a Marco Brunazzi, vicedirettore dell’Istituto Salvemini, in vista della creazione di un archivio multimediale per raccogliere l’esperienza di Stalker Teatro.
La programmazione continuerà fino a dicembre con iniziative aperte a tutti: è appena tornata la coreografaMarigia Maggipinto, per dieci anni membro del Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch, mentre da domani, mercoledì 12, fino al 16 novembre sarà la volta di “ReAction”, il workshop di interazione tra arte e teatro curato dallo Stalker con il Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli, che sfocerà in una messa in scena dal 18 al 22.
Il 30 novembre comincerà il progetto “ResponsAbility”, sul peso della responsabilità collettiva ed individuale nell’equilibrio del pianeta, con una conferenza in cui interverranno, tra gli altri, l’artista Michelangelo Pistoletto e il neuroscienziato Luca Bonfanti.
Dall’ 1 al 5 dicembre il workshop a cura di Andrea Roccioletti e Cristina Pistoletto con performance il 6 dicembre.
Chiude questa serie di appuntamenti la giornata del 18 dicembre, che comincerà alle 18 con un pluri-appuntamento dedicato all’arte visiva nelle opere teatrali di Rem&Cap: un seminario, a cura dei docenti Gigi Livio e Maria Teresa Roberto, un’installazione e un incontro con Riccardo Caporossi. Alle 20, infine, la presentazione del libro “Stalker Teatro 39 – Opere” (ed. Nuove Catarsi), che ripercorre la storia, l’esperienza umana e artistica dello Stalker attraverso 17 dei suoi spettacoli.
Abbiamo incontrato Gabriele Boccaccini nel ‘suo’ teatro ormai da un decennio, e con lui abbiamo ricostruito l’esperienza di un gruppo che da quasi quarant’anni ha nel territorio il suo interlocutore privilegiato.
Molti degli eventi in programma mostrano un filo diretto con le arti figurative: la conferenza con Michelangelo Pistoletto, il workshop coadiuvato dal Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli, sede del museo d’arte contemporanea… Come mai questo rapporto stretto? 
Per nostra passione e preparazione, per modo di intendere il teatro. Il nostro lavoro è riconosciuto come teatro di prosa, ma in realtà lavoriamo nella dimensione della performance multidisciplinare, che attraversa generi e linguaggi e, nel nostro specifico, l’interazione più forte è con le arti visive.
La performance stessa nasce nell’ambito delle arti visive, quando la presenza dell’artista diventa parte dell’opera, materiale espressivo. Il concetto di performance si può però anche ricollegare alla radice del teatro; la sua struttura ha qualcosa a che fare con un rituale iniziatico. Abbiamo trovato in quella dimensione del teatro legata alle origini e agli sviluppi delle avanguardie del Novecento la nostra linea di riferimento.
Gabriele Boccaccini e Adriana Rinaldi (photo: Maria Rossa)

Gabriele Boccaccini e Adriana Rinaldi (photo: Maria Rossa)

Torniamo a 39 anni fa. Com’è nata l’esperienza dello Stalker Teatro?
Siamo partiti nel 1975 con il progetto delle Animazioni Teatrali a Torino, come iniziative nelle periferie delle città.Adriana Rinaldi ed io facevamo parte di un collettivo politico dell’Accademia di Belle Arti; come giovani artisti eravamo preoccupati di trovare delle possibilità di sbocco per l’impegno artistico a favore del sociale in quel momento di particolare conflittualità e difficoltà. Inizialmente coinvolgevamo le persone nella realizzazione di manufatti. Poi ci siamo resi conto della forza comunicativa dello strumento teatrale: io mi sono avvicinato al teatro proprio lavorando alle Vallette, accorgendomi che poteva essere un mezzo molto efficace nella comunicazione con le persone.


Com’è avvenuto questo passaggio al lavoro teatrale?
Abbiamo avuto la fortuna di conoscere e arricchire la nostra esperienza seguendo diversi stage con gli attori del gruppo storico di Grotowsky, come Ludwick Flaszen, recentemente insignito della Laurea Honoris Causa in Culture Moderne Comparate a Torino, Rena Mirecka e altri; poi con Grotowsky stesso in Polonia, nel successivo periodo di “teatro delle sorgenti”, quando lasciò il suo gruppo storico mettendone insieme uno internazionale, e cercò di recuperare, lavorando in mezzo ai boschi, in Polonia, quelle che erano pratiche rituali che riguardavano lo sviluppo delle proprie potenzialità percettive, ovviamente senza l’aiuto di sostanze stupefacenti.
Ho poi partecipato alla scuola di teatro antropologico di Eugenio Barba nella sessione di Volterra, dedicata ai registi. Fino alla fine degli anni ’70 ero anch’io un performer; dopo questa esperienza sono passato alla regia.
 
Raccontaci una delle vostre esperienze fondamentali.
Quella presso l’ex Ospedale Psichiatrico di Collegno, ad esempio, nel 1980. Lì abbiamo iniziato il progetto “Stalker – I sognatori della realtà”, ispirandoci all’omonimo film di Andrej Tarkovskij uscito l’anno precedente. Per tre anni abbiamo vissuto nel reparto 14, che era stato dismesso, e lì abbiamo creato il nostro primo centro teatrale, chiamato “Zona”, dal nome del luogo in cui i protagonisti del film si avventurano.
Nel film, Stalker (dall’inglese, ‘colui che è sulle tracce’) è chi guida le persone che intendono avventurarsi in una zona recintata, sotto controllo dell’esercito, all’interno della quale dicono ci sia la stanza dei desideri: si ha paura che le persone ci vogliano andare per realizzare i propri desideri, il che sarebbe altamente pericoloso e rivoluzionario per la società.
Abbiamo lavorato con gli abitanti dell’ex Ospedale Psichiatrico e siamo arrivati alla realizzazione del primo spettacolo di teatro ambientale a percorso, che ha debuttato alle Serre di Grugliasco nel 1985. Il lavoro si sviluppava in nove ambienti diversi, gli spettatori si spostavamo tra uno spazio e l’altro. Gli spazi a nostra disposizione erano enormi, abbiamo occupato 6000 metri quadri di scena, tutti illuminati: una cosa incredibile.
Lo spettacolo durava quattro ore ed era un viaggio che coinvolgeva il teatro in tutte le sue forme: c’erano cavalli, musicisti, personaggi in costumi ottocenteschi, alcune azioni si svolgevano su un laghetto artificiale con gli spettatori intorno…
Come si è trasformata la compagnia in questi decenni? 
Del nucleo artistico fondante Stalker sono rimaste altre persone, oltre a me ed Adriana, per esempio Anna Rinaldi, Raffealla Marsella, Paolo Fauciglietti… che di tanto in tanto partecipano ancora a dei progetti. Una delle caratteristiche della nostra compagnia è che, nonostante l’intercambio di persone nel corso degli anni, chi c’era all’inizio c’è ancora adesso. La rete del gruppo è la nostra forza.
Nei vostri spettacoli la relazione con le persone e l’ambiente circostante è fondamentale.
Certo, ogni spettacolo è lo specchio delle relazioni tra le persone che l’hanno realizzato. Noi creiamo opere come strumenti per trasformare l’ambiente che ci circonda. Lavoriamo spesso con persone non professioniste, relazionandoci con l’ambiente in cui operiamo, e non ci interessa che lo spettacolo sia un pacchetto confezionato. Quello che cerchiamo è un teatro che sia strumento di trasformazione, nonostante tutte le difficoltà.
Con che mezzi sopravvive Stalker Teatro?
Come compagnia professionale siamo sempre stati in rapporto con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Siamo riconosciuti dalla Regione Piemonte e dalle città dove abbiamo lavorato, abbiamo sempre cercato di creare progetti in relazione con le amministrazioni locali. Ma i mezzi a disposizione sono dei più esigui, nonostante alcuni progetti vengano sostenuti dalla Compagnia di San Paolo.
Abbiamo deciso di festeggiare questi 39 anni sia perché pensiamo che il 39 sia un numero più interessante del 40, più aperto, che segna un momento di passaggio e non di arrivo, sia perché questo potrebbe essere l’ultimo anno, vista la situazione di questi ultimi tempi. Durante i quattro anni di amministrazione Cota la Regione Piemonte ha ridotto i finanziamenti nel settore delle arti e dello spettacolo del 70%, e una settimana fa abbiamo avuto comunicazione che il 30% di finanziamenti restanti sono stati ulteriormente ridotti del 64%. Praticamente ci hanno assegnato per un anno la metà di ciò che normalmente impieghiamo per le attività del teatro in un mese.
Eppure sul territorio svolgete un lavoro molto importante…
Probabilmente in un altro Paese europeo una struttura come questa, che siamo riusciti a mettere in piedi con risorse molto contenute da parte di enti pubblici e privati, che fa un’attività di sperimentazione, educazione, formazione, e dà spazio a un sacco di compagnie, dovrebbe essere sostenuta. Invece i sostentamenti calano sempre di più, stiamo già investendo i nostri stipendi. Certo, siamo in periferia, ma c’è un progetto di cui si parla sempre che indica come una città metropolitana come Torino dovrebbe essere policentrica…
Fra gli ospiti della vostra festa di compleanno ci sarà Michelangelo Pistoletto. Com’è nato il vostro rapporto?
Agli inizi degli anni Novanta organizzavamo a Le Serre di Grugliasco il festival internazionale “Differenti Sensazioni”, ora giunto alla 27^ edizione. È stato il primo festival dedicato alle arti dello spettacolo nel loro complesso, e presentava nello stesso programma teatro, danza, musica.
A un certo punto telefonai a Michelangelo Pistoletto, che non conoscevo, eppure lui si interessò all’iniziativa e decise di partecipare, portando una grande installazione. Con lui creammo un progetto chiamato “ArTeatro”, ospitato nel museo di arte contemporanea di Varsavia nel ’93.
Poi, quando il Comune di Grugliasco decise di ristrutturare Le Serre e ci ritrovammo senza uno spazio, Pistoletto, che aveva appena acquisito il sito archeologico industriale a Biella, dove nel ’98 fonderà la Cittadellarte, ci invitò a spostare la nostra sede di lavoro lì.
Rimanemmo fino al ’99 e nel frattempo collaborammo a diversi progetti insieme, sia sul territorio biellese che in altre città.
L’idea dell’archivio multimediale invece da dove è nata?
Negli ultimi anni, visti i tagli, insieme ad altri operatori di diversi settori della cultura piemontese abbiamo costituito il Comitato Emergenza Cultura che, per quanto possibile, ha cercato di dialogare con le istituzioni, cercando di proporre soluzioni differenti.
In questo contesto si è pensato di aprire un archivio del contemporaneo che riguarda la nostra storia, il nostro materiale. Vorremmo anche recuperare oggetti, fotografie, video… Anche nei nostri magazzini c’è tanto materiale: ci sono almeno dieci-quindici scenografie, oggetti di spettacoli. Essendo un gruppo stabile, potremmo rimettere in scena uno spettacolo fatto trent’anni fa, ci sono le persone e i materiali.
Anche il libro che presenterete il 18 dicembre è una raccolta dei vostri materiali.
E’ una raccolta che riguarda 17 spettacoli, da “Stalker – I sognatori della realtà” in poi, con materiale fotografico, interventi di esperti, recensioni, un pezzo sulla storia della compagnia… con un elenco purtroppo parziale delle persone che vi hanno partecipato, e che sono moltissime: tante persone, tante energie che hanno contribuito a portare avanti questo progetto per 39 anni.

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