A Behanding in Spokane. A Praga per il nuovo lavoro di Martin McDonagh

A Behanding in Spokane
A Behanding in Spokane

A Behanding in Spokane (photo: cinoherniklub.cz)

PRAGA – Martin McDonagh è stato annoverato tra i più popolari drammaturghi stranieri dopo l’acclamato debutto al Činoherní klub [importante compagnia praghese proprietaria di un teatro dedicato alla nuova drammaturgia, ndt] del suo “Lonely West” nel 2002. Da allora tutti gli altri testi di McDonagh hanno circolato ampiamente in molti teatri del paese, e il regista Ondřej Sokol è divenuto una sorta di sponsor di McDonagh nella Repubblica Ceca.
Prima ancora che debuttasse a Broadway, il nuovo lavoro “A Behanding in Spokane” è stato annunciato al Činoherní klub e, nel giro di meno di sei mesi (il tempo minimo per sbrigare le pratiche di copyright), era già pronta una versione ceca, ospitata sul piccolo palco praghese. Come sempre, Sokol non ne è stato solo il regista, ma anche il traduttore.

Se Martin McDonagh è considerato un autore dalle doti sopraffine, alla sua ultima commedia manca molto dell’arguzia e della profondità di quella “drammaturgia irlandese” di cui è un ottimo esempio. La ragione non sta tanto nell’ambientazione americana [per la prima volta, ndt], quanto piuttosto sembra risiedere nell’eccessiva leggerezza. In altre parole, pare che McDonagh abbia deciso di appagare una stupefacente quantità di pubblico con una commedia sagace e spiritosa, senza tuttavia preoccuparsi di disturbarlo con una mezza riflessione (cosa che invece non mancava in altri lavori).
Assistiamo al divertente e in qualche modo assurdo incontro tra il vecchio Carmicheal, in cerca della propria mano amputatagli cinquant’anni prima da una banda di bulli di quartiere, e una coppia di giovani impostori che tentano di imbrogliarlo offrendogli un falso con l’intento di derubarlo. Tutto è reso ancora più bizzarro dalla presenza di uno strano e assolutamente imprevedibile personaggio, il portiere d’albergo Mervyn, che sembra fare di tutto per peggiorare le cose.

Sfortunatamente McDonagh non riesce ad andare a fondo e mescola tutte queste piccole assurdità in un fuoco d’artificio di dialoghi accattivanti e ritmati in cadenza di botta e risposta, spesso brevissimi, con qualche battuta politically incorrect. Ma questo è tutto.
Il regista Ondřej Sokol è noto per tirare all’eccesso le capacità dei propri attori e per un religioso rispetto del testo. La frase chiave è dunque: “migliore è il testo che scelgo, migliore sarà la produzione”, piuttosto che un approccio del tipo: “datemi qualsiasi cosa e ne farò comunque un grande teatro”. Nonostante questo, nel caso specifico Sokol ha tentato di applicare dei cambiamenti al testo in modo da renderlo più profondo e fatale, tuttavia senza successo.

Questo debutto europeo di “A Behanding in Spokane” resta comunque un’ottima commedia, con una grande performance offerta dai protagonisti.
Marek Taclík, da sempre l’attore preferito di Sokol, presenta Carmichael come un personaggio sorprendentemente calmo, per quanto rassicurante possa apparire un uomo che, nell’unica mano disponibile, tiene costantemente una pistola, pronto a legare la gente al termosifone e dar fuoco a un intero albergo. Con furia subdola e sarcasmo sottile domina il primo terzo dello spettacolo, prima di passare la guida a Martin Finger, che interpreta Mervyn. Finger è una delle stelle del Divadlo Komedie [noto piccolo teatro praghese, ndt], cosa che rende piuttosto sorprendente la sua presenza al Činoherní klub [i due teatri sono concorrenti, ndt]. Nella produzione di Sokol fa da giusto contrappunto al disperato, violento ma razionale Taclík.
Mervyn sembra vivere in un altro mondo, usa strane intonazioni, non si è mai sicuri se sia serio, ironico o completamente sotto l’effetto di droghe (probabilmente le tre cose insieme). Sfortunatamente i due giovani attori nei ruoli dei due impostori sono di gran lunga inferiori ai protagonisti, facendo perdere molta vitalità alle scene che si reggono sulla loro presenza.

A giudicare dall’affluenza di spettatori, comunque, “A Behanding in Spokane” promette di essere uno degli spettacoli preferiti dal pubblico nel repertorio del Činoherní klub [il teatro propone lo stesso spettacolo in diversi momenti dell’anno, per un numero più contenuto di repliche rispetto ai teatri italiani, ndt].
Nonostante questo, la sua qualità non si avvicina neppure ad altre produzioni di Sokol come “Lonesome West”, “American Buffalo” o “Playboy of the Western World”. Una buona commedia, niente di meno. Ma niente di più.

A BEHANDING IN SPOKANE
di Martin McDonagh
traduzione e regia: Ondřej Sokol
con: Marek Taclík, Martin Finger, Markéta Stehlíková, Domingos Correia
scene: Adam Pitra
costumi: Katarína Hollá

Visto a Praga, Činoherní klub, il 5 febbraio 2011

L’articolo è stato originariamente pubblicato in lingua ceca sul bi-settimanale teatrale Divadelni Noviny. Traduzione a cura di KLP.