A cena con Copi. E’ La Tour de la Défense

Photo: Luigi Ceccon

Photo: Luigi Ceccon

Immaginate di ricevere un invito a cena da uno sconosciuto. 
Immaginate di aprire una mail e trovare una lettera con le indicazioni del luogo e dell’ora in cui presentarsi. 

La lettera è firmata da Jean La Tour, protagonista del nuovo lavoro del Teatro di Dioniso tratto da Copi, “La Tour de la Défense”, per la regia di Elena Serra. 

La sera dell’appuntamento un piccolo gruppo di sconosciuti attende all’esterno degli imponenti Docks Dora di Torino, complesso di ex magazzini generali d’inizio Novecento dismessi dagli anni ’60, ora sede anche del Superbudda, luogo scelto per allestire la cena torinese. 

Gli invitati, massimo 25 per serata, entrano secondo un rigoroso ordine. C’è aspettativa e curiosità. 
C’è chi ha messo la cravatta, chi indossa i tacchi alti e chi probabilmente ha fatto un salto dal parrucchiere nel pomeriggio: in fin dei conti stiamo per partecipare ad un cenone di Capodanno. Del 31 dicembre del 1976, certo, ma pur sempre Capodanno. 
Nello spazio del Superbudda entriamo suonando un campanello. E’ il misterioso Jean, interpretato da un istrionico Gianluigi Barberis, ad accoglierci e farci accomodare a tavola. 
A poco a poco la sala si riempie e l’atmosfera comincia a scaldarsi. Gli invitati si scambiano sorrisi, c’è attesa mista ad un po’ d’imbarazzo.

Improvvisamente suona la porta; Jean e Luc, i padroni di casa, vanno ad aprire a Daphnée, la giovane vicina di casa, tossicodipendente e madre di una bambina. 
Il ritmo cresce velocemente, e nel giro di poco tempo fanno la loro comparsa in scena anche Michelle, un simpatico travestito con tendenza alla mitomania, e il carismatico Ahmed, giovane di origine arabe incline alla prostituzione. 

Il lungo tavolo allestito per la cena (firmata dai Cuochivolanti), condiviso da attori e spettatori, diventa pian piano un palcoscenico dalle molteplici finzioni: quella portata avanti con disinvoltura dagli attori e quella a tratti timidamente accennata degli spettatori. 
A tavola si mangia, ci si guarda, si scherza con Jean e con i suoi invitati, mentre si osserva con attenzione il corrucciarsi di uno sguardo, il respiro di un attore, il contrarsi di una mano intorno al tovagliolo. 

Contemporaneamente allo sviluppo delle complicate dinamiche tra i personaggi e all’escalation che porterà all’inevitabile finale, il pubblico sorseggia vino, ride, mangia. 

Il culmine del coinvolgimento, momento in cui il tempo extra-quotidiano del teatro e la realtà si sovrappongono, avviene allo scoccare della finta mezzanotte. Pubblico e attori si mescolano nella finzione e si ritrovano a ballare, improvvisando un festoso trenino intorno al tavolo. Si brinda, ci si diverte e per un secondo sembra quasi di veder cadere davvero la neve fuori dalla finestra. 

Ma ritmo e credibilità della finzione scenica vengono a tratti indeboliti dalle scene esterne alla sala, rese attraverso l’utilizzo di microfoni e casse. Le voci degli attori appaiono così piatte e meno evocative, la recitazione si fa più costruita e la spontaneità del lavoro perde forza. 

Lo spettacolo scorre comunque via piacevolmente: il pubblico è coinvolto al punto giusto, senza che mai venga meno quel sottile confine tra finzione e realtà e, anche nei momenti in cui il testo svela qualche debolezza ritmica, il coinvolgimento è tale da non percepirne troppo la mancanza. Nonostante il rischio “macchietta” sia a tratti pericolosamente vicino, gli interpreti riescono – con una buona dose di ironia e capacità interpretativa – ad uscirne indenni e credibili, regalando alla cena quel tocco di realtà che rende godibile la finzione. 

LA TOUR DE LA DEFENSE
di Copi
nella traduzione di Luca Coppola e Giancarlo Prati 
regia e adattamento: Elena Serra 
con: Roberta Lanave, Matteo Baiardi, Gianluigi Barberis, Vittorio Camarota, Vincenzo Di Federico, Gianluca Gambino 
con la collaborazione di Cuochivolanti 
progetto video: Massimiliano Della Ferrera 
sonorizzazione: Gup Alcaro 
assistente alla regia: Chiara Cardea 
progetto comunicativo: Marta Valsania 
produzione: TEATRO DI DIONISO
con il sostegno del Sistema Teatro Torino
luci: Cristian Perria
foto: Roberto Freddi

durata: 1h 45′
applausi del pubblico: 2′

Visto a Torino, Superbudda, il 21 ottobre 2014

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