A Messina l’inganno è felice, se serve a far riaprire un teatro

Una delle lezione del laboratorio con Angelo Campolo

Angelo Campolo durante il laboratorio (photo: Paolo Barbera)

Si può mentire col corpo, col gesto, con l’intenzione. Ma quali sono le regole per farlo?
È stata la menzogna la protagonista di un laboratorio teatrale, “Pinocchio, l’inganno felice”, che a Messina, nelle sale del Teatro Vittorio Emanuele, ha coinvolto un gruppo di 25 giovani arrivati da esperienze diverse, tutti accomunati dalla voglia di mettersi in gioco.

Promosso dalla compagnia Daf – Teatro dell’Esatta fantasia, che da anni nella città dello Stretto porta avanti un’attività formativa attenta e preziosa, il nuovo laboratorio è stato ideato e condotto dall’attore Angelo Campolo, che ha voluto riflettere insieme ai suoi allievi sulla bugia, sul suo significato oggi, e sulla sua importanza nei rapporti umani.

Il progetto “Pinocchio – L’inganno felice” nasce in continuità col percorso svolto da Campolo e da un altro messinese, l’attore Annibale Pavone, nei cinque anni scorsi di direzione del laboratorio di ricerca teatrale “Il gioco più serio” (2009-2013).
Un intenso lavoro sul territorio grazie al quale, utilizzando a pretesto l’opera di Shakespeare, più di ottanta persone di diversa età ed esperienza sono state attivamente coinvolte, spinte dalla voglia di confrontarsi con la fantasia e l’emozione di un avvenimento teatrale.

Emozioni che hanno animato il Teatro Vittorio Emanuele, il maggiore teatro della città dello Stretto che per la stagione 2013/2014 è stato tristemente chiuso, senza un cartellone né di musica né di prosa, a causa delle lungaggini della politica regionale, che eroga i finanziamenti che permettono all’Ente di sopravvivere.
Ad oggi è ancora un teatro che cerca i suoi direttori artistici, e nei mesi scorsi è stato aperto solo grazie ad iniziative di privati, che non mancano certo in città, a testimonianza di quanto invece sia vivo il fermento legato al mondo teatrale e musicale, che chiede spazi e tempi per esprimersi. 

E a testimonianza del desiderio di “fare teatro”, sono state oltre 40 invece le richieste d’iscrizione per “Pinocchio – L’inganno felice”. I 25 giovani selezionati possedevano tutti una solida formazione alle spalle, e si sono lasciati guidare seguendo le loro sensibilità, mettendosi in gioco e rischiando in prima persona. Ore intense di lavoro a partire dal corpo e dal gesto. «Il laboratorio si è articolato in una fase iniziale dedicata allo studio dell’azione scenica, al training vocale e fisico, agli esercizi di improvvisazione e composizione; poi una dedicata alla riscrittura e riattualizzazione dei temi presenti in Pinocchio, in vista dello spettacolo del quale saranno protagonisti – spiega Angelo Campolo – Ho voluto modificare il tradizionale “copione” di un laboratorio, cercando di far uscire le singole individualità, per mettere in gioco gli allievi ed è emersa, incontro dopo incontro, tutta la forza di un gruppo eterogeneo, con grandi capacità attorali e di scrittura».

Il laboratorio si è trasformato in un luogo di confronto per indagare teatralmente, a partire dalla più celebra opera di Collodi, il tema dell’inganno come strumento di relazione sociale e occasione scenica per raccontare una storia.

I protagonisti del laboratorio

I protagonisti del laboratorio (photo: Paolo Barbera)

Una delle novità è stata anche la dimensione “social”: per rendere più aperto il lavoro di gruppo è stato infatti ideato un blog: «Non è solo un diario di bordo, ma una vera e propria piattaforma di condivisione di idee e suggestioni sul tema della bugia – continua Campolo – Tanti i contributi raccolti, materiale a disposizione del gruppo di lavoro». E “Pinocchio, l’inganno felice” riprenderà a fine giugno con Annibale Pavone, per un mese di studio e approfondimento dei temi affrontati nella fase di laboratorio appena conclusa. Un lavoro che culminerà intorno a metà luglio con un vero e proprio spettacolo.

«In questo momento difficile per lo stato culturale della città, sento che in giro c’è molto fermento, tanti altri laboratori, scuole e piccole compagnie – conclude Campolo – Tutto questo non va disperso, ma incoraggiato, lavorando sulla formazione del pubblico e su nuove proposte aperte al coinvolgimento di tutti».

Se da una parte dunque, grazie a compagnie e scuole di teatro, laboratori e spettacoli che si sono susseguiti senza sosta in questi mesi di chiusura del teatro Vittorio Emanuele, cresce una proposta che esprime qualità e spunti di novità interessanti dall’altra purtroppo manca una politica capace di fare sistema fra tutte le forze in campo, senza disperderle ma valorizzandone le peculiarità.
 

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