A Milano il terzo IT Festival. E tu che palco scegli?

Lubna Teatro a IT festival (photo: Gianluca Panareo)

Lubna Teatro a IT festival (photo: Gianluca Panareo)

Tre giorni, più di cento compagnie coinvolte, nove spazi espositivi, una città: Milano.
Sono i numeri di IT, il festival del teatro indipendente giunto alla terza edizione, una vera e propria maratona teatrale metropolitana che, da ieri e fino a domenica, anima gli spazi della Fabbrica del Vapore, con più di 500 artisti, tutti di base a Milano.
Un’edizione importante, questa del 2015, che segna un consolidamento dell’iniziativa, ancora più ricca e articolata, con l’inserimento della manifestazione nel calendario di eventi di Expo in Città, facendo di Milano la “capitale permanente dello spettacolo dal vivo”.

“Raggiungere spettatori sempre nuovi e accompagnarli alla scoperta di una rete sotterranea – quella delle numerosissime compagnie teatrali indipendenti milanesi – altrimenti invisibile”: è l’obiettivo dichiarato dall’associazione culturale IT, motore dell’iniziativa, con la collaborazione del Comune di Milano e la partecipazione attiva delle tante compagnie.
E il coinvolgimento parte proprio dagli organizzatori: le compagnie sono socie dell’associazione e parte integrante dell’ingranaggio. In occasione di IT festival, infatti, non si entra nella parte solo al “chi è di scena”: gli attori diventano operatori, gestiscono le sale, accolgono i visitatori, contribuiscono alla comunicazione e all’informazione, danno indicazioni agli spettatori.
Tutti i teatranti partecipano attivamente alla realizzazione del festival, dal punto di vista amministrativo a quello logistico, facendosi comunicatori, redattori: “Io ho anche compilato i primi file excel della mia vita”, commenta qualcuno.

Durante i tre giorni, preceduti da due giornate riservate a stampa e operatori, il pubblico è invitato a perdersi tra gli spazi della Fabbrica del Vapore e i nove palcoscenici messi a disposizione dai laboratori di FdV Lab.
Tutti gli spettacoli sono presentati sottoforma di frammenti teatrali, della durata di venti o quaranta minuti, suddivisi in estratti da lavori di repertorio, studi, progetti ancora work in progress o spettacoli.


Si respira una volontà di sperimentazione, un’audacia creativa che, fortunatamente, non si traduce in un’esagerazione scenica fine a se stessa. La quasi totalità delle produzioni si presenta come frutto di un serio lavoro di ricerca teatrale, caratterizzato da originalità e competenza. Questo in virtù della peculiarità del concetto di indipendenza per IT, che “non è sinonimo di rivendicazione, antagonismo a tutti i costi con i canali teatrali istituzionali e classici”, come sottolineato in conferenza stampa, ma “espressione di libertà, quella di condurre la propria ricerca e la propria sperimentazione”, trovando spazi, reti, persone a sostegno della creatività.
Non è un caso, infatti, che i più grandi successi del progetto IT siano proprio l’idea di Mentor, una guida, un artista o un gruppo teatrale più esperto, scelto da ogni compagnia affinché possa accompagnare gli attori nella realizzazione del loro lavoro, e Open IT, una sorta di residenza artistica diffusa in numerosi spazi pubblici cittadini messi a disposizione delle compagnie nei mesi precedenti al festival.

Oltre agli spettacoli, IT si presenta come spazio di dialogo e riflessione intorno ai temi della sperimentazione sulla scena contemporanea, ma soprattutto sui rapporti fra teatro indipendente e dinamiche metropolitane, attraverso lo strumento Talk IT (ogni giorno alle 11), tavole rotonde di confronto e progettazione tra operatori e spettatori.
Arricchita e più articolata è anche la sezione dedicata ai piccoli, IT young, con spettacoli, laboratori e concorsi, per allenare lo sguardo critico ed educare al teatro a partire dalle scuole.

L’architettura post-industriale della Fabbrica del Vapore, con i suoi grandi spazi, i padiglioni, i vicoli tra una sala e l’altra, disseminata di frecce gialle e indicazioni per raggiungere i tanti palcoscenici, è la scenografia ideale per la peculiare fisionomia del festival, che somiglia quasi a una caccia al tesoro, a un gioco divertente alla scoperta del teatro, dove, tra passaparola, indizi e consigli dei più esperti, ci si appassiona, sipario dopo sipario.
Può succedere di essere smarriti e imbattersi negli attori del prossimo spettacolo e seguirli fino al palco, o ancora di ritrovarsi a rivoluzionare la propria scaletta dopo una chiacchierata al bar con un regista o un drammaturgo.

La particolare convivialità del festival è quasi il suo asso nella manica e la vera e propria chiave per avvicinare il teatro e restituirlo alla sua dimensione naturale, quella della scena, a pochi metri dal pubblico.
La condivisione continua anche a sipario calato, con i momenti It’s late, il dopofestival della mezzanotte, spazio di riflessione e approfondimento critico insieme agli esperti della comunicazione teatrale, e con It’s my party, grande festa che si terrà stasera. Per chi, invece, abbia voglia di interagire con i redattori, l’appuntamento è online su Blog It, spazio virtuale a cura di Stratagemmi.

IT Festival è anche una perfetta macchina comunicativa: per gli indecisi che non sanno quale sipario aspettare, basta seguire le cronache e le recensioni istantanee live della redazione di IT, sparsa tra i palcoscenici, ma non solo: un vero e proprio sistema di hashtag è a disposizione sui canali social del festival per accompagnare i visitatori nella fruizione della maratona teatrale, individuando parole chiave, ad esempio prosa o teatrodanza.
Sono segnalati anche gli spettacoli adatti a un pubblico internazionale, tradotti in inglese o spagnolo o privi di parola.

La maratona ha aperto i battenti ieri alle 19, con la prima sequenza di spettacoli. Una predominanza femminile ha caratterizzatato la prima giornata, con performance come “Botox Party” di 3mar, una sorta di terrificante concorso di bellezza, alle drude di Fabiani/Soncini/Zuin, fino alle Ofelie di “Vestimi bene e poi uccidimi”.
Si riporta in scena la storia di Frida Kahlo con lo spettacolo di Annalisa Asha Esposito, vite in trincea al tempo della guerra con “Donne di fronte” di Har Baje, mentre sono esistenze in mutamento, metamorfosi in corso quelle delle donne di “Argenta”, studio di Leporini/Piras, o ancora le “Quattro donne” di Wasabi produzioni.

Le Macchinazioni Teatrali a IT festival si aprono al teatro danza (photo: Gianluca Panareo)

Le Macchinazioni Teatrali a IT festival si aprono al teatro danza (photo: Gianluca Panareo)

Nello spazio di Macchinazioni Teatrali, dedicato soprattutto al teatro danza e al teatro fisico, il corpo si fa materia, sequenza di respiri con la performance “Yes!”, della Compagnia Nut, che esordisce senza musica, con il solo rumore delle scarpe sulla scena, dei vestiti che si sfiorano, dello sforzo del movimento.
Sempre qui, si racconta la “Storia di un’emigrazione” performance di Eco di fondo, un tema ripreso più volte durante il festival, anche con lo spettacolo di Ortika, che porta sul palco le vite rinchiuse nei CIE. Infine, storie dalla generazione Y, uno dei temi più presenti in questa edizione, con “Qualcosa a cui pensare” di Chronos 3.

Oggi, sabato, si ragionerà ancora intorno alla contemporaneità con l’ingerenza dei social nella quotidianità da “#DeCamera”, di Io non parlo sono parlato, o ancora “Socialmente” di Frigo Produzioni. Muovendosi alla ricerca di un fil rouge, tra le tante performance si ritrova un’ironia sottile per circostanze e contesti ben noti al teatro indipendente, la mancanza di fondi, ad esempio, esasperata da Mele Ferrarini nell’esilarante “Volevo i soldi di Ronconi” o i parossismi intellettuali del teatro sperimentale, in “Uragano” di MDMA, o ancora la necessità di trovare nel pubblico un vero interlocutore, con l’interessante esperimento di PianoInBilico, dove gli spettatori diventano parte integrante dello spettacolo, invitati a dare l’aggancio all’attore in scena, a interpretare le battute a patto però, “per favore, di non chiedervi, quale sia la vostra intenzione”.
Piccole perle di teatro di prosa sono, invece, le esperienze della compagnia Lubna, con “Il bambino”, e Manuele Laghi, “Monologo per uomo e katana”.

Domani, domenica 17 maggio, giorno finale del festival, continueranno gli studi sul teatro di prosa con “Vania” della Compagnia Oyes, “Quel noioso giorno d’estate” di Melvagor e ancora “L’inquilino” di Lab 121.
Djuna Barnes torna in scena nella performance di teatro “La Madrugada”, mentre le storie epiche di tele, fate e miti greci tornano nello studio di MisteAmaranto.
Ricco anche il programma di IT Young per i più piccoli con “Zia Celiachia e la danza dei chicchi” e “Un baule di sorprese… in fondo al mare!”.
È presente, invece, durante i tre giorni del festival “Heartbreak Hotel”, esordio di Snaporaz, “il ricovero privilegiato per chiunque sia alle prese con una sofferenza indicibile e abbia rinunciato a cercare consolazione nella caterva di centri benessere che ammorbano il pianeta”, esperienza di teatro altro, presso lo Spazio Polifemo.

Ma questa è solo un’anteprima della straordinaria offerta di IT e forse la chiave per godersi la maratona è proprio andare alla scoperta di novità, senza punti di riferimento, lasciandosi incuriosire da un nome, dal titolo, dai vestiti, dagli spazi…

“Indipendenza non vuol dire solitudine, significa fare rete e creare relazioni”, è quanto avevano promesso gli organizzatori di IT. E i tre giorni di festival, tra caffè in compagnia, incontri con attori, registi e spettatori, giochi, feste e pubblico che entra a far parte della scena ne sono la conferma.

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