A Ostia Antica in scena è anche il patrimonio archeologico

I fratelli

I fratelli

Sul Tirreno scivola calma la luce di questa calda serata: mentre camminiamo, le ombre delle colonne in laterizio si allungano attorno, il rumore della ghiaia sotto i piedi, le nicchie e i resti delle mura come scenografie per il vento, i grilli e, nel caso il quadro non fosse già abbastanza dannunziano, il nitrito di un paio di cavalli lontani fra le rovine. Ma siamo, rispetto alle latitudini estive del Vate, un po’ più a sud: nel bel mezzo di quella meraviglia di Ostia Antica.

I romani, avendola a due passi, troppo spesso dimenticano questa piccola Pompei, quasi salvata dal tempo e senza necessità di lapilli. Davvero ben venga, allora, il programma di spettacoli estivi nell’antico teatro romano, nato dalla collaborazione fra Pietro Longhi, direttore artistico, e la Soprintendenza speciale per i Beni Archeologici di Roma. Tanto più se, come c’informa il comunicato stampa, l’iniziativa è in grado di autofinanziarsi.

Stasera ci aspetta la celebre palliata di Publio Terenzio, “I fratelli”. Tra i prossimi appuntamenti vanno segnalati almeno il reading di domani di Albertazzi (29 luglio) e la chiusura con “Agamennone” di Eschilo tradotta da Pasolini, il 6 agosto.

Si salgono gli alti gradoni in marmo dell’anfiteatro, ci si accomoda, con la difficile scelta tra un posto più vicino agli attori oppure uno di quelli in sommità, dove la recitazione arriva più debole (sempre tenendo conto dell’ottima acustica dei teatri romani) ma dalla cui altezza si può guardare il panorama degli scavi attorno. Noi ci sediamo proprio in ultima fila: l’attenzione all’azione scenica qui si alterna ad una personale drammaturgia del paesaggio, che si capta con l’orecchio e lo sguardo.

La trama dei “Fratelli” terenziani è nota: il motore dell’azione è lo scontro fra i modelli educativi incarnati dai due fratelli protagonisti. Uno è cresciuto dal padre naturale secondo un rigoroso tradizionalismo (basato sulla coercizione e sulla morale del dovere), l’altro dallo zio e dalla sua quieta liberalità.

Sulla messa in scena di Silvio Giordani saremo molto sintetici: fa bene quel che c’è da fare in un contesto del genere. Senza particolari interventi sul testo, senza scenografia, giocando la regia soprattutto sulla dosatura dei lazzi e delle parodie: gli elementi canonici della commedia (il servo furbo, il giovane lussurioso e codardo, il lenone, il rapimento) rimangono i fuochi centrali della drammaturgia, con misure generalmente azzeccate e senza bisogno di sottolinearne la prevedibilità attraverso autoironie che, ormai, cominciano a diventare fruste a loro volta.

Fin troppo calcata, anche se apprezzata dal pubblico, la caricatura del lenone (ovviamente effeminato e con tanto di vestitino viola); più originale è la nitrente versione di Tesifone, che cavalca infoiato verso la Bacchide che si è fatto non proprio impavidamente recapitare dal fratello.
Pietro Longhi e Felice Della Corte, per la sicurezza della postura e del timbro vocale, riescono bene a far svettare i due fratelli educatori rispetto agli altri personaggi in scena.

I fratelli nel suggestivo scenario del Teatro Romano di Ostia Antica

I fratelli nel suggestivo scenario del Teatro Romano di Ostia Antica (photo: Michele Ortore)

Ma il (buon) lavoro di Giordani, come dicevamo, conta soprattutto perché ben si adatta ad una proposta che può portare a teatro (e in che teatro!) anche un pubblico estraneo alle poltroncine invernali. E se l’Italia svetta per la miriade di festival estivi di drammaturgia contemporanea (alcuni di questi in luoghi comunque evocativi: la centrale Fies di Dro, Castiglioncello ecc.), frequentati però soprattutto da addetti ai lavori o pubblico già fidelizzato, ci sembra importante sottolineare le iniziative popolari capaci di sfruttare ottimamente il nostro patrimonio archeologico. Magari facendo pensare e osservare, mentre si sta a teatro, quant’è bello o quant’è fragile ciò che a quel dato teatro sta attorno, ciò di cui quel teatro fa parte. Giusto per non dimenticarsi che, anche quando s’incontra lo spettacolo più civile, impegnato ed esteticamente aggiornato, avere un doppio sguardo, interno ed esterno, può aiutare a non prendersi troppo sul serio.

I fratelli (Adelphoe)

di: Publio Terenzio Afro
regia: Silvio Giordani
con: Pietro Longhi, Felice Della Corte

durata: 1h 15′
applausi del pubblico: 2′ 30”

Visto a Ostia Antica (RO), Teatro Romano, il 19 luglio 2014


 

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