A Parigi la poesia della molla conquista grandi e piccoli

Molin-Molette

Molin-Molette (photo: J.P. Estournet)

Il Grand Parquet, a Parigi, è un avamposto teatrale al centro dei Jardins d’Eole, nella lunga rue d’Aubervilliers, a un passo dal Canal de l’Ourcq, nel nord della città. Un capannone in legno, qualche oblò lungo le pareti e un prato verde intorno. Un’aria quasi di casa disabitata.
Solo spingendo la porta d’ingresso ci si ritrova in un’accogliente cambusa, riempita di poltrone e profumo di tè, con un risciò decorato che attende di essere sguinzagliato per la città e lanterne rosse che pendono dal soffitto.

Ancora prima del sipario, questo stravagante padiglione, nascosto nel cuore del chiasso di Stalingrad, appare come la scena ideale per uno spettacolo della compagnia La Belle Meunière, gruppo teatrale capitanato da Pierre Meunier, di casa in un piccolo villaggio in Auvergne, di nome Hérisson.
La compagnia, nata nel 1992, ha recuperato una residenza teatrale immersa nel verde delle campagne francesi, facendone un luogo di creazione artistica nei campi del cinema, del teatro, della danza e delle arti plastiche, circondandosi di un intero armamentario di oggetti e arnesi di scena e facendo della dimensione fisica della performance quasi un marchio di fabbrica.

Pierre Meunier, uomo di teatro a tutto tondo, nato a Parigi nel 1957, scrive e costruisce, nel vero senso della parola, ogni suo spettacolo dal 1996, incorporando scultura e materia in tutte le creazioni.
Nel suo percorso artistico, ha condiviso la strada con idee, creatività ed estri tra i più prolifici, da Giovanna Marini a Joël Pommerat, con un passaggio all’Accademia circense Fratellini.

Per lo spettacolo “Molin-Molette”, il primo che si rivolge essenzialmente ad un pubblico più giovane, ma non solo, la materia stessa diventa personaggio, si muove, reclama attenzione e spazio in scena, accanto a Molin e a Molette, due individui stravaganti che s’interrogano sul silenzio, sulle parole e sulla necessità di qualche “molla rotante” in più, quando la vita finisce per assomigliare a un’autostrada piatta sotto la pioggia.

I bambini sono disposti a semi-cerchio intorno al palcoscenico per osservare da vicino la materia cambiare forma e colore, il fuoco esplodere all’improvviso da un calderone e tutto il complesso armamentario di fili e marchingegni animati dai due personaggi.

Molette è Emma Morin, attrice e regista teatrale, alle spalle una formazione come violinista e ballerina e un percorso artistico pluridisciplinare che l’ha condotta a confrontarsi con la questione dell’oralità, le scritture non teatrali e l’opera di Dante, Tarkovski e Le Corbusier.
Molin è invece Gaël Guillet, all’attivo due creazioni teatrali e una compagnia, Natifs d’août, nata nel 2002.

“Le parole dimenticate nell’acqua aspettano di essere ritrovate per cominciare una nuova vita tra le mani degli uomini”: Molette e Molin, a caccia di nuove parole, cercano una nozione di silenzio. “Il silenzio di un uomo è uguale a quello di una donna?” si chiede Molette. “Si può morire di silenzio?” ribatte Molin.

Per studiarlo meglio, i due cominciano a riempire secchi di silenzio per distribuirlo a una platea impaziente di bambini che tende frenetica le mani. Il linguaggio stesso qui diventa materia da scolpire. Le parole scalpitano per potersi affrancare dalla sorveglianza della logica, del ragionevole, del sensato, condizione ormai più che superflua, e si mutano in combustibile per l’immaginario.
Molin e Molette iniziano ad allevare molle, simulano una riproduzione sessuale con scintille e brividi e tirano su una nidiata di molle, simbolo dell’incontrollabile, dell’imprevedibile, della materia che, per una volta, si ribella alla manifattura umana e, recalcitrante, sfida la pazienza e l’astuzia dei due clown in scena.

Pierre Meunier è artigiano del teatro, fabbrica lui stesso favole e invenzioni e lascia i suoi teatranti in balia della poesia degli oggetti.
Spettacolo ludico e riflessivo allo stesso tempo, “Molin-Molette” è un ‘divertissement’ letteralmente fabbricato a mano, che puzza di fumo e bruciato, e che fa scricchiolare il parquet sotto il peso del metallo. Gli oggetti rotolano in scena e finiscono sui piedi dei bambini eccitati, e tutto il teatro pare coinvolto dalle follie di questa inedita famiglia di molle.
Qui si mescola sapere e ignoranza, la materia viva al corpo umano, l’introspezione alle grasse risate, arrendendosi al limite del linguaggio che, da solo, non riesce a rendere tutte le sfumature del mondo delle cose.

Molin-Molette
di Pierre Meunier (compagnia Le Belle Meunière)
con: Emma Morin e Gaël Guillet
scenografia: Isabelle Rousseau
luci: Bruno Goubert
regia generale: Jeff Perlicius

durata: 55’
applausi del pubblico: 1’ 30’’

Visto a Parigi, Grand Parquet, il 14 gennaio 2014
 

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