Odemà nello specchio del divino

A tua immagine

A tua immagine (photo: kilowattfestival.it)

“Io sono la lente sull’occhio. (…) Io sono nei cannoni della Bastiglia. (…) Io sono il dubbio, la domanda e la prima vittima della stessa”.
Un Dio con voce e sembianze di donna, madre, generatrice anziana e avida di potere si presenta a suo figlio, costringendolo a morire per l’umanità. Un gioco di potere ironico e dissacrante, fatto di complicità tra un Dio diabolico e un Diavolo sottomesso, che si trasforma sotto gli occhi dello spettatore nella fiaba della nascita di una religione beffarda e violenta. Un Dio cattolico che tra gli altri déi vuole divenire sovrano unico e indiscusso attraverso un figlio umano nella sua fragilità, strumento indispensabile per la riuscita del progetto. Un Dio geloso, manipolatore, seduttore, egoista, un Dio del tutto umano in ogni sua caratteristica.

“A tua immagine”, della compagnia milanese Odemà formata da Davide Gorla, Enrico Ballardini e Giulia D’Imperio, è uno spettacolo che ha già avuto attestazioni di stima (segnalazione speciale Premio Scenario 2009, Premio dello spettatore per il miglior spettacolo stagione 2009-2010 e Vincitore Argot Off 2011). E Klp lo aveva incrociato quest’estate in occasione di Kilowatt.

Viene ora presentato al Teatro Argot di Roma con la semplicità e l’ironia tipica della fiaba, raccontando l’ascesa della religione cattolica e del suo Dio. La lotta eterna tra l’unico Dio e le tante divinità, che per più di 4000 anni hanno regnato sul mondo, si mostra come un gioco il cui mezzo principale è il sacrificio. Primo fra tutti quello del Figlio, martire ed eroe. Un Figlio con sembianze moderne, in pantaloni, camicia e cravatta, un Figlio che non ha scelto il suo destino, difficile da convincere, “ingrato, come tutti i figli”, lo accusa il Dio, madre e padre allo stesso tempo.
“L’anima per salvarsi ha bisogno di sacrificare il corpo”, ribadisce Dio, delineando un disegno perfetto, un progetto per l’esistenza umana, “una storia di ferro e fuoco”, una storia di morte, timore, penitenza e dolore infiniti per raggiungere la salvezza eterna.

Per conquistare il suo potere supremo, la morte degli esseri umani è il prezzo da pagare. Ci saranno i martiri, le Crociate, l’Inquisizione, “moriranno per te e chi è contro di te”, dice Dio. Il Figlio non è d’accordo, ma non riesce a ribellarsi, schiacciato dalla potenza di questa Madre-Dio che non ammette libertà e balla il tip tap divertita, con la bombetta in testa, danzando la morte in uno spettacolo di cabaret di cui Lei/Lui è l’unico regista.
Il Figlio è preoccupato, si trova ad essere pedina impotente tra due giocatori, Dio e il Diavolo, che sembra essere la spalla comica del primo, un menestrello complice che “si accontenta” di ciò che l’altro scarta.

Dall’idea del peccato originale in poi pare non esserci alcun dubbio, l’uomo sarà peccatore, sempre e comunque; l’accordo tra i due è fatto e via alle danze. Un ballo anni ’30, una danza di seduzione, quella tra Dio e Diavolo, sotto gli occhi inorriditi di Gesù.
Affinchè ci sia il bene deve esistere il male. “E non si dica che il Diavolo non abbia tentato Dio!”.

Uno spettacolo ricco di contenuti e fonti (Goethe, Saramago, Pessoa, Michelangelo e naturalmente i vangeli), in cui gli attori, registi di loro stessi, sanno bene equilibrare recitazione grottesca e realistica, ritmi comici e tragici, presenze ed ombre, taglio cinematografico delle immagini e semplicità scenica (prima fra tutte la trovata dei personaggi seduti su sedie ribaltate a indicare un punto di vista dall’alto), ed infine la perfetta intesa tra musica e parlato.

I personaggi del Dio e del Diavolo, rispettivamente Giulia D’Imperio ed Enrico Ballardini, arricchiscono la scena con il magistrale utilizzo della voce, della maschera facciale e della partitura fisica, trasformando ciò che inizialmente era solo grottesco in una caratteristica “divinizzante”. Il Figlio (Davide Gorla), che solo verso la fine dello spettacolo viene esplicitamente nominato Gesù, in contrapposizione agli altri due è reale, più discreto nel parlato e nei gesti, umano in tutto e per tutto.

Un’ottima riuscita di uno spettacolo che tratta una tematica complessa e rischiosa. La bravura degli attori, il bellissimo testo, le musiche affascinanti e divertenti, il ritmo registico che dona momenti di tensione e allo stesso tempo di dolce ironia, meritano il lungo applauso del pubblico e il successo di critica.
    
A tua immagine
progetto drammaturgico: Davide Gorla
diretto e interpretato da Enrico Ballardini, Giulia D’Imperio, Davide Gorla
musiche originali: Enrico Ballardini
luci: Monica Gorla, Francesco Collinelli
durata: 55 minuti
applausi del pubblico: 3′

Visto a Roma, Teatro Argot, il 18 dicembre 2011

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