Al presente. La poesia della diversità di Danio Manfredini

Danio Manfredini
Danio Manfredini

Danio Manfredini in ‘Al presente’

La scena si presenta bianca e disadorna, enorme per un uomo solo con se stesso.
La scena è un foglio bianco sul quale l’attore prova a tracciare la poesia dell’esistere.
La scena è possibilità che attrae e spaventa, è specchio di fronte al quale vedersi e darsi un nome; è riflettore al quale anelare e dal quale fuggire per proteggere la verità del proprio cuore.
La scena è emergenza che graffia il corpo e l’anima, è altare che attende la vittima ed il suo carnefice.
La pittura, proiettata sul fondale, è silenzio che rilassa e placa l’inquietudine di esistere.

In quel candore Danio Manfredini, danzando, inizia a tessere un universo di sublime poesia, in cui il suo corpo diventa tramite di un flusso emotivo che, partendo dagli anni dei corsi di pittura nell’ospedale psichiatrico a Milano, attraversa l’esistenza dell’artista, alla ricerca della sua identità e della sua arte. Lo spettacolo è un caleidoscopio di immagini, parole, canzoni, personaggi, emozioni, che compongono e scompongono le pieghe dell’esistere.

Filo conduttore è la diversità, l’estraneità al mondo e a se stessi, la difficoltà di essere, il dolore.
Alla fine, i quadri sullo sfondo sono sostituiti dalle foto di volti: si chiude la porta sull’interiorità, e l’improvviso silenzio lascia il pubblico solo, questa volta di fronte a se stesso o di fronte ad una piccola fulminea rivelazione.


Grande prova d’attore, che tocca l’anima dello spettatore, perché “Al presente” è uno spettacolo che smuove e commuove. Un’opera in divenire, un “lavoro incompiuto”, lo definisce lo stesso Manfredini, alla ricerca del sé, dove l’uomo, attraverso i gesti, i pensieri, i volti e i corpi sacrificali dei malati psichiatrici che l’attore assume in sé e su di sé, emerge nella contraddittorietà del vivere quotidiano. Quel vivere nel quale la massima beffa è sostanziata nell’essere giudicato per un solo gesto, nell’essere inscritto in una sola forma di pirandelliana memoria, mentre l’anima attende un “pescatore” che la riporti a se stessa.

“Non si è mai completamente infelici e si finisce per far l’abitudine a tutto […] anche all’ospizio”, sentenzia Manfredini in scena. Come non trovare, in quest’affermazione, il male di vivere che colpisce ognuno di noi quotidianamente, quando una cosa è l’essere con se stessi e un’altra è l’essere nel mondo: in un ruolo, in una forma, che molto difficilmente combacia con l’essenza.

AL PRESENTE
di e con Danio Manfredini
durata: 58′
applausi del pubblico: 4′ 40”

Visto a Pontedera, Teatro Era, il 21 febbraio 2009

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