Alcune coreografie di Jacopo Jenna, i colori della danza nella storia

Photo: Michela Di Savino
Photo: Michela Di Savino

I colori della natura e della musica, e uno sguardo che abbraccia la bellezza della danza nella storia. Sono questi i tratti distintivi di “Alcune coreografie” di Jacopo Jenna, epilogo della XXIII edizione del Danae Festival.
Jenna come Tornatore in “Nuovo Cinema Paradiso”. “Alcune coreografie”, con Ramona Caia nelle vesti di danzatrice, è un viaggio nell’enigmatico segreto della danza e della performance. È l’arte che riflette su sé stessa e sul proprio destino. Attraverso una sequela interminabile d’immagini attinte dagli archivi o da internet, frammenti montati e rielaborati, nasce, proiettata sullo sfondo dell’Out Off di Milano, una coreografia visiva affascinante che parte dall’Ottocento e arriva ai nostri giorni.

“Alcune coreografie” è una sequenza di filmati senza fiato. Jenna fruga nella storia. Attraversa il cinema e internet. Sorvola villaggi africani e indiani, teatri europei e radure nordamericane. E poi, boschi, mari, montagne e deserti, persino discoteche, palestre, palchi di concerti. Ne attinge immagini in movimento che diventano coreografie con cui Ramona Caia dialoga dal vivo.
Tutto ciò che è movimento e creatività entra nel copione, persino il ballo di un bambino che si filma con il telefonino, o la Haka, rituale maori che apre le partite della nazionale neozelandese di rugby. Per arrivare a “Danzando sotto la pioggia” e alla “Febbre del sabato sera”. E poi la ginnastica artistica e ritmica, il ring del pugilato, le movenze di alcune star della musica in un concerto rock.
I video montati in sequenza serrata formano una catena artistica bidimensionale. Ramona Caia riproduce sul palco quanto accade in video alle sue spalle. Essa dà consistenza fisica alle immagini. Vi conferisce spessore tridimensionale. Ne percepiamo il respiro quando riproduce i movimenti ora in modo pedissequo e didascalico, ora aggiungendo variazioni e spigolosità. Alcuni gesti sono accennati, altri approfonditi e rimarcati. Lo sguardo è rivolto al pubblico. Tempi e stacchi sono interiorizzati.

In “Alcune coreografie” la danza riverbera il proprio destino. Diventa luogo dove prendono forma i miti dell’immaginario collettivo e di un emozionante rito sociale.
Jenna e Caia riportano la danza al presente. Da Pina Bausch a John Travolta, da James Brown e Merce Cunningham. E poi Mary Wigmane o personaggi del cinema come Billy Elliot e Jocker.
In simbiosi con una materia cinetica sensibile, la danzatrice modifica e connette le immagini. Traduce l’effimero in carne, consapevole che in fondo non si è mai inventori di nulla.
Il pubblico, smantellando il presupposto della riproduzione perfetta, assiste allo scollamento della sincronicità per ritrovare nella danza umanità e caducità.

“Alcune coreografie” è un’esperienza di teatro visuale che decongestiona la civiltà delle immagini e la decontestualizza. Nella frizione tra quanto avviene in scena e quanto vediamo sullo schermo, sussumiamo la compenetrazione tra arte e vita, dove l’errore e l’imperfezione sono ammessi e diventano valore aggiunto ed evoluzione.

L’appendice cinematografica finale è un affastellamento di immagini straordinarie, di una natura anch’essa danzante, realizzate dall’artista visivo e performer Roberto Fassone, qui nei panni di video maker. La danza di Ramona Caia defluisce, si placa fino ad annullarsi. La presenza umana evapora. Campeggiano immagini di rara bellezza, di una natura assoluta e incontaminata, in cui danzano le montagne e i fiori, il mare, gli alberi e gli animali: orsi, scimmie, uccelli, balene, persino il famigerato drago di Komodo. Anche nell’inconsapevolezza istintiva della natura coniugata alla musica, magari con l’elaborazione del computer, possono nascere coreografie sorprendenti. E il corpo inerte della performer sulla scena assomiglia allo spaesamento di un naufrago.
“Alcune coreografie”, esito finale del festival diretto dal Teatro delle Moire, è puro “godimento” (Alessandro Pontremoli) estetico. È immersione totale, cinematografica, dentro una danza che è storia, tradizione, antropologia, psicanalisi, natura, compenetrazione delle arti.

ALCUNE COREOGRAFIE
ideazione, regia e videocoreografia Jacopo Jenna
collaborazione e danza Ramona Caia
collaborazione e video Roberto Fassone
musica originale Francesco Casciaro
disegno luci Mattia Bagnoli
costume Eva di Franco
organizzazione Luisa Zuffo
produzione KLm Kinkaleri
coproduzione Centrale Fies con il supporto di Azienda Speciale Palaexpo – Mattatoio | Progetto PrendersiCura

durata: 45’
applausi del pubblico: 3’40”

Visto a Milano, Teatro Out Off, il 23 ottobre 2021
Danae Festival

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