Alessandro Haber e la crisi dell’attore. Videointervista

Mi piace farmi mangiare dal pubblico, è come fare l’amore

Incontriamo Alessandro Haber al Teatro Civico di Tortona per l’ultima replica de “Il Padre” di Florian Zeller. Una lunga serie di sold out in giro per l’Italia per il secondo anno di tournée (115 repliche previste per il 2018: fra quelle prossime dal 21 al 25 febbraio a Trieste, mentre il 5 e 6 marzo sarà a Pordenone), ma già è confermato il terzo e in via di definizione il quarto.

Una parabola in totale ascesa per una proposta che inizialmente, come ci racconta Haber stesso, ha colto un po’ di sorpresa e ha dovuto vincere delle ritrosie. Di sicuro non è un tema facile: lo spettacolo racconta infatti la caduta nell’alzheimer di un uomo, Andrea (interpretato da Haber), con la relativa e inevitabile perdita di definizione di tutti i confini geografici e relazionali. Il tutto visto dalla prospettiva del protagonista, in un caos continuo di figure che si confondono e compenetrano nella sua mente prendendo l’una il posto dell’altra in un groviglio sempre più indistricabile e profondo.

La chiacchierata che facciamo con lui parte quindi da uno spettacolo complesso che non nega di metterlo costantemente alla prova con sé stesso, e si stupisce quando gli chiediamo quanto sia importante il mettersi in crisi in un’interpretazione, quasi come se avessimo colto un piccolo segreto che poi, però, non tralascia di raccontarci.

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