Alessandro Sciarroni verso una nuova dimensione della scena

Untitled di Alessandro Sciarroni

Untitled di Alessandro Sciarroni a Drodesera (photo: Andrea Pizzalis)

“Ma allora un attore deve essere capace di fare anche queste cose?”. La domanda ci arriva dalla signora che con noi ha appena finito di vedere nella turbina 1 della Centrale Fies di Dro “Untitled”, di Alessandro Sciarroni. Cerchiamo di abituarla alla parola performer e lei, forse, comprende. Poi ci guarda: “Non so perché, ma mi sono emozionata”.

Già, “non so perché”, giusta osservazione! Abbiamo assistito per cinquanta minuti ad una esibizione di giocoleria, stupefacente, è vero, ma cosa c’entra tutto ciò con il teatro e l’emozione? Eppure in qualche modo c’entra con il teatro, c’entra con la danza e con l’ emozione se, per cinquanta minuti, il nostro sguardo non ha mai smesso di osservare la scena, attratto da ciò che vi avveniva dentro.

“Untitled” è il secondo episodio del progetto “Will you still love me tomorrow?” creato da Alessandro Sciarroni, di cui fanno parte il precedente spettacolo “Folk-s “, dedicato al movimento danzato, e il prossimo “S.P.O.R.T.”, il cui titolo anticipa già l’argomento. La trilogia intende interrogarsi sui concetti di sforzo, resistenza e costanza; insomma quegli elementi che regolano le principali azioni umane e che sono a fondamento di ogni attività che si basa sulla ripetizione incessante di gesti.


“Untitled” è uno spettacolo dove l’occhio dello spettatore non ha mai requie. Se “Folk-s” era una performance “senz’occhi composta ad orecchio”, “Untited. I will be there when you die” si presenta come un lavoro scritto con la vista.
Le clavette  lanciate dai quattro giocolieri-performer (Lorenzo Crivellari, Edoardo Demontis, Victor Garmendia Torija e Pietro Selva Bonino), sempre impreziosite dalle luci disegnate da Rocco Giansante, volano, rimbalzano, si intersecano, si incrociano tra di loro in un gioco continuo che, come il teatro e la danza, necessitano di pratica, regola, disciplina, impegno e concentrazione.  

Per cinquanta minuti, attraverso una coreografia studiatissima in cui è presente anche l’errore, con una musica cangiante creata da Pablo Esbert Lilienfeld che si sposa perfettamente con la drammaturgia visiva proposta, Sciarroni conduce lo spettatore in una vera e propria atmosfera di ammaliamento, in cui lo sguardo(non unico ma diverso per ognuno) si perde continuamente per poi riaffiorare più in là, preso in una nuova dimensione che rompe tutte le regole più comuni della scena, proponendo oltremodo anche un acuta riflessione sul concetto di tempo.

“I will be there when you die”, “io sarò lì quando tu muori o spettatore, sarò li pronto a ripetere i miei gesti per sempre, perché eterno sarà il mio gesto nel tuo ricordo”. O, se vi piace, “io sarò lì quando tu muori o performer ad aspettare che tu finisca il tuo gioco, facendo cadere la tua ultima clavetta, porgendomi/regalandomi anche tu uno sguardo”.

In “Untlited” dunque non c’è un’esibizione di stile circense, esiste invece una vera e propria narrazione visiva in divenire, dove le clavette si moltiplicano: prima una, poi due, tre, quattro, in movimenti sempre diversi, che tendono ad incrociarsi tra loro in stretto rapporto con la musica,  disegnando lo spazio in cui operano e il fondale su cui la luce scherza con le loro ombre.

Con questo spettacolo Sciarroni si conferma autore di primissimo piano sulla scena italiana contemporanea con spettacoli ogni volta spiazzanti, che riescono a condividere in sé teatro, danza, performance, visual art, e conferendo alla scena ogni volta una nuova e inaspettata dimensione.   

UNTITLED_I will be there when you die
di/by Alessandro Sciarroni
con/with Lorenzo Crivellari, Edoardo Demontis, Victor Garmendia Torija, Pietro Selva Bonino
musica originale, suono, training/original music, sound, training Pablo Esbert Lilienfeld
disegno luci/light design Rocco Giansante
cura tecnica/tecnical manager Cosimo Maggini
consulenza drammaturgica/dramaturgical consultancy Antonio Rinaldi, Peggy Olislaegers
osservazione dei processi creativi/creative process supervisor Matteo Ramponi
cura del progetto/project curator and promotion Lisa Gilardino
direttore di produzione/production director Marta Morico
organizzazione/administration Luana Milani
organizzazione/casting organization Benedetta Morico
ufficio stampa/press office Beatrice Giongo
produzione/production Teatro Stabile delle Marche, CORPOCELESTE_C.C.00#
co-produzione/co-production Comune di Bassano del Grappa, Centro per la Scena Contemporanea, Biennale
de la Danse, Maison de la Danse de Lyon, AMAT, Mercat de les Flors Graner (Barcelona), Dance Ireland (Dublin)
realizzato nell’ambito del progetto europeo/within the EU project Modul Dance
promosso da/promoted by European Dancehouse Network
con il sostegno di/supported by Programma Cultura 2007-13 dell’Unione Europea, Centrale Fies, Santarcangelo dei Teatri 12 13 14 Festival Internazionale del Teatro in Piazza

durata: 50′
applausi del pubblico: 2′ 30”

Visto a Dro, Centrale Fies, il 28 luglio 2013


 

No Comments

  • LaSerie ha detto:

    Da giocoliere e sputa fuoco, non posso far altro che elogiare questi 4 ragazzi per le loro performance.
    Ma ahimè quelli che voi state inalzando ad attori, star e quant’altro dando loro una finestra dove esibirsi di alto rilievo, e quindi dando loro un surplus di visibilità..andrebbe fatto con tutti i giocolieri e teatranti di strada. Chissà quante altre possibilità si apriranno per il poker clownesco..ma ahimè ci sono migliaia di colleghi che tutti i giorni animano le strade del mondo, sudando e sacrificandosi. L’elevare ogni cosa a spettacolarità teatrale dandogli un’accezione piu “alta” quale quella del palcoscenico di un teatro..,la vedo come un mescolare cose..e forzare alcuni ambiti dando manforte ad altri. SONO GIOCOLIERI.., non attori concettuali del vostro teatro contemporaneo molto spesso vuoto di idee.

  • Mario bianchi ha detto:

    I performer a sant’arcangelo hanno dovuto seguire una snervante selezione che si é concretizzata poi in un lungo apprendistato per entrare in un progetto squisitamente teatrale poi sulla prima parte del tuo discorso ti do ragione anche se lo spettacolo rende giustizia alla tua arte così poco considerata ma che è parte integrante di tutto il teatro contemporaneo

  • Virginia ha detto:

    trovo una pesante generalizzazione dire che il teatro contemporaneo è spesso vuoto di idee. Chissà quanti spettacoli avrai visto per poter dire questo, di questi chissà quanti ne avrai capiti, di questi quanto davvero fossi pronto a confrontarti con qualcosa che non ti appartiene e che per partito preso non ti piace. Il lavoro di Sciarroni (che opera dopo opera si sta rivelando un vero e proprio “Maestro”) non mette in scena la bravura dei giocolieri. Non sono i giocolieri il punto cruciale, ma un mezzo, un mezzo delicato e poetico per raccontare le relazioni umane e di gruppo. la società, le cadute, le forzature, il rialzarsi. I ragazzi in scena non danno mai spettacolo tenendo al limite la loro reale bravura (eccezionali proprio per questo) che mai e dico mai viene rivelata allo spettatore, ma celata, proprio perché mezzo, per far emergere qualcos’altro. E’ una metafora, se vogliamo sempre semplificare e riportare tutto al conosciuto e al “basso”. Il filo poi tra sport, resistenza fisica e performer è tanto perfetto quanto resistenze e inattaccabile. I tuoi colleghi che sudano per le strade fanno un lavoro completamente diverso, e non so proprio chi potrebbe “elevarlo” se non loro con la bravura e lo studio. Ma davvero non c’entrano nulla con quest’opera che va dalla parte opposta della spettacolarizzazione. Creare un’emozione con rigore, semplicità, studio, e dedizione a me sembra un piccolo miracolo e basta. Le polemiche sono gratuite, siamo davvero di fronte a un artista speciale. Farò la figura di miss mondo a dir questo, ma credo in un mondo dove il teatro di strada, di prosa, di narrazione,civile, per ragazzi, d’avanguardia, contemporaneo, sperimentale, di strada, possano coesistere e portare avanti allo stesso modo una visione del mondo e delle arti importante ed eterogeneo. farsi la guerra perché? un genere di teatro che non mi piace non lo infamo, al limite lo seguo di meno, o lo abbandono, o non mi interessa, ma non mi ci scaglio contro anteponendo il mio personale gusto. Detto ciò auguro il meglio a te e a tutti i ragazzi che fanno teatro di strada….ma anche a Sciarroni e ai suoi sempre più sconvolgenti delicati ed emozionanti lavori.

  • Mario bianchi ha detto:

    Il lavoro di sciarroni poi decontestualizzando la giocoleria mostra a tutti come non sia un gioco ma un’arte che ha bisogno di massima attenzione e dedizione e per chi porta avanti quell’arte lo spettacolo deve essere vanto non materia di disapprovazione pur essendo d’accordo che spesso la giocoleria non è considerata come dovrebbe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *