Alfa di Aldes: sul desiderio del potere (o sul potere del desiderio)

I protagonisti di Alfa
I protagonisti di Alfa

La compagnia Aldes, diretta da Roberto Castello, debutta allo Spazio Performativo ed Espositivo dello Scompiglio con un nuovo spettacolo: “Alfa – Appunti sulla questione maschile”. Il contesto è la rassegna sull’identità di genere diretta dalla regista e performer Cecilia Bertoni, nata in seguito al bando indetto dallo Scompiglio nel 2015.

Sempre sull’onda dello sperimentalismo Roberto Castello approda – dopo la danza, il teatro, la video-arte, il cabaret e perfino la tv – alla live music.

All’entrata in sala lo spettatore si trova di fronte ad una scenografia che già lascia intuire l’atmosfera grottesca che prevarrà durante tutta la performance: pezzi di muri ricoperti di graffiti e scritte che, messe assieme, formano una carrellata dei cliché vandalici, fantasiosamente arricchiti da un’impronta umoristica.

Già dalle prime battute di Mariano Nieddu, che recita il monologo introduttivo con voce impostata e sopra le righe, intuiamo i tranelli che gravitano attorno al cosiddetto maschio Alfa, mentre una impeccabile Alessandra Moretti, nascosta dietro di lui, dà vita ad una mimica che in qualche modo fa da sottotitolo gestuale di stampo ironico, un po’ come un linguaggio dei segni di taglio sarcastico.

Il lessico da verbale diventa musicale con l’entrata di Roberto Castello, una improbabile pop star al tramonto che potrebbe essere uscito da un film di Jim Jarmush, impegnato in un live show con tre coriste (oltre alla Moretti, Francesca Zaccaria e Ilenia Romano) a cui si accoda Mariano Nieddu. Ne consegue una vera e propria partitura in cui cori polifonici fanno da sfondo al fraseggio di un assolo (quello di Castello) fatto di gorgheggi e vocalizzi che viaggiano da una tonalità all’altra, passando dal rhythm and blues alla lirica, con veri e propri solfeggi vocali dai ruoli ben cadenzati. Il tutto condito da una composizione di movimenti ed espressioni in disordine ed apparentemente casuali.

Parola, danza e musica live vanno quindi a formare una nuova formula drammaturgica, ancora indefinibile, ma proprio per questo perfettamente teatrale. Appena accennato è qui il fermo immagine, caposaldo di molti lavori di Castello, mentre acquista ancora più forza il ritmo, già elemento portante della performance precedente “In girum imus nocte (et consumimur igni)”.
“Alfa” si snoda da una scena all’altra in un continuo crescendo e diminuendo, in cui l’unico sonoro è eseguito live dai performer, fatta eccezione per l’uso di un tamburo (per mano dello stesso Castello) che a seconda della scena incalzerà il ritmo o renderà l’atmosfera quasi sciamanica.

Ma chi è Alfa? Come anticipato dal programma di sala, Alfa è una specie di saggio in forma di spettacolo in cui si esamina l’evoluzione dell’identità maschile e il suo ruolo di potere, che lo ha trasformato in genere dominante. Il maschio alfa è il seduttore di successo, colui che detiene il potere sulla donna, anche a costo di usare la forza.
Ma è proprio così, oppure è solo il riflesso di ciò che si è costruito nel tempo, un’altra delle tante etichette sociali in cui riconoscersi? Di contraccolpo si mette dunque in evidenza il ruolo femminile, fondamentale in questo processo, quale oggetto del desiderio e, proprio per questo, detentore di un potere. “Che cos’è in fondo Alfa se non l’istinto a competere per il potere?”.

Come una enciclopedia che raccoglie gli innumerevoli stereotipi che definiscono il genere maschile, in “Alfa” si mimano i termini a cui si associa il maschio di successo, mostrandone il potere sulla donna (incluso quello del regista sulla danzatrice), parodiando il superuomo di Mussolini o deridendo frasi di ammirazione di una donna nei riguardi del proprio uomo.

Come sempre, il punto di forza degli spettacoli di Castello è l’unicità della loro estetica. Ognuno con una propria personalità, una propria poetica, e sempre secondo un paradosso che mostra il passo successivo per farci vedere l’andamento del momento attuale. Stilisticamente, più che per contenuti, le performance di Castello trasudano un disfacimento intrinseco alla natura umana, quasi ancestrale, ma che allo stesso tempo ne rappresentano anche il lato carismatico. Non hanno speranza, né possibilità di riscatto, e tuttavia – sicuramente grazie anche a una buona dose di ironia e ad una eccellente interpretazione – i personaggi hanno un loro fascino che fa sì che lo spettatore entri in empatia con loro, anziché respingerli.

Nonostante l’eterogeneità dei lavori, si evidenziano comunque un’identità e una continuità sempre riconoscibili, che trovano il loro senso nel continuo interrogarsi sulla forma di linguaggio teatrale, fino a divenire il nodo centrale di ogni performance, al punto da risultare scomodi o lasciare lo spettatore perplesso, come sotto l’effetto di un qualche sovraddosaggio stordente, da metabolizzare in qualche lasso indefinito di tempo.

“Alfa” è probabilmente uno di questi, e ancora una volta è sicuramente l’estetica l’asse centrale su cui verte l’intera performance. Farcita di trovate paradossali e riferimenti surreali quali “Simon del deserto” di Buñuel, conduce il pubblico in altri mondi, che da un lato ci scompigliano, mentre dall’altro ci fanno sorridere perché perfettamente riconoscibili.

Ancora una volta Roberto Castello radiografa una società che sembra procedere in caduta libera e senza rete di sicurezza verso il proprio auto-disfacimento, dando rilievo al senso del ridicolo che irrompe nelle nostre vite in modo cruento, al grottesco privato e pubblico, al risibile e al tragicomico con cui conviviamo pacificamente, lasciandoci sempre in attesa di una svolta repentina per la scena successiva, che mai si prospetta come quella finale.

Del resto, come sosteneva John Cage, “un’azione è sperimentale quando il risultato non è prevedibile”, e in questo sicuramente Roberto Castello si è sempre distinto.

ALFA – Appunti sulla questione maschile
un progetto di Roberto Castello
in collaborazione con Alessandra Moretti, Mariano Nieddu, Ilenia Romano, Francesca Zaccaria
e con la riflessiva collaborazione di Andrea Cosentino, Carlotta Cossutta, Giacomo Verde, Stefano Questorio
interpreti Roberto Castello, Alessandra Moretti, Mariano Nieddu, Ilenia Romano, Francesca Zaccaria
testi, coreografie e musiche Roberto Castello
scene Daniele Spisa
consulenza musicale Marco Zanotti
realizzazione scena Paolo Morelli
realizzazione costumi  Csilla Evinger
fonica Michele Giunta
tecnica Diego Cinelli

durata: 1h 10
applausi del pubblico: 1’ 45’’

Visto a Vorno (LU), SPE (Spazio Performativo Espositivo) Associazione Culturale dello Scompiglio, il 4 dicembre 2016
Prima nazionale

stars-3.5

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