Alice libera Amleto, tra le mura del carcere di Volterra

Alice - Compagnia della Fortezza
Alice - Compagnia della Fortezza

Alice nel paese delle meraviglie (photo: Martino Bigazzi)

Controlli sui documenti, niente borse né cellulari: stiamo entrando nella Casa di Reclusione di Volterra per l’ultimo spettacolo allestito dalla Compagnia della Fortezza. La compagnia, composta da attori detenuti nel carcere di Volterra, è straordinariamente multiculturale e multietnica: “Una compagnia mitteleuropea eccezionale – afferma il direttore Armando Punzo – come solo nomi del calibro di Peter Brook in genere possono permettersi”.

Nell’ambito di Volterra Teatro 2009 lo spettacolo proposto è “Alice nel Paese delle Meraviglie – Saggio sulla fine di una civiltà”. Un lavoro nato nella mente di Punzo dopo aver visto quello che lui stesso definisce “un Amleto bruttissimo”, seppur sponsorizzatissimo, in Norvegia.
Una volta tornato a Volterra ha così concretizzato l’idea di lavorare con la sua compagnia su Amleto, Laerte e Ofelia, personaggi che sembrano immutabili, “imprigionati” in un destino che non lascia loro “vie di fuga”. Ma ora questi personaggi si sono stufati e rifiutano di continuare a recitare la loro parte. Così ha inizio il viaggio che da Amleto, la tragedia del potere racchiuso in un palazzo, sfocia nel paese delle meraviglie di Alice, il simbolo dell’anarchia.

Nell’attesa sotto il sole si sente in lontananza una musica, rumori di serrature e lucchetti, cancelli che si aprono e si richiudono immediatamente con un tonfo metallico. Lo spettacolo inizia e veniamo condotti in un cortile racchiuso tra cancelli dove, come bravi scolaretti, uomini a torso nudo scrivono su bianchi fogli nere lettere. Amleto, riusciamo a leggere, Laerte. Sono passi dell’“Amleto” di Shakespeare. Nell’aria risuona il Requiem di Verdi. L’attenzione è poi catturata dall’arrivo del Bianconiglio: tacchi altissimi, pantaloni neri attillati e due occhi blu che non dimentichi. “Venite, è tardi” ci intima, e spalanca le porte di un paese delle meraviglie dove tutto, muri, soffitti e pavimenti, è completamente tappezzato da fogli bianchi contro i quali si scagliano nere scritte di diversa grafia, spessore e grandezza, ancora con le parole shakespeariane dell’“Amleto”.

Alice, una bambolina vestita di azzurro, rincorre il Bianconiglio in questo surreale tunnel di parole. Sul corridoio principale si aprono stanze e stanzine ancora bianche, ancora tappezzate di parole. Uomini bianchi in volto e vestiti di abiti di carta (sempre bianca con impresse parole nere) si muovono lentamente, attaccati alle pareti, strisciando, tendendo la mano alla ricerca di un contatto. Spavalde Drag Queen, sicure su tacchi da almeno 12 centimetri, strette in bustini e corsetti, esplodono nelle loro performance che procedono frammentate, ora qua, ora là.
Ogni spettatore vedrà uno spettacolo diverso, vedrà quello che vorrà, o quello che riuscirà, con la paura di potersi sempre perdere qualcosa, tanto che ogni volta che una voce nuova si mescola alle altre, si cerca di capire da dove venga per potersi dirigere verso di essa. E’ uno spettacolo che va conquistato.
Avanti e indietro per il corridoio le voci si sovrappongono, si mescolano, i personaggi si danno il cambio. Davanti a una gabbia in cui sono rinchiusi pappagalli gialli e verdi recita Amleto, vestito scuro e bianco in volto. Il Cappellaio Matto si muove davanti alla tavola imbandita per il tè su cui spiccano bianche porcellane (indovinate un po? Ornate di scritte nere). Un’Ofelia nera si trucca davanti alla specchiera e si muove sicura per lo stretto corridoio con i suoi altissimi stivali rossi. Ed ecco la Regina di Cuori, una dama bianca con ombrellino, strascico e parrucca alla Maria Antonietta, e lo stesso Punzo vestito in nero, il volto bianco. Sono tutti personaggi fantastici, impossibili e improbabili che si muovono tra il corridoio, le stanze e il piccolo teatrino, declamando versi, intonando canzoni napoletane, ancheggiando, cantando “cosa non farò per farmi amare…”. Muscoli scultorei, bicipiti tesi e pettorali in mostra, questi personaggi vagano tentando di sfuggire al loro destino, tentando di dare un nuovo destino ai personaggi che incarnano.

Loro sono detenuti e ci troviamo in una casa di detenzione. E’ impossibile scordarlo anche solo per un istante.
Dentro l’aria è irrespirabile, in una giornata così calda gli spazi chiusi e affollati diventano ancor più claustrofobici. Nonostante la curiosità e il fascino dello spettacolo il pensiero che si fa più pressante è quello di uscire, respirare aria fresca, scappare. Ma mentre la gente si muove insicura e incerta per lo stretto corridoio, gli attori-detenuti si muovono in questo spazio sicuri, spavaldi, perfettamente a loro agio. Alice si è impossessata di Amleto.

Lo spettacolo è un successo e la processione finale dei personaggi, che saluta il pubblico e chiude la performance, fa esplodere un applauso che sembra non finire, deflagra in lacrime di commozione rese più calde dalla consapevolezza delle sbarre: da quei cancelli che, ora, torneranno a separare gli attori dal pubblico.

Alice nel paese delle meraviglie – Saggio sulla fine di una civiltà
regia: Armando Punzo
musiche: Andrea Salvadori
organizzazione generale: Cinzia de Felice
con i detenuti attori della Compagnia della Fortezza: Aniello Arena, Salvatore Arena, Massimo Basile, Gennaro Buonomo, Fabrizio Butà, Placido Calogero, Nicola Campagna, Giovanni Carpentieri, Pierangelo Cavalleri, Dorian Cenka, Amedeo Cervetti, Biagio D’Alterio, Luigi De Micco, Carmine Desiderio, Vittorio De Vincenzi, Abderrahim El Boustani, Enzo Falorni, Alban Filipi, Massimo Izzo, Saadbou Kanoute, Andry Kovalchuk,  Ivanov Krashmir, Giovanni Langella, Gaetano La Rosa, Massimo Leone, Luigi Liberatori, Raimondo Lorenzano, Antonino Mammino, Francesco Manno, Santolo Matrone, Max Mazzoni, Gianluca Matera, Francesco Mesi, Giovanni Moliterno, Salvatore Muscato, Andrea Pezzoni, Maurizio Pozzati, Giacinto Pino, Nikolin  Pishkashi, Angelo Privitera, Francesco Puliatti, Cristiano Puddu, Bin Salah Salem, Luigi Scappaticcio, Vitali Skripelion, Guerrino Spinelli, Maurizio Spinolo, Domenico Tudisco
direzione tecnica: Carlo Gattai e Fabio Giommarelli
luci: Andrea Berselli
produzione: Compagnia della Fortezza
durata: 50′
applausi del pubblico: 7′

Visto a Volterra (PI), Casa di Reclusione, il 25 luglio 2009

Festival di Volterra 2009

 

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