Alla ricerca del tempo perduto con Cathy Marchand

Cathy Marchand in una scena di Antigone del Living Theatre (1967)

Cathy Marchand in una scena di Antigone del Living Theatre (1967) (photo: cathymarchand.com)

“Il Living Theatre può essere fatto solo dal Living Theatre” asseriva Pier Paolo Pasolini.
Judith Malina, fondatrice con il defunto Julian Beck della storica compagnia che ha rivoluzionato il modo di fare e pensare teatro, a fine febbraio è andata a vivere in una casa di riposo per artisti in New Jersey, la Lilian Booth, quando a Manhattan, nel Lower East Side, sulla Clinton Street, la sua casa, quella storica del Living Theatre, è andata sotto sfratto e ha chiuso, si teme per sempre. Già. Nonostante “del Living Theatre ha fatto parte anche Robert De Niro”, e “con Al Pacino e Yoko Ono che non sono riusciti a salvare lo spazio con le loro donazioni”…

A darci frammenti di glorioso passato e di amaro presente, di queste news che fanno temere per il futuro, nella macchina macinamemoria della fretta della comunicazione e dell’ignoranza e disinteresse di chi si incontra, è Cathy Marchand, storico membro del Living Theatre, capace di mantenerne negli anni, dentro a cuore e mente, lo spirito di anarchica libertà (de)costruttiva dai surrogati di società preconfezionati.

Teatro, cinema, con lo sguardo capace di volgersi anche ad ascoltare il dono della trasmissione, perseguendo una missione educativa, che continua tutt’ora.
Al suo essere Maestra si è rivolto l’invito del Td IX – Teatro Tordinona, in via degli Acquasparta a Roma, che da gennaio ha preso nuova vita passando alla guida di Ulisse Benedetti, Dario Aggioli e Renato Giordano, come Centro di Drammaturgia Contemporanea, dopo aver annoverato tra le sue frequentazioni anche quella dello stesso Luigi Pirandello, per cui, di passaggio, fu chiamato anche Teatro Pirandello. Scavando negli anni, prima della destinazione teatrale voluta nel 1670 dalla sovrana Cristina di Svezia, tra le sue incarnazioni la prima fu, fino al 1657, quella di carcere.

Non ci poteva essere luogo più indicato, quello di un’ex “gabbia”, per dare vita a un teatro. E non poteva essere più adatto anche per questo il titolo che Cathy Marchand ha scelto per il laboratorio che qui condurrà dal 24 al 26 maggio: “Aria di libertà”. Anche perché, come si legge dal comunicato che lo promuove, sarà “uno stage che ci riporta alla forza propulsiva dell’emozione e del sentire profondo; in un’epoca in cui tutto è tecnologia, tutto è scenografia ed effetti speciali, intraprenderemo insieme un viaggio che ci restituirà l’importanza della parola che è carne, corpo, e si fa spada, con la prorompente forza che porta una ventata di freschezza e di rivolta”.

“Per lanciare semi di libertà, per risvegliarci da questo incubo che avvolge la condizione mondiale. Sono passati più di sessant’anni [da quando è nato il Living Theatre, nel 1947, ndr], ma ancora si può e si deve parlare di necessità di libertà” ci racconta Cathy Marchand in un incontro a cuore aperto. Dove le ombre scure che potevano strozzare con le loro radici questo presente, a poco a poco hanno iniziato a cedere nel corso dei minuti che hanno trasformato la platea del teatro in un altrove dove si contavano gli istanti. Alla ricerca del tempo perduto, rivolti ancora all’abbraccio di una possibile Età dell’Oro. Continuando a (r)esistere, essendo.

Chi fosse interessato al laboratorio può prenotarsi a tordinonapress@gmail.com o chiamare i numeri: 328/5457426 Angelo – 333/4115405 Elisa

Ed ora vi lasciamo alla nostra videointervista a Cathy Marchand.
 

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