Amélie Nothomb inscena la crisi di sentimenti e identità

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Libri da ardere (photo: Alessandro Genovesi)

Un professore, il suo assistente Daniel e Marina, fidanzata di quest’ultimo, si trovano asserragliati all’interno della casa del professore. Fuori incombe la guerra, combattuta da non ben definiti ‘barbari’. Il freddo, la fame e la paura di morire evidenziano e contemporaneamente sconvolgono le leggi e i legami esistenti in precedenza. I libri, di cui la casa è piena, subiranno una lenta decimazione per riscaldare l’ambiente. Ne rimarrà solo uno, il preferito dal professore e da Marina: un romanzo d’amore che, tuttavia, finirà anche lui – da ultimo – nella stufa. Insieme al libro moriranno i personaggi e le loro storie. Il professore, più attaccato alla vita degli altri due, approfitterà del poco calore del suo amato volume per sopravvivere, forse, appena un po’ più a lungo dei compagni.

Non c’è timore di noia o d’una caduta d’attenzione nello spettacolo proposto dal Teatro dell’Elfo: grazie al testo, talvolta corredato da inaspettate battute ironiche, ma anche all’interpretazione energica dei tre attori. La musica interviene solo alla fine, a sottolineare, con toni bui e pesanti, l’atmosfera vissuta fino a poco prima in scena. Motivato anche l’ingresso finale di una ‘sparata’ di neve proveniente dalla porta lasciata aperta, quasi a significare come i fatti esterni abbiano la rivincita totale sulle esistenze dei personaggi.
La scenografia, essenziale, si adatta perfettamente al testo, che propone un linguaggio scorrevole ed attuale al tempo stesso. Testo che, unico lavoro teatrale della celebre scrittrice belga Amélie Nothomb, è ricco di risvolti psicologici. La stessa Marina (Elena Russo Arman), una ragazza magrissima, perennemente infreddolita, idealista e che cerca nei libri, oltre che nei rapporti umani, un po’ di calore, pare ricordare le esperienze dolorose dell’autrice, segnata nel suo vissuto personale dall’anoressia.
Il ruolo del professore, interpretato da Elio De Capitani, mantiene dall’inizio alla fine l’atteggiamento più concreto e deciso. Nonostante le rimostranze dell’assistente e dell’allieva, infatti, é il primo a dimostrare d’aver compreso come, data la situazione avversa, non possano rimanere in piedi le regole prestabilite. Cercherà fino all’ultimo, quindi, di non perdere quella lucidità necessaria per poter vivere, al meglio e per quanto possibile, quel poco di vita che rimarrà a lui e agli altri. Pronto ad ammettere che molti dei libri che aveva osannato ai tempi in cui insegnava non erano, in fondo, così pieni di significato, creerà in Daniel (Corrado Accordino) una sorta di crisi: sarà proprio l’assistente il personaggio che, con maggior fatica, accetterà di rendersi conto di come le cose sono cambiate, dimostrando di non avere un’idea veramente propria della vita.

In questa battaglia perenne tra prima e dopo, l’unica forza cui si può attaccare l’uomo non é data dalle elucubrazioni libresche, cha valgono solo finché la vita scorre monotona e tranquilla, ma dal valore delle relazioni personali: da quell’amore che, oltre al sentimento, ha anche una valenza fisica.
E, così, parla d’amore il libro lasciato per ultimo. Come esce per amore a farsi ammazzare Daniel, alla ricerca di Marina, andata incontro alla morte per la disperazione d’aver visto scomposte le regole affettive della propria esistenza.


LIBRI DA ARDERE
di Amélie Nothomb
traduzione: Alessandro Grilli
regia: Cristina Crippa
con: Elio De Capitani, Corrado Accordino, Elena Russo Arman
suono: Jean-Christophe Potvin
una produzione TEATRIDITHALIA/Asti Teatro
durata: 1 h. 15′
applausi del pubblico: 1′ 55”

Visto a Scandiano (RE), Teatro Boiardo, il 2 aprile 2008

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