Anagoor scandisce in versi il ciclo della vita

Anagoor - Ciclogenesi

Ciclogenesi (photo: anagoor.com)

Di che cosa parliamo, oggi, quando diciamo amore, odio, invidia, coraggio, le passioni che chiamiamo sentimenti?

Quel vortice in divenire che ha coinvolto l’uomo, la natura, l’arte, è riuscito a risucchiare anche il moto interiore che gioca tra il fisico e lo psichico?
I sentimenti sono sempre gli stessi delle generazioni precedenti? Quelle dei genitori dei nostri genitori, e così via a ritroso fino a chiudere il cerchio delle intere costellazioni familiari?
Anagoor prova a darne una propria interpretazione attraverso la poesia che, da sempre, offre uno sguardo sui paesaggi interiori e sul loro continuo movimento.
Un reading poetico a tre voci, che riprende i versi e gli scritti di numerosi autori contemporanei, tra cui Mancassola, Silvia Bre, Patrizia Valduga, e i cover di Montanari, Nove e Scarpa.

Gli attori indossano costumi austeri e ben curati, rigorosamente bianchi e neri che richiamano quelli popolari di tardo Ottocento o primi Novecento. La scelta sembra dare adito ad un gioco di contraddizioni, specialmente per l’abito delle due donne, dove una camicia bianca e una cravatta nera spezzano l’eleganza del corsetto di pelle sull’ampia gonna, insinuando una certa mascolinità.
Tutti e tre in scena, ma con corpi e sguardi dalle direzioni diverse: ognuno sembra chiuso nel proprio mondo e assorto nella rispettiva lettura.
Purtroppo l’interessante inizio si arena fin da subito nell’azione performativa, che risulta statica e poco originale. La scelta registica si indirizza in una lettura frontale, che gioca con l’alternanza, l’imbeccata e l’eco fra le tre voci.
La recitazione in più momenti si sovraccarica di un’artificiosa emotività, e il video proiettato alle spalle degli attori, dove una donna in abiti retrò passeggia all’interno di un bosco fiorito, lascia del tutto indifferente lo spettatore. Poco apprezzata anche la scelta dei microfoni, non necessari all’interno del magnifico e raccolto spazio della Conigliera.

Sicuramente meritevoli i testi selezionati e l’idea di utilizzare la poesia contemporanea, spesso poco conosciuta, per rappresentare l’universo emotivo di oggi.
Non siamo riusciti, però, a trovare delle risposte certe ai quesiti iniziali. Magari preferiamo pensare che ciò che è in continuo movimento non sia tanto la materia originaria del sentimento, quanto l’idea di questo, il modo in cui se ne parla, se ne scrive e se ne ricava un’immagine. Forse perché non tutte le linee evolutive hanno sempre un segno positivo… “Di lato c’era come un recinto/ e lì duravano le cose”.

CICLOGENESI                               
ordine: Maria Grazia Tonon, Simone Derai
voci: Paola Dallan, Marco Menegoni, Serena Bussolaro
metro: Simone Derai, Paola Dallan
produzione Anagoor
durata: 34’
applausi del pubblico: 1’ 19’’

Visto a Castelminio di Resana, La Conigliera, il 19 settembre 2008
Vox Hominum

No Comments

  • chissà ha detto:

    che strano il fatto che questi ragazzi (bravi) praticamente un anno dopo la pubblicazione di questo (e altri) articolo ricevano una segnalazione per il premio scenario.
    niente contro di loro ovviamente, ma se già lavorano grazie al teatro, perchè dargli anche un ulteriore premio di produzione?
    chi partecipa al festival operaveneto ha bisogno di altra visibilità?
    poveri noi

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