Anagoor. Meditazioni su un nuovo Rinascimento teatrale

Rivelazione (photo: anagoor.com)
Rivelazione (photo: anagoor.com)

Rivelazione (photo: anagoor.com)

Li abbiamo incontrati di recente nel bellissimo spazio del Pim Off, nell’ambito della nuova esplosiva stagione dello spazio milanese diretto da Edoardo Favetti. Giunti alla fine del periodo di repliche di “Tempesta” all’ ICA Theatre di Londra per il Mime Festival, saranno questo fine settimana (il 19 e 20 febbraio) al Museo Fortuny di Venezia per il debutto di “Ballo Venezia”, una creazione appositamente realizzata per lo spazio museale.

Da qualche anno nella scuderia di Centrale Fies, Anagoor è un gruppo di artisti che si forma a Castelfranco Veneto nel 2000 attorno alle figure di Simone Derai e Paola Dallan, a cui si aggiungono successivamente Anna Bragagnolo, Marco Menegoni, Moreno Callegari, Eloisa Bressan e Pierantonio Bragagnolo.
E’ un innesto che definisce non solo il consolidarsi di un esperimento, da sempre orientato ad analisi sulla filologia classica, la storia delle arti visive e sceniche, ma anche quel lavoro quasi da artigiani per la meticolosità e la cura di ogni più piccolo dettaglio.

Oggi Anagoor è una realtà, un gruppo fra i più noti della scena del triveneto. Nel 2009 ricevono una segnalazione speciale al premio Scenario per il loro “Tempesta”, premio che ha contribuito a creare quel gruppo di compagnie che si raccoglie sotto l’etichetta di Generazione Scenario insieme a Codice Ivan, Marta Cuscunà e al gruppo Odemà.

Ma alcuni esiti positivi erano arrivati già gli anni precedenti: sono finalisti nel 2008 con “*jeug-” al premio Extra – segnali dalla nuova scena italiana, e nel 2007 OperaEstate Festival li inseriva con Pathosformel e Babilonia Teatri in Piattaforma Teatro Veneto, vetrina delle principali nuove realtà teatrali della regione.

Cosa è oggi Anagoor e qual è la direzione del loro fare poesia? Ce lo raccontano con grande maturità e rispetto del concetto di gruppo nella video intervista che proponiamo oggi. Di rado in un incontro con un gruppo teatrale della nuova generazione avevamo notato una così intensa partecipazione collettiva alla fase di elaborazione concettuale.
Animati da una raffinata consapevolezza sulla direzione artistica intrapresa, sembrano guardare alle incertezze contemporanee con l’occhio disincantato di quella generazione che per ultima è nata nell’era analogica e che, di fatto, si trova a creare nell’era digitale. Così il loro racconto sull’arte di Giorgione, cui le immagini del video si riferiscono: stimoli da riproduzioni video-digitali, amplificazioni e suoni in codice binario. E poi invece racconti e parole di matrice completamente analogica, frutto di loro esperienze sul campo del teatro di narrazione.
Una parola che indagano profondamente, anche quando poi viene meno nella compiutezza dell’esito scenico. Il loro linguaggio di immagini in realtà non fa a meno della parola. La sottende nelle circonvoluzioni intorno a concetti spesso millenari e ancestrali, come gli archetipi e quello sforzo mitopoietico originale che ricercano come “distillato di tutto ciò che conserviamo nel nostro dna culturale”.

Da tre anni, per guardare la loro realtà da uno spazio privilegiato, si sono trasferiti a Castelminio di Resana (TV), in uno spazio situato in aperta campagna e battezzato La Conigliera. Nasce dal recupero di un precedente allevamento cunicolo, dove ora le idee e gli stimoli creativi si moltiplicano a ritmi che ci piace assimilare proprio a quelli dei conigli.
La Conigliera in questi anni ha offerto appoggio e residenza anche ad altri artisti e gruppi; ma non è la sola attività che Anagoor svolge in un territorio su cui è quantomai presente: dal 2003 organizza, infatti, a Castelfranco Veneto, anche un appuntamento estivo dedicato alla scena contemporanea, un’occasione d’incontro tra artisti nazionali ed internazionali.

Lasciamo a loro la parola, alla neoclassica passione di Anagoor per quello che è faticosa ricerca.