Anastasia, Genoveffa e Cenerentola. Il teatro della Dante per tutte le età

Anastasia, Genoveffa e Cenerentola
Anastasia, Genoveffa e Cenerentola

Anastasia, Genoveffa e Cenerentola (photo: teatrostabilenapoli.it)

Debutta in anteprima nazionale nel redivivo Teatro San Ferdinando di Napoli il nuovo spettacolo di Emma Dante dal titolo “Anastasia, Genoveffa e Cenerentola”, ospitato nell’ambito del festival-progetto Teatri della Legalità che mira a portare a teatro circa 65 mila studenti di 22 comuni campani.
Rivolto ai bambini della scuola primaria, lo spettacolo è incentrato soprattutto sulla situazione di disagio che vive Cenerentola.
Emma Dante, con grande coraggio, si è dovuta distaccare dal suo modo di fare teatro, dalla sua indagine sul senso del dolore e sulla condizione umana, riuscendo ad allestire uno spettacolo capace di tenere per quasi un’ora i bimbi attenti e incollati alla poltrona facendoli divertire ed emozionare.

In “Anastasia, Genoveffa e Cenerentola” c’è tutto il teatro della Dante: la fatina-marionetta direttamente proveniente da “Le Pulle”, il separé di “Mishelle di Sant’Oliva”, le scope in equilibrio del “Festino”. Tutti gli elementi essenziali della scrittura drammaturgica di una delle più grandi protagoniste del teatro italiano contemporaneo vengono sintetizzati, semplificati e messi a servizio di una storia e di un universo da fiaba. Non vengono affatto sottaciuti i risvolti neri della Cenerentola di Basile ma, al contrario, vengono presentati e spiegati con eleganza e tatto.

La matrigna e le sorellastre parlano il dialetto siciliano – scelta a mio avviso funzionalissima – arricchito di espressioni e parole forti quando litigano tra di loro nella loro spenta dimora ma pregno di vocaboli in francese quando si trovano a contatto con l’alta società.
Cenerentola, ridotta dalla matrigna a fare da sguattera dopo la morte del padre, è invece l’unico personaggio della vicenda ad essere sempre coerente con se stesso, una vera nobile di spirito, anche l’unica a non adoperare il dialetto. Elemento che non sfugge ai bambini, che a fine recita chiedono alle attrici le ragioni di quest’uso del gergo popolare.
Il linguaggio dialettale, per la regista, esprime l’universo privato, la rabbia del principe verso una upper-class sempre più falsa e imbolsita, la trasandatezza delle sorellastre di Cenerentola, la cattiveria della matrigna.

I cambi d’abito dei quattro attori (per cinque personaggi) sono rapidi, un paravento delimita il confine tra realtà e mondo magico che, di volta in volta, si arricchisce di drappi e luci intermittenti.
All’interno di questo spazio scenico scarno, prende corpo la magia del teatro di Emma Dante-Mangiafuoco che sbalordisce letteralmente un pubblico giovanissimo all’anagrafe ma capace di captare la bellezza del teatro forse meglio del pubblico adulto.
Senza alcun margine d’errore, l’operazione pedagogica compiuta da Emma Dante è andata a segno lasciando un bel ricordo e un seme prezioso nella mente dei giovani spettatori napoletani.

ANASTASIA, GENOVEFFA E CENERENTOLA
produzione: Compagnia Sud Costa Occidentale
testo e regia: Emma Dante
interpreti: Claudia Benassi, Italia Carroccio, Valentina Chiribella, Onofrio Zummo
scene e costumi: Emma Dante
durata: 50′
applausi del pubblico : 48”

Visto a Napoli, Teatro San Ferdinando, l’8 marzo 2010

No Comments

  • maliziosa.... ha detto:

    “In “Anastasia, Genoveffa e Cenerentola” c’è tutto il teatro della Dante: la fatina-marionetta direttamente proveniente da “Le Pulle”, il separé di “Mishelle di Sant’Oliva”, le scope in equilibrio del “Festino”.”

    forse che Emma Dante inizi a riciclare se stessa?
    speriamo di no….

  • Francesco ha detto:

    Maliziosa, puoi stare tranquilla…è solo un bignami per bambini.

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