Anatomia comparata di Nicola Russo. All’Elfo la nostalgia di un amore

Anatomia comparata (photo: Laila Pozzo)
Anatomia comparata (photo: Laila Pozzo)

Una balaustra con vista sui ricordi. L’intimità di un ambiente domestico per rievocare un amore, quello che segna la vita con una riga e lascia una scia di rimpianti e tenerezza.
“Anatomia comparata (una festa per il mio amore)” testo e regia di Nicola Russo, con Elena Russo Arman e Marit Nissen, è l’incontro dopo vari anni tra Elena e Diane, due donne che si sono molto amate.
La scena è una parete con tre porte, quella al centro semiaperta. Sulla parete, che riempie in larghezza l’intero spazio della sala Fassbinder all’Elfo Puccini di Milano, una carta da parati che rappresenta un giardino grigio, con un parapetto neoclassico in primo piano. A sinistra una sedia. A destra un attaccapanni colmo di soprabiti da riporre.

Elena, capelli raccolti, fuseaux e maglietta comoda, sta riordinando la casa per prepararsi a ricevere ospiti in occasione del suo cinquantesimo compleanno. Ecco che la porta di destra si apre. Compare Diane, alta, diafana, capelli biondi su kimono carta da zucchero, piedi nudi.
Le mani delle donne si sfiorano. Inizia la giostra dei ricordi: quando e come avvenne il primo incontro? Come le due donne riconobbero l’amore? Che passato avevano?
Misteriosamente, le due protagoniste accennano a una differenza d’età di venticinque anni tra di loro che in scena non scorgiamo. Quello che è certo, è che oggi Elena compie cinquant’anni. È un’età cruciale. Il giro di boa della vita è superato. I bilanci sono stati fatti mille volte. È allora che s’invecchia, quando il tempo dei ricordi supera quello dei progetti.

Elena e Diane si scrutano di lato. Tante volte ci mostrano le spalle. È lo sguardo verso il passato di chi ha visto il sole tramontare tante volte. Le due donne si cercano, si avvicinano, si lambiscono. Si separano senza perdersi. Quell’orizzonte cui si affacciano di spalle è una linea sottile, che il tempo sbiadisce ma non cancella. Sulle loro teste due lampadari a sfera, luminosi come perle, proiettano ombre allungate come pensieri. I ricordi fluiscono confusi, rarefatti. Elena ripone gli abiti del passato. Li riordina, per custodirli in qualche anfratto più intimo.
Una parete arborea come siepe leopardiana (creazione di Alessandra Catella), ad avviare la deriva della memoria. Le porte come il gioco delle tre carte, a ingarbugliare l’istante, a confondere passato, presente e futuro. La dimensione intima e privata delle donne a intrecciare segreti, e svelare la persona che siamo, che a volte sfugge persino a noi stessi.

“Anatomia comparata” è reticolo. È indefesso cercarsi, separarsi e ricongiungersi. È delicatezza di sguardi e parole. È lirismo di silenzi ed emozioni.
Affetto, malattia e morte coesistono in un tempo sospeso. I paesaggi sonori disegnati da Andrea Cocco (con le voci della natura a fare da contrappunto a brani di Nina Simone, Michelle Gurevich, Richard Wagner, Cesária Évora e Banda Ionica) abbassano gli occhi sulla dimensione atemporale dell’amore.
Diversi cambi d’abito (pensati con lo scenografo Giovanni De Francesco e realizzati da Edoardo Colandrea) puntellano il dipanarsi della vicenda. Elena Russo Arman e Marit Nissen nei settanta minuti di questo dialogo – che è un monologo a due voci – riescono a rendere la levità di un sentimento libero, sfrondato d’ogni egoismo, ardore e tensione. L’amore qui è intima e profonda unione. È dono e aspirazione di pace. È gentilezza stilnovista. Passione e desiderio, ritegnosi a manifestarsi, giungono agli spettatori attraverso una voce d’umana comprensione ed empatia.
La recitazione flebile delle attrici commuove. Esprime la pietas e il variegato ordito di trepidazione e grazia, ansia e angosce, sempre più raro da incontrare anche a teatro.
In scena fino al 30 giugno.

ANATOMIA COMPARATA (una festa per il mio amore)
testo e regia di Nicola Russo
con Elena Russo Arman e Marit Nissen
scene e costumi Giovanni De Francesco
(costumi realizzati da Edoardo Colandrea)
luci Cristian Zucaro
suono Andrea Cocco
assistente alla regia Isabella Saliceti
immagine carta da parati Alessandra Catella
produzione Teatro dell’Elfo

durata: 1h 10’
applausi: 3’

Visto a Milano, Teatro Elfo Puccini, il 17 giugno 2021

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