Andrea Cosentino o Marina Abramovic? E’ teatro o performance?

Andrea Cosentino/Marina Abramovic

Andrea Cosentino/Marina Abramovic (photo: teatrodellatosse.it)

La ricerca di Andrea Cosentino si confronta con Marina Abramovic attraverso un’esilarante rilettura della body art, punto di convergenza, da sempre, di critiche estremamente violente e movimenti idolatri in senso opposto.

Per farlo, sceglie di utilizzare tutte le armi della sua poetica teatrale, vale a dire il monologo a-solo che, a partire da uno stile narrativo molto vicino a quello di Ascanio Celestini e dei narratori di seconda generazione, se ne distacca caricando lo spettacolo di performatività e arricchendo la pièce di un’inaspettata dimensione esistenziale.

Per aprire i giochi l’attore rievoca la nota affermazione senza mezzi termini della Abramovich, “Theatre is very simple: in theatre a knife is fake and the blood is ketchup. In performance art a knife is a knife and ketchup is blood”. E’ l’eterno scontro-incontro fra teatro e performance, tra carne e spirito, finzione e realtà.


La provocatrice artista non vuole ricordare che il “fare come se” è tutt’altra cosa rispetto alla finzione, che l’esperienza teatrale nata dalla ritualità greca è ben lungi dall’usare il ketchup al posto del sangue sminuendo e svilendo il dibattito, riducendo il confronto al ridicolo aspetto degli effetti speciali, quasi ci fosse bisogno del sangue vero per far vivere un’esperienza  reale al pubblico.

“Not here not now”, questo il titolo dello spettacolo di Cosentino, ci riporta ad un teatro molto tangibile, che vive nell’ironia. Ecco il fulcro attorno al quale si costruisce un lavoro semplice, condito, oltre che di ketchup, anche di interessanti spunti di riflessione.

L’artista abruzzese scende in platea, si rivolge al pubblico, ma più spesso sceglie di stare in piedi, di fronte agli spettatori, al centro di una scena scarna e illuminata semplicemente, in un contesto scenografico più consono ad un concerto di un cantautore o, meglio ancora, ad un momento di body art illuminato dagli immancabili tubi al neon eletti simbolo delle performance contemporanee, teatrali e non.

L’interprete è solo, affiancato da due schermi che proiettano esilaranti video in cui Marina Abramovich, o meglio sé stesso comicamente vestito, cerca di superare i suoi limiti corporei.
Il protagonista ci racconta l’esperienza vissuta in prima persona al Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano, dove l’ormai noto Metodo Abramovich è stato oggetto di una frequentatissima mostra in cui le opere d’arte erano persone paganti che, sotto la guida della performer e dei suoi collaboratori, interagivano fisicamente con alcuni oggetti.

Ecco allora che Cosentino si trasforma in un’irriverente Marina per mostrarci come si fa “davvero” arte, poi si analizza dal di fuori nei panni di uno stralunato critico d’arte, fino a compiere una particolare caricatura di sé stesso e degli spettatori.

Lo spettacolo si sviluppa da un tronco drammaturgico da cui partono mille rami, a volte ridondanti, ma tutti saldamente ancorati tra loro e sviluppati con una leggerezza volutamente enfatizzata, un vero e proprio “psicodramma della genesi dell’arte cosentiniana”, che si mette in moto facendo concentrare l’attenzione del pubblico prima su un contesto casalingo, poi sulle storielle materne, “cazzatelle per distrarti e non pensarci”, messe in atto per forgiare un guerriero pronto a combattere la ricerca di quei performer forgiati, invece, da una educazione molto severa. Un cocktail arguto di battute non per dimostrare la superiorità del teatro sulla performance, ma per esaminare con la giusta ironia le due realtà.

Il tutto si conclude con una provocazione del protagonista dal titolo “Bua”: Cosentino entra in scena in mutande, copricapezzoli e imponenti tacchi a spillo rossi. E’armato di ketchup e coltello finto, come da istruzioni, e dà vita ad un’azione demenziale che lo porta a diventare opera d’arte in prima persona, emulando e prendendo in giro, ancora una volta, quel tipo di situazione.

Non here not now
di Andrea Cosentino
regia: Andrea Virgilio Franceschi
produzione: Pierfrancesco Pisani
in coproduzione con: Fondazione Campania dei Festival – E45 Napoli Fringe Festival
con la collaborazione di Litta_Produzioni /associazione Olinda / Infinito srl / Teatro Forsennato
con il sostegno del progetto Perdutamente del Teatro di Roma

durata: 55’
applausi del pubblico: 2’ 21’’

Visto a Genova, Teatro della Tosse, l’8 febbraio 2014


 

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