Angel, favola gotica tra terra e cielo

Angel - Duda Paiva
Angel - Duda Paiva

Angel – Duda Paiva (photo: Patrick Moll)

Edoardo de Paiva Souza – in arte Duda Paiva – uno dei più famosi marionettisti della scena internazionale, è approdato nella laguna veneziana calcando le scene del laborioso teatro universitario di Ca’ Foscari, che con questo artista chiude la stagione teatrale 2010/2011.

Attore e danzatore brasiliano-olandese, Duda ha presentato al giovane pubblico il suo “Angel”, scacciato dal cielo e caduto nella dimora di un barbone dove regnano cumuli di foglie secche e duro asfalto. L’incontro tra i due genera un rapporto ambivalente di amore e odio, in un continuo scambio di ruoli che fa dubitare su chi sia l’angelo e chi il barbone, chi tra i due sia vivo e chi no.

Lo spettacolo, in coerenza con tale dicotomia, oscilla anche nella messa in scena: una ouverture di risate tra l’elemosina e le imprecazioni del barbone che, nonostante la sua condizione di umana sofferenza, non rinuncia all’ironia; ironia che resterà costante sottofondo dello spettacolo, mentre si fa spazio il lato tragico della storia.

Diventiamo così spettatori coinvolti in un racconto che passa dal personale all’universale, a tratti addirittura presuntuoso nella sua oggettività, purtroppo poco supportata dalla comunicazione linguistica che, in inglese, perde istantaneità e naturalezza.
Essenziali nell’opera lirica, i sottotitoli risultano infatti invadenti in uno spettacolo d’impatto immediato e assolutamente visionario come questo.
E il problema linguistico non è da sottovalutare, anche perché – come ben insegna Pasolini – ogni lingua o dialetto ha il proprio modo di interloquire, rendendo comicità e tragicità diversa per ciascuno di noi, e in questo caso la diversità si avverte.
Siamo di fronte ad una favola gotica dei Paesi Nordici, raccontataci in perfetto stile nordico ed il sottile poetismo di Duda purtroppo va un po’ disperso tra i sottotitoli che rompono l’incantesimo, rendendo discutibile la loro necessità.

La bravura del marionettista è invece indiscutibile: il piccolo cherubino sfrattato, trascurato e invecchiato sembra rianimarsi nel vero senso della parola grazie al barbone che gli dà non solo voce ma vera e propria anima. E’ straordinario vedere come un corpo apparentemente morto, attraverso la vitalità del compagno-narratore, nonché danzatore dalla dinamica forte e sinuosa, nasce e muore continuamente, creando un indissolubile legame tra vittima e carnefice, i cui ruoli effettivi si mescolano fino a sparire.

Grazie all’atmosfera magica che Duda Paiva ed il suo angelo riescono a creare prende vita un noir fuori dalle righe, che affronta sì la tematica della morte agganciata a miti e leggende popolari, ma senza perdere di vista problematiche umane, passando dalla sfera terrena a quella celeste per diventare condizione universale.

ANGEL
ideazione e interpretazione: Duda Paiva
testo e regia: Paul Selwyn Norton
pupazzo: Ulrike Quade
musiche: Jim Barnard, Duda Paiva
produzione: Dudapaiva Company
durata: 1h 10’
applausi del pubblico: 2’ 38’’

Visto a Venezia, Teatro Ca’ Foscari, il 19 maggio 2011

No Comments

  • sergio ha detto:

    vidi il suo hamlet cannot sleep in residenza a Londra nel 2007, una forza davvero sorprendente!

Comments are closed.