Animanera, Autelli e la quarta parete ‘tecnica’

L'insonne di Lab121
Animanera - Figli senza volto

Natascia Curci in Figli senza volto

Perché oggi il teatro contemporaneo ricorre ancora (e spesso) alla quarta parete, non più immaginaria ma scenografica, evidenziata e amplificata da un ruolo anche tecnicamente attivo?

Perché reintegrarla se l’attore che si trova dietro la quarta parete sembra proiettato fuori, guarda oltre, si dirige al pubblico, lo osserva, lo sente, proprio come in quel teatro “epico” che, al contario, rompeva ogni barriera?

Perché se la quarta parete ha a che fare con la sospensione del dubbio tra finzione e realtà, oggi viene nuovamente inclusa, come strumento funzionale al ritratto del vero, alla proiezione, sia multimediale che di senso?

Sono domande non certo vitali ma che diventano inevitabili se, nella stessa giornata, nello stesso teatro, partecipi a due diversi spettacoli, ugualmente “inscatolati”.

Al CRT di Milano sono stati in scena fino a ieri “Figli senza volto”, della compagnia Animanera, e a seguire “L’insonne”, nuovo lavoro di LAB121. Oltre a una quarta parete di tessuto trasparente, altri fili tengono insieme i due lavori, entrambi adattamenti da opere letterarie, ed entrambi prodotti dal Centro Ricerche Teatrali milanese.

Uno è liberamente tratto dal romanzo “Ieri” di Agota Kristof, scrittrice nata in Ungheria ma costretta alla fuga in Svizzera per paura di essere arrestata dai sovietici, quindi segnata dalla condizione dell’erranza, come i protagonisti del suo stesso romanzo, da cui Claudio Autelli e Raffaele Rezzonico hanno tratto una drammaturgia. E come i due protagonisti di “Come voi” di Ida Faré, racconto scritto della ex giornalista de Il Manifesto e messo in scena da Aldo Cassano, ritraendo nella quotidianità una coppia di terroristi in clandestinità che nascondono la loro scelta di vita per la lotta armata nella dimensione di una vita comune, omologa a quella di altre coppie negli anni Settanta.

Nonostante si tratti in entrambi i casi di coppie, sono la solitudine, l’isolamento, la condizione di vita da separati ad accomunare entrambe le coppie ritratte.
Dei due terroristi vediamo solo la donna, identificata con la casa, quasi murata in essa, oppressa dalle faccende di casalinga, spinta dal carrello della spesa, costretta in un vestirsi che la traveste da moglie modello, legata ad un marito che non compare mai. Un’immagine efficacemente ambigua, valida a ritrarre sia la terrorista che una qualunque donna negli anni Settanta; e infatti viene proiettato – attraverso la famosa quarta parete di cui sopra – un contributo video dell’epoca, con l’intervista a una donna che ammette la sua sudditanza al coniuge nonostante tutto.

Il lavoro di Animanera procede mostrando questa ambiguità/analogia tra stato di normalità/terrorismo attraverso l’intensa interpretazione di Natascia Curci, accompagnata da piccoli ma adeguati elementi scenografici e sonori, come il rumore costante dell’orologio, confondibile con il ticchettio di una bomba ad orologeria, o come il rumore da mitraglietta della cinepresa impugnata dalla protagonista.

L'insonne di Lab121

L’insonne di Lab121

L’ambiguità è strumento linguistico anche per Autelli, che amplifica l’isolamento e la solitudine dei protagonisti sdoppiandoli, interscambiandone le voci, facendoli entrare e uscire dalla quarta parete usata per proiettare un’altra immagine, come una seconda prospettiva, una possibile altra vita immaginata a partire dalla rievocazioe dei ricordi.
In questo caso la proiezione non è affidata al video, ma a un meraviglioso gioco di ombre, affascinante e magistralmente condotto dai due attori in scena: Alice Conti e Francesco Villano, costanti, fedeli e instancabili nella loro invidiabile alleanza sul palco.

La messa in scena, così attraente e godibile anche solo esteticamente per la sua immagine pulita e allo stesso tempo sofisticata, come una foto color seppia, dimostra un elaborato lavoro drammaturgico oltre che scenico, mirato a far emergere chiaramente i pensieri del protagonista attraverso una confusione di voci, parole scritte e dette, piani temporali sospesi tra passato e presente, reali o immaginati che siano.

Nonostante l’amarezza della trama, il realismo di un non lieto fine, la malinconia che lascia, lo spettacolo di Autelli possiede un calore proprio che avvicina e avvolge lo spettatore che, nonostante l’ambientazione della vicenda, viene coinvolto da un’inevitabile empatia, una sensazione naturale e piacevole, difficile da trovare a teatro. Anche nello stesso, lo stesso giorno.

Figli senza volto
da Come voi di
Ida Farè
regia: Aldo Cassano
con Natascia Curci
assistente regia: Antonio Spitaleri
audio: Antonio Spitaleri e Luigi Galmozzi
video: Semira Belkhir e Federico Tinelli
costumi: Lucia Lapolla
spazio scenico: Valentina Tescari
luci: Beppe Sordi

durata: 40′
applausi del pubblico: 57”

L’insonne
liberamente tratto da Ieri di Agota Kristof
regia: Claudio Autelli
drammaturgia: Claudio Autelli e Raffaele Rezzonico
con: Alice Conti e Francesco Villano
scene e costumi: Maria Paola Di Francesco
luci: Simone De Angelis
suono: Fabio Cinicola
assistenti alla regia: Piera Mungiguerra, Andrea Sangalli
produzione: CRT Milano/Centro Ricerche Teatrali

durata: 1h 20′
applausi del pubblico: 1′ 42”

Visti a Milano, CRT, il 16 febbraio 2014

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