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Dalla crisi alla famiglia, le provocazioni di Animanera. Videointervista

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Krisis - AnimaneraLa prima volta che abbiamo visto Animanera all’opera è stato alcuni anni fa, all’Atir Ringhiera di Milano, in occasione di una rassegna su erotismo e teatro che ha fatto epoca (e scuola).
Dopo essere stato accolto da una drag queen spennacchiata e una sirenetta oversize, ero finito in un androne dove un San Sebastiano veniva trafitto da angioletti gay e, in men che non si dica, mi ero ritrovato su un lettino, in un budoir allestito ad arte. Qui un narratore dallo sguardo equivoco mi carezzava le cosce, lenendomi con le sue memorie brevi.

Si trattava di "Try Creampie!", la provocatoria performance voluta da Sgarbi a Palazzo Reale di Milano, replicata poi con successo in molti altri luoghi. Un’esperienza, non c’è che dire: tanto spaesante che Antonio Calbi, in occasione della presentazione del recente e notevole volume “Milano Città e Spettacolo”, da lui curato, ha voluto riproporre per alcuni dei presenti l’opportunità di fruire dell’esperienza eretico/erotico barocca.

Abbiamo poi parlato di loro altre volte, incontrandoli ad Edimburgo fra le compagnie sostenute da Etre. Ricordo dopo il loro “Orfunny” (che raccontava di una coppia di giovani, fratello e sorella nella loro vita e nel loro rapporto familiare fallimentare, quasi incestuoso) di aver lasciato in un parco, complice Natascia Curci, la sagoma dell’attrice sdraiata sull’asfalto di un vialetto della capitale scozzese, con l'aiuto degli amici delle altre compagnie presenti. Eravamo giovani e spericolati!

Ma Animanera ha continuato a indagare sul tema della famiglia, fino ad arrivare a quel “Fine famiglia” che ha riscosso consensi unanimi, presentato al milanese Pim di via Tertulliano prima del trasloco, e della nascita del Pim Off, dove comunque Animanera ha mantenuto la residenza come compagnia appartente al progetto Fondazione Cariplo, sviluppando un percorso di ricerca che ha sempre affrontato temi sociali con coraggio e senza ambiguità, anche col rischio di un esito magari infelice, piuttosto che tacendo il proprio punto di vista e tralasciando la linea estetica da sempre provocatoria e coraggiosa.

Dopo “Fine famiglia” e una serie di spettacoli sul tema della crisi e del terrorismo, siamo ora al debutto del secondo capitolo della saga familiare ("Senza famiglia. La rivoluzione comincia a casa"), che andrà in scena al Crt Salone di Milano fino al 22 gennaio e che anche Klp seguirà.
Un lavoro che ripropone l’abbinata drammaturgo/regista fra Magdalena Barile e Aldo Cassano, e che riporta in scena Matteo Barbè, Natascia Curci, Giovanni Franzoni, Nicola Stravalaci e Debora Zuin, già protagonisti del primo brillante episodio della micro-saga sull’universo familiare.

Approfittiamo di questa concomitanza per tirar fuori dai polverosi archivi di Krapp un’intervista di qualche tempo fa, così da raccontarvi la compagnia. Si tratta di un incontro realizzato dopo una replica di "Krisis", spettacolo sui tempi della crisi: un cabaret tragicomico che non mancava di trascinare lo spettatore nel gorgo dell’essere vittime e carnefici, partecipanti e al contempo officianti di un rito pagano.

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