Anna Bolena torna alla Scala dopo 35 anni

Photo: Marco Brescia & Rudy Amisano
Photo: Marco Brescia & Rudy Amisano

E’ sempre entusiasmante assistere al Teatro alla Scala ad un’opera che non hai mai visto, di cui conosci in “disco” solo un’aria e alcuni duetti cantati da mostri sacri come Maria Callas e Giulietta Simionato.
Questa “prima volta” è stata per l’“Anna Bolena” di Gaetano Donizetti, in un’edizione prodotta dal Grand Théâtre de Bordeaux.

A Donizetti l’opera fu commissionata dal Duca Pompeo Litta, responsabile del Teatro Carcano di Milano, per la Stagione di Carnevale del 1830-31.
Il libretto, in rima, curato dal grande Felice Romani, è tratto da diverse fonti letterarie: Anna Bolena di Alessandro Pepoli, Enrico VIII ossia Anna Bolena di Ippolito Pindemonte, che a sua volta si ispirò traducendo l’Henri VIII di Marie-Joseph Chénier.

L’opera debuttò al Carcano il 26 dicembre 1830, con grandissimo successo, ma nel corso dei decenni uscì di repertorio, tanto che dal 1877 non fu più eseguita alla Scala.
Qui vi tornò poi trionfalmente nel 1957, diretta da Gianandrea Gavazzeni, che eliminò tra l’altro la sinfonia e la parte corale nella cabaletta finale “Coppia iniqua”, avendo come protagonista la coppia di mostri sacri rappresentata appunto da Callas e Simionato.

Pur dotata di un’orchestrazione raffinata, all’ascolto dell’opera non l’avevamo molto amata (ci scusino i ferventi donizettiani), ad eccezione della chiusa della prima parte dell’atto primo e soprattutto il gran finale, con la celeberrima aria “Al dolce guidami castel natio” e la cabaletta con il coro “Coppia iniqua”.

L’azione si svolge in Inghilterra ai tempi di Enrico VIII Tudor.
La trama infatti si incentra sulle famose relazioni amorose del re che, dopo aver sposato Anna Bolena, intende convolare a nuove nozze con Giovanna di Seymour, ancella di Anna, trascurando la regina, che intende ripudiare. Giovanna è fortemente divisa tra l’amicizia per lei e l’amore per Enrico.
Ma nel parco del castello Anna incontra Percy, suo antico amore, ritornato da poco in patria, senza accorgersi che il paggio Smeton, anch’egli di lei innamorato, la sta spiando. Anna però non cede: pur non amando il marito, vuole tener fede al ruolo di moglie e regina. Percy, disperato per i dinieghi della regina, ad un certo punto vuole uccidersi. Il paggio, impaurito, interviene, credendola in pericolo, richiamando però nel medesimo tempo l’attenzione del re. Anna sviene, e all’arrivo di Enrico, Smeton lascia intravvedere sul suo vestito un’immagine di Anna, che viene considerata dal crudele monarca la prova evidente del tradimento, contentissimo così di aver trovato la giusta causa per potersi “disfare” della moglie.
Anna, Percy e Smeton vengono arrestati, consentendo ad Enrico di ripudiare la moglie.

Giovanna si reca da Anna in prigione per convincerla a confessare, così da aver salva la vita, ricevendone un forte diniego, ma anche il perdono. Davanti al tribunale, il paggio e Percy si autoaccusano, illudendosi di salvare la regina, ma il verdetto dei giudici è implacabile: sarà morte per Anna e i suoi complici.
Percy e il paggio rifiutano sprezzanti la grazia d’Enrico, mentre Anna, in un delirio che ricorda quello di Lucia di Lammermoor, si prepara a salire sul patibolo, sentendo lontano l’eco dei festeggiamenti per le nozze regali, eppure perdonando i suoi carnefici.

Pur partendo prevenuti a causa della pessima accoglienza ricevuta da pubblico e critica nelle recite precedenti di questa edizione, ne abbiamo avuto nel complesso un sentore non così negativo.
L’allestimento di Marie-Louise Bischofberger, con le scene di Eric Wonder e i costumi di Kaspar Glarner, che prevede uno squarcio sullo sfondo a forma di quadrilatero sghembo, da cui di volta in volta appaiono le atmosfere che accompagnano i vari momenti del melodramma donizettiano e che si apre su una sorta di scena fissa su cui si muovono i personaggi principali, non ci ha eccessivamente disturbato.

Niente di clamoroso o di inventivo; i movimenti di scena risultano assai prevedibili, a volte in verità maldestri, con un impianto visivo semplice, quasi scolastico, in cui fanno però capolino piccole idee riuscite, come la presenza di Elisabetta, figlioletta di Anna, o il trono che, dopo aver dominato la scena per tutta l’opera, si ribalta diventando il patibolo da cui la protagonista si getterà, coprendosi con un lunghissimo velo nero.
Insomma, l’allestimento non ci è sembrato così passibile di unanime e acceso disdoro… abbiamo visto ben di peggio!

Anche sugli interpreti qualcosa di buono si è sentito. Il soprano russo-abkhazo Hibla Gerzmava (Anna Bolena), al suo debutto alla Scala, avendo forse preso più confidenza con un ruolo così complesso, ci è parso fondamentalmente adeguato nella parte, destreggiando quasi sempre bene gli acuti, e reggendo anche la difficilissima scena finale.
Sonia Ganassi, che abbiamo visto in scena diverse volte, non ha più – è vero – la coloratura degli accenti smagliante di una volta, ma nel complesso ci pare abbia sostenuto in modo adeguato il personaggio di Giovanna.
Tra gli uomini poco soddisfacente ci è sembrata la performance di Carlo Colombara (Enrico VIII), a cui manca l’autorevolezza che il ruolo impone; molto meglio Piero Pretti (Percy), pur con qualche difficoltà nel rendere con pertinenza gli acuti più impervi che la parte gli concede.
Ci è piaciuta invece Martina Belli nel ruolo en travesti di Smeton, eseguito con giusta misura vocale e coerenza interpretativa.

Sulla direzione di Ion Marin concordiamo infine con i colleghi che si sono espressi in modo poco positivo: una direzione, la sua, che ha dato poco smalto alla partitura donizettiana.
Complessivamente, se più ombre che luci hanno ritratto questa Anna Bolena, non bisogna tuttavia dimenticare il merito di aver riportato alla Scala un’opera che mancava da ben 35 anni. In scena a Milano ancora stasera e il 23 aprile.

ANNA BOLENA
Gaetano Donizetti
Tragedia lirica in due atti
Libretto di Felice Romani
(Edizione critica a cura di P. Fabbri;
Fondazione Donizetti di Bergamo e Casa Ricordi, Milano)
Coro e Orchestra del Teatro alla Scala
Produzione Grand Théâtre de Bordeaux

Direttore  Ion Marin
Regia  Marie-Louise Bischofberger
Scene Erich Wonder
Costumi Kaspar Glarner
Luci Bertrand Couderc

CAST
Anna Bolena Hibla Gerzmava (31 marzo, 4, 11, 14 aprile)
Federica Lombardi (8, 20, 23 aprile)
Jane Seymour Sonia Ganassi
Smeton     Martina Belli
Lord Percy Piero Pretti
Enrico     Carlo Colombara
Lord Rocheford     Mattia Denti
Sir Hervey Giovanni Sala*

*Allievo dell’Accademia Teatro alla Scala

Durata spettacolo: 3h 8′ incluso intervallo

Visto a Milano, Teatro alla Scala, il 14 aprile 2017

 

Krapp is a poor man


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