Anna Cappelli. Il felice triumvirato di Ruccello, Sepe e Paiato

Maria Paiato in 'Anna Cappelli'
Maria Paiato in 'Anna Cappelli'

Maria Paiato in ‘Anna Cappelli’ (photo: nuovoteatronuovo.it)

Il teatro italiano, poco a poco, sta riscoprendo e amando Annibale Ruccello, drammaturgo stabiese prematuramente scomparso venticinque anni fa in un incidente stradale a soli trent’anni.

Pierpaolo Sepe ha voluto affidare alla maestria di Maria Paiato il soggetto di “Anna Cappelli”, monologo di una impiegata piccolo-borghese, ossessionata dal senso di possesso.
Persona semplice ma sconfitta, Anna riesce a coronare il suo sogno di felicità andando a convivere col suo collega ragioniere il quale, però, dopo due anni di convivenza, la caccia via di casa per trasferirsi in Sicilia. La donna reagisce in modo spropositato, tanto da arrivare ad uccidere il compagno e mangiarselo.

Lo studio presentato al Nuovo Teatro Nuovo di Napoli è in realtà già uno spettacolo di pregiata fattura, che non presenta sbavature e che aderisce all’estetica di Ruccello, riuscendo ad esaltare con eleganza e intelligenza il lato grottesco e mostruoso della vicenda attraverso i canoni del giallo. Anna Cappelli è il risultato di una società consumistica, in cui esistere significa possedere e dove la felicità si riduce al sogno di una casa tutta propria.

Sepe pone l’accento soprattutto sul risvolto noir della vicenda, costruendo una tensione hitchcockiana durante tutto il monologo, sfruttando appieno le magnifiche doti attoriali di una delle più grandi attrici viventi del teatro italiano. La Paiato restituisce morbosamente, attraverso le espressioni del viso, le movenze e la voce, l’esperienza interiore del suo personaggio, il suo desiderio di possesso che confluisce nella disperazione del gesto finale, folle eppure consapevole.

A metà tra l’onirico e il reale, Sepe preferisce non riempire la scena di oggetti – come invece previsto dalle poche note di regia indicate dal drammaturgo – lasciandola spoglia: l’unico contorno è il fondale che, come in un “One Man Show”, a caratteri cubitali riporta il nome di Anna Cappelli, donna “normale” che diviene protagonista di cronaca nera.

Pur essendo ispirata ad una vicenda non italiana, Ruccello, ancora una volta, pesca all’interno della sottocultura italiana scrivendo un dramma composito e profondo che indaga su un presente ancora vivo, con la lucidità di un sociologo e l’estro di uno scrittore d’esperienza.

Ha avuto terreno fertile Pierpaolo Sepe, che ha firmato un lavoro incalzante, una sorta di viaggio graduale nell’abisso di un’anima sofferente, a disagio in un mondo che misura l’uomo in base a quel che ha. Una straordinaria e applauditissima Maria Paiato completa l’opera, dando corpo e anima a questa creatura tradita, vittima e carnefice, regalando un’ora di grande teatro.

ANNA CAPPELLI – uno studio
di: Annibale Ruccello
con: Maria Paiato
scene: Francesco Ghisu
costumi: Gianluca Falaschi
trucco: Vincenzo Cucchiara
macchinista: Mario Febbraio
aiuto regia: Sandra Conti
regia: Pierpaolo Sepe
durata: 55′
applausi del pubblico: 3′ 45”

Visto a Napoli, Nuovo Teatro Nuovo, il 5 novembre 2011

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