Anna prima di diventare Karenina: le prove d’infelicità di Sonia Bergamasco

Sonia Bergamasco è Anna Karenina
Sonia Bergamasco è Anna Karenina

Sonia Bergamasco è Anna Karenina (photo: teatrodiroma.net)

Anna Karenina prima di diventare un capolavoro, colta allo stato di semplice abbozzo, figura sfuggente e indefinita che non ha ancora trovato il proprio nome, non ha neppure un volto, ma solo un braccio, un braccio bianco e bellissimo che inizia ad ossessionare l’autore.

In “Anna Karenina: prove aperte di infelicità”, andato in scena nei giorni scorsi al Teatro India di Roma, il lento processo di costituzione del personaggio viene ripercorso attraverso le diverse stesure dell’opera, le note conservate nei quaderni di Tolstoj, le testimonianze della moglie e alcune lettere private. Così questo spettacolo, scritto da Emanuele Trevi e Sonia Bergamasco, per la regia di Giuseppe Bertolucci, non vuole porsi né come una riscrittura né tantomeno come un adattamento del grande romanzo di Tolstoj, ma come una ricerca, una prova aperta. Tutti gli altri personaggi della complessa trama svaniscono, resta solo la protagonista, evocata più che interpretata dalla stessa Bergamasco.
Un pianoforte a coda posto al centro di un palco quasi completamente vuoto diviene nel corso dello spettacolo uno strumento scenico essenziale. Oltre a suonarvi alcune note di una marcia funebre di Caikovski, l’attrice vi girerà intorno, ci si sdraierà sopra e alla fine vi entrerà dentro, trasformandolo in una sorta di grande sarcofago nero.

La regia di Giuseppe Bertolucci è essenziale, semplice il gioco di luci, non sufficientemente fluido forse il passaggio in cui dalle tracce di Anna Karenina si arriva al momento in cui il personaggio trova, nella scena del lungo monologo finale, il suo tono e il suo corpo definito.
Si percepisce dietro la costruzione dello spettacolo una cura filologica attenta e appassionata, ma l’impressione finale è che, nonostante le numerose piste seguite, il capolavoro sia stato solo evocato e mai colto. Sembra uno spettacolo dedicato ad Anna Karenina nella paradossale assenza della stessa Karenina.
Resta tutta la distanza impalpabile che separa un capolavoro dal suo abbozzo. Distanza che non viene colmata neppure nel finale, nella scena del lungo delirio della protagonista che precede il suicidio; scena lunga, estenuata, articolata su un crescendo esasperato di toni, e in cui qualcosa continua pur a mancare.


La bravura di Sonia Bergamasco non concede crepe alla sua interpretazione, non regala un cedimento al personaggio, che così non trova mai un momento di debolezza veramente umano. Manca allora quella semplicità eroica e disarmata che costituisce forse la grandezza di Anna Karenina e che permette di amarla all’interno di tutte le sue contraddizioni irredente. È come se qui non vi fosse nulla di inerme.
Viene allora da chiedersi se una sensualità (e una femminilità) meno rabbiosa e animale, ma più morbida e imperfetta, avrebbe restituito a questa Karenina la verità, l’umanità e la grandezza che le sono proprie e che qui rimangono un po’ distanti.

Karenina – prove aperte di infelicità
da Lev Tolstoj
di: Sonia Bergamasco e Emanuele Trevi
regia: Giuseppe Bertolucci
con Sonia Bergamasco
produzione: Teatro Franco Parenti – Sonia Bergamasco
durata: 55′
applausi del pubblico: 3′ 30”

Visto a Roma, Teatro India, il 14 aprile 2012

No Comments

  • Nadia ha detto:

    Ho assistito a questo spettacolo ieri sera, non mi era mai capitato prima di ieri di andare a teatro e non provare alcuna emozione, nessuna, lo zero assoluto.
    Spiacente per Sonia Bergamasco, che pur dimostrando tutto il suo impegno, non è stata capace di trasmettermi nulla.
    Un personaggio distante anni luce da quello descritto dal grande Tolstoj, cambi di personaggio impercettibili.
    La sensazione di essere catapultati a metá di uno spettacolo lasciato a metà, appena abbozzato.
    Nonostante ció, applausi fragorosi hanno richiamato la Bergamasco sul palco per 2 volte.
    Avviandosi verso l’uscita, peró, ho potuto intercettare qualche commento che giudicava “appena sufficiente” l’esibizione.

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