La danza di Anna Sokolow a Roma, una lezione di storia

Si è da poco conclusa, a Roma, la terza edizione della rassegna “Aprile in danza”, svoltasi al Teatro Palladium della Fondazione Roma Tre.

Gli artisti Jim May, Sandra Fuciarelli e Giovanna Summo hanno dedicato una serata ad Anna Sokolow, basata sulle storiche coreografie ricostruite dal suo erede artistico Jim May.
L’interesse di Anna Sokolow per la condizione umana ha prodotto lavori di grande impatto drammatico e il commento dell’autrice sui temi della giustizia sociale è un elemento sostanziale che sottende l’intera sua produzione artistica.
La serata, intitolata “Anna Sokolow. La Necessità dell’arte” e realizzata in collaborazione con il Sokolow Theatre/Dance Ensemble e l’Accademia Nazionale di Danza, presenta estratti da questo vasto repertorio che include lavori drammatici, divertenti, lirici.

A presentare l’evento Luca Aversano, Presidente della Fondazione Roma Tre Teatro Palladium, Enrica Palmieri, direttore dell’Accademia Nazionale di Danza, Claudia Celi dell’Accademia Nazionale di Danza e Raimondo Guarino del Dams.


Chi si aspettava di assistere allo spettacolo di chiusura di una rassegna di danza contemporanea ne sarà forse rimasto deluso, perchè l’impostazione della serata è stata accademica e formale. Un paradosso, trattandosi proprio della danza dissacrante, emotiva, espressiva e non canonica della Solokow.

La presentazione, prolissa per quanto utile, ha letteralmente trascinato in secondo piano l’interesse per le coreografie.

Claudia Celi ha introdotto l’artista Solokow come “figura fondante del teatro danza americano”. La docente ha sottolineato soprattutto “il piano etico del suo lavoro”, di come abbia saputo “dare voce a quei ceti e figure dimenticate, come le classi operaie, del mondo dal quale lei stessa proveniva”. La Celi ha ricordato come la difficoltà sul lavoro della Solokow sia quella “sull’espressione, non solo sulla tecnica”, di come il gesto sia emotivamente evocatore e importante quanto la tecnica.

Raimondo Guarino sintetizza “con tre parole” il lavoro della coreografa: “Trasmissione, Testimonianza, Espressione”. Guarino afferma che la figura di “Solokow è indispensabile per comprendere come la tradizione non sia solo una questione di trasmissione delle tecniche, ma la necessità di risalire alle fonti, di arrivare alla fonte della creazione”, all’espressione e alla necessità di narrare attraverso l’arte una emergenza sociale.

Anna Sokolow in Slaughter of the Innocents, 1937 (photo: annasokolow.org)

Anna Sokolow in Slaughter of the Innocents, 1937 (photo: annasokolow.org)

La Sokolow con la sua danza fu la prima a raccontare gli orrori della Shoah ed evocare la tragedia. La coreografa fece della componente espressiva il valore aggiunto della tecnica al fine di comunicare drammi e condizioni sociali. Una danza politica ed emotiva, che parallelamente si affiancava al teatro danza della linea tedesca.
Guarino evidenzia la “mobilitazione della coreografa rispetto alle urgenze della condizione umana del presente. Coltivare una tradizione significa quindi coltivare e seminare memoria della condizione umana”.

La Sokolow insegnava portamento e danza all’Actor Studio di Lee Strasberg. La scelta di uscire fuori dalle scuole di danza tradizionali, avvicinandosi a tecniche espressive derivate dallo studio sulle emozioni del noto regista russo Stanislavskij, dimostra l’apertura mentale e l’estrema modernità della coreografa.
Maestra e ispiratrice di tanti attori, registi e coreografi tra cui Pina Bausch, Anna Sokolow ha attraversato tutto il Novecento producendo una forma d’arte impegnata sui temi sociali e in stretta relazione con le altre espressioni artistiche: poesia, pittura, teatro, architettura.

Le danze del repertorio presentate al Teatro Palladium al termine della rassegna sono state ricostruite per l’Accademia Nazionale di Danza da Jim May, interprete, coreografo, attore e regista, figura di spicco nel panorama internazionale della danza, docente in università e centri di eccellenza, coreografo per compagnie di danza e di teatro, che per le sue attività ha ricevuto molti premi e riconoscimenti di alto valore, tra cui il Bessie Award alla carriera.

Le coreografie scelte sono state composte tra il 1953 e il 1970 e rappresentano bene la ricchezza tematica, l’incisività del linguaggio e la potenza della costruzione formale di Anna Sokolow, nonché le diverse influenze musicali sulle sue idee umanistiche.

Quanto sottolineato da Guarino rispetto alla difficoltà della realizzazione delle sue coreografie per la necessità di una preparazione soprattutto espressiva ed emotiva più che tecnica è stato reso fin troppo tangibile dalle parti danzate dagli allievi dell’Accademia Nazionale di Danza, acerbi e troppo interessati alla perfezione tecnica, in totale contrapposizione agli insegnamenti della coreografa.

A sollevare l’attenzione del pubblico è stato il meraviglioso cammeo “Passage”, prima esecuzione assoluta, di e con Jim May su musiche di Rachmaninov, al pianoforte John Herward, dedicato alla Sokolow.
Il danzatore ha dimostrato come il gesto, anche il più impercettibile, possa avere una forza comunicativa enorme, maggiore di qualsiasi virtuosismo tecnico. Pochi gesti, pochi passi, per generare una valanga di stati emotivi nel pubblico, abilità in cui solo pochi grandi danzatori riescono.
Sono quindi bastati questi brevi minuti di Jim May per rendere un omaggio reale alla Sokolow, che amava ricordare: “Tutto ciò che faccio è presentare quello che sento. Voi, voi rispondete”.

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