Anticorpi XL: la vetrina della giovane danza

Nec Nec

Marta Bevilacqua in ‘Nec Nec’ (photo: arearea.it)

Una serata dedicata alla giovane danza d’autore, nella larga accezione che ormai si dà al termine ‘giovane’.
Quattro i pezzi in programma di altrettanti autori emersi dalla vetrina promossa ogni anno dal network Anticorpi XL: brevi brani, ognuno della durata di circa 15 minuti, sguardi veloci e fulminanti sul modo contemporaneo di porsi nei confronti della danza e dei progetti coreografici.

Si inizia con Marco D’Agostin, per questo lavoro vincitore del Premio del pubblico e della giuria al Gd’A Veneto 2010. “Viola” è titolo che emerge dal programma di sala: viola come nome proprio, di un colore, o terza persona del verbo violare.
La ricerca coreografica è incentrata su un modo violento di porsi, violenza rivolta sia nei confronti del proprio corpo, ripetutamente percosso, sia nei confronti del pubblico, chiamato in causa da sguardi cupi e da una gestualità volutamente e sfrontatamente erotica.

A tratti emerge un codice danzato forse troppo liso per essere affiancato a una ricerca di questo genere, ricerca che non va sicuramente nel verso di una indagine corporea o di reinvenzione e nuova strutturazione dei codici del movimento.
Molto forte l’immagine finale, per una bella scelta di luci, e per una interpretazione intima e disarmante, in cui il danzatore, denudatosi, indietreggia con una camminata straniata dall’atto di nascondere le proprie parti intime in maniera da rendersi donna; icona del diverso che si esibisce e chiede comprensione.

Veloce cambio di scena per Marta Bevilacqua, vestito da sposa e testa di cavallo. Una guerra per liberarsi di entrambi e, nuda pure lei, offrirci una danza forte, piena di furore, dai gesti ampi e dinamici.
La figura torna nel finale di “Nec Nec”, sotto forma di un piccolo cavallo a dondolo, attaccato come una coda al corpo della danzatrice, che non sembra riuscirsene a liberare nonostante tutta la veemenza dei suoi movimenti: una dichiarazione d’incapacità dall’affrancarsi dalle convenzioni e della lotta giornaliera per cercarsi e ritrovarsi.

E’ quindi la volta di Matteo Fantoni. Il suo “Leoni” appartiene a quel filone di comicità tragica caro ai migliori clown; sussurra le emozioni della vita, le accenna con brevi gesti, si fa grande di piccole cose. E conquista il pubblico con la sua ingenuità e semplicità dichiarata.

Il finale è appannaggio di Giulio D’Anna, “corpo virtuoso non convenzionale”. Virtuosistica all’estremo è la sua citazione del “Lago dei Cigni”, celebre balletto dell’Ottocento, richiamato alla memoria anche dal tutù di piume indossato e da un breve stralcio rielaborato sulla musica di Čajkovskij.
Il corpo viene sottoposto a sforzi e deformazioni veramente al limite della possibilità, e mostrati in quanto tali, senza il distacco a cui ci ha abituato la tecnica accademica, che copre ogni impossibilità con una forma che la estetizzi. La comicità si mescola all’ammirazione nell’estrema performatività del pezzo, che vede un scambio continuo tra artista in scena e pubblico.
Irrompe anche il privato, con delle foto personali di D’Anna, ritratto nelle diverse età e proiettate mentre l’artista canta una canzone e al contempo porta al limite la sua capacità di equilibrio sull’orlo di un tavolo.
La storia d’amore del cigno Odette trova così un filo strano e sottile con la vicenda privata del danzatore e, per osmosi, con la vicenda di ognuno di noi.

La serata, proprio perchè vetrina delle nuove tendenze, pone degli interrogativi su dove si stia volgendo la danza. Sicuramente verso territori di confine dove la danza stessa perde i suoi tratti distintivi e la sua identità. E ancora cerca e si cerca, figlia di una tradizione (forte è la sensazione di aver assisitito a pillole del teatrodanza di bauschiana memoria) da cui cerca di affrancarsi mescolandosi e contaminandosi.

VIOLA
coreografia e interpretazione: Marco D’Agostin
musiche: Ryoij Ikeda
montaggio musicale: Giulia Bigi
disegno luci: Eugenio Resta

NEC NEC
di e con: Marta Bevilacqua
Musiche: Malavesi, Fragalà, Shapiro, Varchione, Vella
Costumi: Sartoria De Zan, F.G Teatro
Luci: Fausto Bonvini
produzione: Arearea 2009 Udine

LEONI
di e con : Matteo Fantoni
musiche: Serra, Breil, Gogol Bordello, Battisti
concetto luci e costume: Matteo Fantoni

BLOODY BODY BLAH
coreografia e interpretazione: Giulio D’Anna
musica originale: Maarten Bokslag
luci: Giulio d’Anna

durata complessiva: 1h

Visto ad Ancona, Teatro Studio c/o Mole Vanvitelliana, il 9 aprile 2011
Rassegna OFF/side

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