Antonio Tarantino. Da Sandra De Falco a Cue Press, l’eredità del drammaturgo

Il vespro della beata vergine (photo: Angelo Maggio)
Il vespro della beata vergine (photo: Angelo Maggio)

Di nuovo in presenza, fra spettacoli, suggestioni, riflessioni e approfondimenti, per parlare di editoria teatrale e vivere nuovamente l’emozione delle performance dal vivo, anche in scenari inusuali e di particolare bellezza, come una spiaggia, al tramonto, cullati dal rumore del mare.

La settimana promossa dalla compagnia Scenari Visibili di Lamezia Terme dal titolo “Lo Sguardo e la Veduta – dialoghi di nuova editoria teatrale” ha dato spazio a voci e progetti che avevano nella scrittura e nella parola il proprio focus, per un evento, all’interno di RICRII, la rassegna di teatro contemporaneo che si svolge da XVII anni nella cittadina calabrese, che ha animato gli spazi della Biblioteca Galleggiante dello Spettacolo del TIP Teatro, nell’ambito delle iniziative nazionali de “Il Maggio dei Libri.

«Ritornare in presenza è stata una rivelazione, ritrovarsi col pubblico, con gli operatori – racconta Dario Natale, direttore artistico di Scenari Visibili, tracciando un bilancio dell’evento – La settimana è stata densa di appuntamenti, di dialoghi. Le case editrici coinvolte (Titivillus, Cue Press ed Editoria & Spettacolo) hanno espresso le loro urgenze e difficoltà, rivelando le motivazioni che stanno alla base del loro lavoro e i loro obiettivi. Molto densi anche gli incontri con autori quali Tino Caspanello, Daniele Timpano, Dario De Luca».
Spazio alla drammaturgia contemporanea, insomma, con uno sguardo al sud ma non solo, e tra i protagonisti il romano Daniele Timpano che, per festeggiare i 15 anni di teatro della compagnia formata insieme alla compagna d’arte e di vita Elvira Frosini, ha proposto la conferenza-spettacolo “Dalla storia cadaverica d’Italia a Timpano che legge l’Inferno”.
Licia Lanera ha invece proposto il reading in prima nazionale de “La Scena”. E poi ancora dei focus per coinvolgere il pubblico in ampie riflessioni: un primo focus su Alessandro Leogrande, un altro su Antonio Tarantino, raccontati da Goffredo Fofi e Sandra De Falco.

«È stato bello tornare in scena con “Il Vespro della Beata Vergine”, per regia di Mauro Lamanna – aggiunge Natale – con “Patres”, spettacolo per la regia di Saverio Tavano, il primo accolto negli spazi del Tip, a sancire la vera riapertura dello spettacolo finalmente dal vivo, ed il secondo in eco-teatro, al tramonto: una magia, a detta del pubblico che ha partecipato agli eventi, un riassaporare sensazioni quasi dimenticate. In generale “Lo Sguardo e la Veduta” lascia una traccia, un solco dedicato a chi il teatro lo scrive, lo vive e lo divulga anche come specchio del tempo che attraversiamo. Siamo molto contenti di questo».
Una traccia che resta anche grazie ai contributi diffusi attraverso i canali social degli organizzatori, che possono essere riassaporati per cogliere spunti e particolari.

«Tra i nostri prossimi programmi – annuncia infine Natale – c’è la pubblicazione degli atti della residenza Danza Pubblica-Graces che abbiamo avviato per i tipi della Cue Press, la circuitazione delle nostre produzioni “Patres” e “Vespro della Beata Vergine” e l’impaginazione della XVIII edizione di RICRII, rassegna divenuta ormai maggiorenne, per festeggiarla credo dovremo organizzare una bella festa, la merita!».

Antonio Tarantino

Antonio Tarantino

Tra gli eventi accolti, intensa e ricca di spunti “l’Altra conversazione” fra Sandra De Falco (Archivio Antonio Tarantino) e Michele Di Donato (Pickwick) attorno alla figura di Antonio Tarantino, drammaturgo che è diventato un punto di riferimento per più generazioni di teatranti, ma arrivato alla scrittura per il teatro solo nella seconda fase della propria vita, scoprendosi drammaturgo negli anni ‘90 – a oltre 50 anni –, dopo aver attraversato il mondo della pittura.
Di suo, oltre a quanto già pubblicato in Italia in passato, la casa editrice Cue Press ha recentemente edito “Barabba” per la collana “I testi”.
«Il focus di Tip Teatro – ha sottolineato Sandra De Falco – è il primo tributo pubblico all’autore». Una conversazione fra sguardi, memoria e riflessioni, in cui Sandra De Falco ha condiviso ricordi personali e professionali. Con Tarantino erano sempre dialoghi densi, che partivano da un punto per esplorare poi infinite direzioni: «L’argomento iniziale da cui si era partiti si perdeva – ripercorre De Falco – confluivano due pensieri diversi, il suo da drammaturgo tout court, il cui lavoro terminava quando era scritta l’ultima pagina del testo, e il mio, di chi guarda al testo in tutto il processo che lo porta in scena».

Sandra De Falco

Sandra De Falco

Sul lavoro dell’archivio ha poi evidenziato: «Avevo iniziato a farlo insieme a Tarantino e ora proseguo da sola, mettendo in ordine la produzione drammatica tra editi e inediti, che possono essere testi compiuti o solo degli stralci che costituiscono monologhi, come per esempio “La scena” a cui dà voce nel focus Licia Lanera, disegni, canzoni, poesie, libretto d’opera, qualche racconto. All’inizio per me il lavoro sugli inediti nacque anche da un bisogno legato alla pedagogia teatrale. Con Cue Press avevamo già un precedente con “Materiali per una tragedia tedesca”, pubblicato in concomitanza dello spettacolo di Fabrizio Arcuri, e “Giuseppe Verdi a Napoli”, uscito insieme allo spettacolo da me diretto. “Giuseppe Verdi a Napoli” è l’ultimo testo che ha scritto Tarantino, ispirato al lungo carteggio tra Verdi e Salvatore Cammarano, uno dei suoi librettisti. Così è stato pubblicato “Barabba”, nel cassetto da qualche anno, e accanto all’inedito abbiamo deciso di ripubblicare un testo fuori catalogo. C’era l’imbarazzo della scelta, e da questo imbarazzo ci hanno sollevato Elvira Frosini e Daniele Timpano che tempo fa stavano facendo uno studio su Gramsci e non riuscivano a trovare il “Gramsci a Turi”, editato nuovamente con la loro prefazione, mentre “Barabba” ha la prefazione di Andrea Porcheddu. In questo momento stiamo lavorando ad altri titoli introvabili divisi in tre volumi in forma di dittico, con riferimento all’area geografica in cui avvengono i fatti raccontati nei testi: Dittico Italiano, Dittico Arabo e Dittico Tedesco. In Dittico Arabo abbiamo “La casa di Ramallah”, in cui un padre e una madre accompagnano la loro figlia a farsi esplodere in un supermercato (sono stata la prima interprete del testo nel 2004 a Beneventocittàspettacolo) e “La pace”, in cui due ex leader di quell’area geografica, Arafat e Sharon (condannati all’esilio e sottoposti all’interdetto dell’acqua e del fuoco) fanno il loro spettacolo durante un tragitto ricco di incontri lungo la costa tunisina e nel deserto. “Trattato di pace” e “Esequie solenni” compongono Dittico Italiano, e qui siamo a casa nostra. Il “Trattato” conta circa sessanta personaggi e al centro dell’azione c’è il viaggio di De Gasperi a Londra alla Lancaster House per i preliminari al trattato di pace; in “Esequie” troviamo la Iotti (Leona) in dialogo con la vedova De Gasperi (Franca). In Dittico tedesco vi sono i “Materiali per una tragedia tedesca” in versione integrale e “Conversazioni” una sorta di capitolo ultimo dei “Materiali”. Questa operazione richiede molto tempo, e per far sì che non occupi tutto ma proprio tutto il mio tempo non mi dò scadenze, seguo i miei ritmi, quello che posso sostenere. L’archivio è una parte della mia vita teatrale, sono regista freelance, sono impegnata sul fronte della didattica».

Ma che linguaggio è quello di Antonio Tarantino? «Un linguaggio di chi pensa alla lingua come qualcosa che deve essere non tutelata, non protetta e neanche salvata. Una lingua che non risparmia niente, che guarda anche ai suoi processi di svalutazione, che anzi deve guardare questi processi se vuole essere al passo coi tempi. Qualcosa che va esplorata in tutte le direzioni, in tutte le sue forme e deformità per moltiplicare i codici espressivi. Così ci possiamo permettere di pensare cose che non abbiamo mai pensato, possiamo accrescere la somma di ciò che siamo in grado di pensare».

La forza dell’opera di Tarantino, secondo De Falco, «risiede nel corpo che plasma il materiale drammaturgico». E parlando di eredità aggiunge: «Fin dai primi testi è stato definito un classico. La letteratura teatrale è di tutti, l’eredità la raccoglie chi vuole raccoglierla: lettori, attori, registi, drammaturghi…».

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