Il soffio siciliano di Tindaro Granata

Antropolaroid

Tindaro Granata in Antropolaroid

Sarà che mi piace sempre che qualcuno mi racconti una storia. Sarà che uscire da teatro senza arrovellarsi su concetti e spiegazioni ogni tanto è davvero confortante. Sarà pure che nel teatro di ricerca, ogni tanto, si perde di vista quello che si sta cercando… sarà questo e altro, ma “Antropolaroid”, del giovane artista messinese Tindaro Granata, è spettacolo davvero piacevole.

Produzione di Proxima Res, associazione nata a Milano nel 2009, “Antropolaroid” nasce dalla forma narrativa del cunto siciliano, fenomeno ottocentesco di trasmissione orale.
Il cunto parte da un’introduzione che porta il pubblico nel contesto dell’azione, e in un secondo momento si descrivono i luoghi e le persone che compongono il racconto, per poi passare ai dialoghi e all’azione.

Tindaro Granata parte dalla storia della sua famiglia per condurci in terra siciliana. Qui si intrecciano storie di mafia e storie d’amore; emigrazione, violenza e suicidi.
Proprio da un suicidio si parte, da quel soffio che esce dal corpo appeso alla corda. E’ il 1925 quando il bisnonno si impicca dopo aver scoperto di essere afflitto da male incurabile.
Dalla morte di Francesco Granata, Tindaro ci racconta tutti i personaggi prima presentandoli e facendoceli ascoltare. Diventa di volta in volta donna innamorata, vecchia “secca e arida”, bambino balbettante e uomo d’onore.

Solo in scena, accompagnato da una sedia, un lenzuolo e un maglioncino che diventa velo delle vecchie del suo paese, Tindaro Granata propone un lavoro sulla memoria e sulla passione per la propria storia e le proprie origini.
E’ lui a definire Antropolaroid: “Uno spettacolo di poesia popolare”. Poesia dedicata a suoi avi, alla loro storia e all’importanza della memoria. L’intreccio stretto con gli episodi di cronaca della Sicilia, la storia della famiglia Badalamenti rendono “Antropolaroid” non solo un racconto poetico, ma anche un momento di riflessione sul nostro presente.

A fine spettacolo ci regala un ulteriore piccolo scorcio siciliano: un valzer ballato alla moda dei bisnonni, e quello ballato dai giovani siciliani della sua infanzia.
Tindaro Granata non proviene da una formazione accademica ma ha già numerose esperienze alle spalle, e con “Antropolaroid” ha vinto lo scorso anno il Premio della Critica dell’Associazione Nazionale Critici Teatrali per la messa in scena e l’interpretazione.
Tanti buoni motivi per aspettarne un ritorno.

ANTROPOLAROID
di e con Tindaro Granata
Spettacolo in dialetto siciliano, antico e moderno
Rielaborazioni musicali Daniele D’angelo
Direzione Tecnica Mergherita Baldoni e Guido Buganza
Luci e suoni Matteo Crespi
durata: 1h
applausi del pubblico: 2′ 30”

Visto a Torino, Cavallerizza Reale, il 13 giugno 2012

No Comments

  • Ulrico ha detto:

    Una storia di famiglia non troppo interessante, psicologicamente poco approfondita ed espressa. Lasciato molto dello spazio all’espressione corporea l’attore, pur essendo molto bravo, non riesce a dominare la scena con la sua presenza. Anche, probabilmente, a causa di una sceneggiatura con carenze soprattutto per quanto riguarda la sensibilità. Altalenante tra il tragico ed il comico l’autore non è all’altezza dal punto di vista drammaturgico. Probabilmente la giovane età, la poca esperienza, altro ancora. Nonostante nel complesso non ci sentiamo di squalificare l’operato di Tindaro Granata, esso raggiunge a mala pena la sufficienza.
    Un attore, prima di cimentarsi con convinzione come autore e regista su larga scala, ha bisogno di tanto, tantissimo, lavoro ed esperienza sul palco. Forse allora potrà creare un’opera davvero dignitosa.

    La Compagnia dei Discorsi Interrotti.

  • Mario bianchi ha detto:

    Temo che Ulrico non esprima un giudizio ma abbia dei preconcetti non so che cosa gli abbia fatto Tindaro so che lo spettacolo mi sembra invece ben costruito sotto ogni punto di vista .

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