L’apparenza inganna: intervista a Riccardo Lombardo e Michele Di Mauro

L'apparenza inganna (photo: teatrooutoff.it)
L'apparenza inganna (photo: teatrooutoff.it)

L’apparenza inganna (photo: teatrooutoff.it)

Quando l’anno scorso vidi “Un anno con tredici lune” interpretato, fra gli altri, da Michele Di Mauro, rimasi impressionato dalla trascinante forza d’attore. La produzione Egumteatro, che portava la firma del duo Bianco/Liberti, vedeva in scena anche Riccardo Lombardo.
Quest’anno il duo di registi ha riproposto il duo di attori in un pezzo di Thomas Bernhard, “L’apparenza inganna”, nella traduzione di Roberto Menin, con scene e costumi di Rita Bucchi e luci di Marco Burgher. Lo spettacolo è andato in scena anche al Teatro Out Off di Milano dove, a fine replica, seduti sul divano al centro della scena, ci fermiamo a chiacchierare con Di Mauro e Lombardo.

Nella pièce i due protagonisti sono legati da un vincolo sentimental-familiare, la morte della donna che è stata l’amore per entrambi. Per loro il tempo si è fermato. Vivono di un’abitudine fastidiosa, ricambiandosi visite di dispiacere, mal tollerandosi. Il risentimento umano, non solo verso l’altro ma anche verso se stessi, è l’anima di una serie di dialoghi dal gusto sarcastico. Ma è poi tutto vero? Ad un certo punto, di colpo, i protagonisti ringiovaniscono. Poi diventano attori, in un tunnel di illusioni, teatro nel teatro, luogo della finzione come unica alternativa credibile all’esistenza.
Allo spettatore, negli ultimi cinque minuti, non restano che dubbi. Ho capito? Non ho capito? Alla fine i due artisti chiedono anche a me cosa abbia capito. La mia opinione è una sensazione, forse nemmeno corretta. Ma in quanto finzione chi può dire cosa sia reale e cosa vero, cosa giusto e cosa sbagliato? Vite parallele e fine come eterno inizio? Chissà.

Dopo la candidatura a miglior attore ai Premi Ubu 2007 proprio per “Un anno con tredici lune”, anche quest’ulteriore prova sottolinea lo stato di grazia assoluto di Michele Di Mauro, uno fra quelli che a teatro ha davvero fatto la gavetta. Degli ultimi anni ricordiamo le sue interpretazioni nella “Nella solitudine dei campi di cotone”, nei recenti “Quattro atti profani”, nello “Zio Vanja” di Vacis… E sempre in questa stagione Di Mauro ha curato la ‘mise en space’ di “Glengarry Glen Ross”, una drammaturgia contemporanea di David Mamet (da cui è stato tratto anche un film di successo in America), nella traduzione di Luca Barbareschi e per una produzione ‘O Zoo Nô: la storia di un’agenzia immobiliare, al cui interno si svolge una vera e propria guerra per il budget.
Le contraddizioni multiple, la solitudine e le sfaccettature della disgregazione della nostra società, dentro e fuori la scena, sono corde che sicuramente toccano l’interprete e si rivelano davvero l’essenza più profonda della sua sensibilità.

Fino a qualche anno fa si vedeva meno in scena Riccardo Lombardo, ma la sua grandissima esperienza come doppiatore ne fa una delle voci più importanti della nostra ottima scuola. Recentemente, proprio grazie anche ai progetti con Egumteatro, la sua specificità artistica si è ulteriormente arrichita di una presenza scenica dal tratto personale e poliedrico, imponendo una sfumatura a metà fra cattiveria sarcastica ed umana fallacia, che in questo spettacolo trova perfetta incorniciatura.
Di Mauro e Lombardo, entrambi in grande forma sia in scena sia nel più disinvolto e informale dopo scena, sono gli interlocutori nella video-intervista di oggi. A fine spettacolo, liberi di esprimere il loro sentimento su arte e professione, ci lasciano una testimonianza sul mestiere d’attore fra le più interessanti raccolte in questi mesi di indagine.

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