Non ha bisogno di presentazioni Laura Marinoni, protagonista dell’ultimo luminoso lavoro di Antonio Latella “Un tram che si chiama desiderio”. L’abbiamo incontrata di fronte alla rocca sforzesca di Imola, in occasione della fermata cittadina del “tram”. Ne è nata una lunga chiacchierata che pubblicheremo in due puntate.
Come è nato il progetto di mettere in scena quest’opera di Tennessee Williams?
Mentre stavo pensando al personaggio di Blanche, un regista che per me è come un fratello stava facendo altrettanto. Più che una coincidenza, è una specie di miracolo. Lo spettacolo lo abbiamo costruito insieme, ciascuno nei limiti della propria professione e della specificità del proprio ruolo. Ogni giorno ci scambiavamo e rielaboravamo proposte, idee, sensazioni e stimoli. Insieme davamo forma all’argilla.
Antonio aveva idee molto chiare. Ha scelto per la parte della protagonista un’attrice molto distante dall'immagine che tutti quanti abbiamo nella mente. Anziché partire dall’icona, che purtroppo o per fortuna è Vivien Leigh, il processo muove da un’attrice con caratteristiche diametralmente opposte, coinvolgendo una donna, prima che un’attrice, disposta a mettersi a nudo e a intraprendere un percorso verso l’interno invece che verso l’esterno.
Puntare su tipologie formali e caratteristiche fisiche così distanti da quelle previste per la parte è già una dichiarazione di intenti, denuncia preventivamente la volontà di costruire un personaggio e uno spettacolo lontani da formule consuete.
È stato un percorso molto duro, perché Antonio mi ha tolto tutto: il costume, il trucco, il parrucco, i vestiti, gli oggetti. Mi ha tolto la possibilità di creare un personaggio comodamente seduto sui cuscini del divano. In più mi ha infilato un tacco dodici e mi ha messa sovraesposta in proscenio, mentre Blanche vive tra luci di candela.




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