Apripista: da oggi a Roma il grande circo contemporaneo

Cie Angela Laurier

J’aimerais pouvoir rire della Cie Angela Laurier (photo: © Fleur Arens)

Frequentando con una certa regolarità il London Mime Festival, ci si rende conto che molti generi ibridi di teatro, che fondano nel carattere visuale la propria rotta programmatica, qui da noi non arrivano nemmeno, se non per qualche sporadica puntata in festival magari importantissimi, ma per i quali il pubblico non è ancora pronto. Parlare di alfabetizzazione è sempre rischioso, tuttavia può capitare di trovarsi in platea ad assistere allo spiegarsi di un linguaggio la cui forma non ci è affatto familiare. Il circo contemporaneo è una di queste.

I francofoni lo chiamano “nouveau cirque”, la parola contemporaneo non entra nella definizione, come volendo specificare che le linee guida portano a una frattura proprio nella forma, ancor più che nei riferimenti storico-geografici.

Dopo cinque stagioni in cui si era succeduto Metamorfosi, una vetrina “di confine tra teatro e circo”, per la prima volta a Roma arriva Apripista, un vero e proprio festival del circo contemporaneo. La direzione artistica è affidata a Gigi Cristoforetti, un’autentica autorità in materia: critico di danza, direttore del Gardadanza dal 1988 al 1997, di Torino Danza dal 2002 e studioso di cultura e spettacolo francese, è fondatore-direttore del Centro di promozione del circo contemporaneo, genere intorno al quale organizza un fortunato festival a Brescia.

Sono otto le compagnie provenienti da tutto il mondo, che occuperanno i palchi dell’Auditorium Parco della Musica con tredici spettacoli per un mese esatto, fino al 1° giugno. Apre la pista la Compagnie Colporteurs con “Sur la route”, uno spettacolo ispirato a “Edipo sulla strada” di Henry Bauchau che porta in scena due performer, una funambola e un uomo ferito intorno al tema dell’equilibrio. Fondata nel 1996 la compagnia insieme ad Agathe Olivie, Antoine Rigot ha superato psicologicamente un grave incidente avvenuto nel 2000, dedicando da allora il proprio lavoro a ricostruirsi uno spazio, reinventando la tecnica.
Cinématique” è invece il titolo della performance di Adrien Mondot, artista poliedrico che incrocia la sapienza nella giocoleria e la perizia nell’invenzione informatica, con lo scopo di ricreare uno spazio altro da quello tradizionale, tramite proiezioni, ologrammi e giochi di realtà virtuale, elementi qui messi al servizio della meraviglia e della fantasia del pubblico.

Nell’ambito di una “serata mix” si incontrano le esperienze di due gruppi: il lavoro offerto da Collectif 2 temps 3 mouvements (nato dall’incontro tra Nabil Hemaïzia, Sylvain Bouillet e Mathieu Desseigne) unisce danza e arte circense in “La stratégie de l’echec”, mettendo in questione “i percorsi di vita ben orientati, le libertà e il tracciato del nostro cammino” ed esplorando il valore delle scelte individuali all’interno di una comunità che tende a vivere imitando sterilmente modelli sociali. I giovani Minh Tam Kaplan e Guillaume Martinet compongono invece la Compagnie De Fracto, qui in scena con “Circuits fermés”, in cui a definire le individualità è proprio il rapporto tra un’esistenza duale: influenza reciproca, osservazione e imitazione, verso una consapevolezza comune.

È uno spettacolo musicale all’aperto “Girouette Pour Jardin” della Compagnie Chant de Balles / Vincent de Lavenère. Qui l’arte in pista è quella della giocoleria tradizionale del sud-ovest della Francia, un vero e proprio studio sui giochi, i suoni e i colori dell’infanzia. È poi il turno di Compagnie Angela Laurier, in scena con “J’aimerais pouvoir rire”. L’artista canadese, ginnasta, danzatrice e teatrante di strada (contorsionismo, acrobazia, fune e barra russa) riflette in chiave fisica e poetica sulla schizofrenia, tentando di scardinare l’idea debole secondo cui esiste un confine netto tra normalità e devianza.
Compagnie Dernière Minute è il gruppo condotto da Pierre Rigal, atleta specialista dei 400 metri e di ostacoli, economo matematico, artista eclettico che gioca con la multimedialità. Il suo “Press” argomenta scenicamente sull’“individuo-prodotto”, figlio di una contemporaneità che fa oscillare l’essere umano tra banalità disarmante e incredibile complessità, nel suo rapporto con lo spazio vitale che abita.
Chiude il cerchio “C!rca” dell’omonimo gruppo austraniano diretto da Yaron Lifschitz. La ricerca di questa compagnia è intorno alla “combinazione di corpi, luci, suoni e abilità. Un luogo in cui acrobazia e movimento si fondono in un tutto armonico” e lo spettacolo presentato a Roma, piccola antologia di tre diverse produzioni, promette di offrire tutta la meraviglia che si addice a un gran finale, tra acrobazie, poesia e avanguardia tecnologica.

Quello che troppo spesso, per sentito dire, si pensa del circo è che sia in gran parte un lavoro di virtuosismo. Di certo la grande, superba abilità dimostrata dai suoi protagonisti rischia di fare ombra sul fatto concreto, sulla drammaturgia dell’immagine, sull’essenziale rapporto con lo spettatore, che non può essere solo governato dalla spettacolarità.
Ma è proprio su questo rischio che il circo contemporaneo desidera intervenire.

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