As if to nothing: da Hong Kong l’ingranaggio perfetto del ricordo

Hong Kong City Contemporary Dance Company

La Hong Kong City Contemporary Dance Company ha chiuso Fabbrica Europa (photo: operadifirenze.it)

Al nuovo teatro dell’Opera di Firenze, inaugurato per la seconda volta lo scorso 10 maggio, non è stato ancora possibile vedere uno spettacolo d’opera (fatta eccezione per il “Roberto Devereux” di Donizetti, eseguito però in forma di concerto). In compenso, nel fine settimana, il nuovo “tempio” fiorentino della musica ha ospitato l’ultimo appuntamento di Fabbrica Europa: l’intensa performance di danza contemporanea “As if to nothing”, alla sua prima rappresentazione europea.

Il lavoro del coreografo tibetano Sang Jijia, interpretato con tecnica perfetta e partecipe espressività dalla City Contemporary Dance Company di Hong Kong, si propone di indagare il tema del ricordo: «Quello che è stato, non sempre lascia traccia, quello che si trova dopo non è sempre il luogo dove si voleva andare. Il tempo può distruggere molte cose, soprattutto i nostri ricordi», si legge sul programma di sala.
Ma, come spesso accade alle opere d’arte di maggior portata evocativa, la complessa coreografia finisce col superare i confini dell’idea di partenza, offrendo infinite suggestioni e aprendosi a molteplici interpretazioni.

La scenografia geometrica e mobile, sorta di scatola-casa scomponibile, non è una semplice cornice, ma un corpo solido che interagisce con i corpi dei danzatori, diventando di volta in volta ostacolo, punto di appoggio, canale di passaggio. I suoi spostamenti scandiscono, insieme allo sfumare e al variare delle luci e alle potenti modulazioni sonore delle musiche, i diversi “quadri” in cui si articola l’azione: si alternano momenti di angoscia, concitazione, dolcezza, sempre sul filo di una tensione emotiva che non perde quasi mai la sua forza, e che si trasmette efficacemente anche allo spettatore.


Attraverso il linguaggio aereo e rigoroso della danza gli interpreti portano in scena con calibrata energia scontri violenti, equilibri precari, il dolore dello smarrimento, la follia dell’indifferenza, in un crescendo di angoscia che si stempera solo in rare oasi di lirismo e tenerezza.
In alcuni momenti li sentiamo gridare, pronunciare parole, in un tentativo di comunicazione verbale che si interrompe e a tratti si rinnova. Molto forte, quindi, l’influsso del teatro: un altro pregio dello spettacolo è infatti la capacità di utilizzare e mescolare i linguaggi.

Attraverso un sistema di riprese live e proiezioni (creato da Adrian Yeung) si ottengono anche alcuni effetti cinematografici: espressivi primi piani dei danzatori, immagini deformate, raddoppiate, ingigantite. Come nel cinema, l’occhio della macchina decide cosa mostrare e da quale punto di vista: vediamo così i corpi degli interpreti ripresi da angolazioni particolari o “tagliati”, oppure le azioni che si svolgono all’interno della “scenografia-casa”.

Il coreografo (anche ideatore delle scene) amalgama abilmente tutti gli elementi di cui dispone, creando un perfetto meccanismo a orologeria, la cui precisione formale non sfocia mai nella freddezza asettica del virtuosismo fine a se stesso.
Ogni singolo aspetto di questa produzione è curato in modo da dare il suo contributo all’equilibrio dell’insieme: dai costumi di Charfi Hung, modulati su tonalità di grigio (con rarissime macchie di colore acceso che spiccano sul bianco accecante delle pareti e degli elementi scenici), alla musica elettronica live di Dickson Dee, che su un impianto ossessivamente percussivo innesta pochi brani delicati e intimistici, affidati al suono del pianoforte, alle luci di Goh Boon Ann, capaci di spaziare da un’illuminazione gelida alle più calde tonalità e di creare inquietanti giochi di ombre.

Ma l’ottima riuscita dello spettacolo si deve soprattutto all’affiatata compagnia di danzatori, interpreti a tutto tondo e impeccabili “ingranaggi” di questa macchina così precisa eppure così umana: efficaci tanto nei momenti solistici quanto nelle azioni eseguite in coppia o in gruppo, sfuggono a ogni protagonismo e si affidano l’uno all’altro in un’intensa collaborazione.
“As if to nothing” ci accompagna, forse ancor più che nel ricordo, nelle regioni più buie delle nostre paure, e ben si adatta a quest’epoca così oscura e apparentemente senza speranza. Sang Jijia non ci offre soluzioni catartiche, anzi: sembra voler scandagliare senza pietà gli abissi dell’animo umano. Ma è forse nel gesto “elementare” del danzatore che cade all’indietro, tra le braccia del compagno pronto a raccoglierlo, che possiamo intravedere uno spiraglio di uscita dalla crisi del nostro tempo.

As If To Nothing

As If To Nothing (photo: Ringo Chan)

AS IF TO NOTHING
una collaborazione tra Fondazione Fabbrica Europa e Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
direttore artistico: Willy Tsao
coreografia e scene: Sang Jijia
compositore e musica live: Dickson Dee
danzatori: Lai Tak-wai, Peggy Lam, Lam Po, Lee Ka-ki, Shirley Lok, Evains Lui, Kelvin Mak,
Jennifer Mok, Noel Pong, Malvina Tam, Terry Tsang, Bruce Wong, Dominic Wong, Qiao Yang
disegno luci: Goh Boon Ann
creazione costumi: Charfi Hung
live video artist: Adrian Yeung
direttore organizzativo: Clementine Chan
assistente alla direzione artistica: Ringo Chan
disegnatore luci esecutivo: Low Shee Hoe
direttore tecnico: Anther Lam
responsabile produzione: Thomas Leung
direttore di scena: Coffee Chu
vice direttore di scena: Olivia Tse
assistente alla direzione di scena: Fok Shu-wing
responsabile costumi: Linda Lee
tour manager: Miranda Li
coordinatore in Italia: Andrea Baker

durata: 1h 12′
applausi del pubblico: 3′ 40”

Visto a Firenze, Opera di Firenze, il 28 giugno 2014


 

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