Aspettando Nora. E la Casa di Bambola di Shammah apre le prove

Un momento delle prove con Marina Rocco e Filippo Timi
Un momento delle prove con Marina Rocco e Filippo Timi

“Normalmente quando si invita il pubblico ad assistere alle prove di uno spettacolo non c’è un orario preciso… ognuno si ferma e se ne va quando vuole”. Andrée Ruth Shammah, assistente di Strehler e Grassi negli anni Sessanta e storica socia di Franco Parenti, è in platea, a bordo palco, e accoglie così i curiosi dell’esperimento che il CRT e il Teatro Franco Parenti di Milano hanno proposto al pubblico: partecipare alla fase conclusiva del processo creativo che porterà alla definizione dello spettacolo vero e proprio, in scena al Franco Parenti dal prossimo 28 gennaio per un mese.

La scena è già montata e riproduce un salotto con una predominante di colori tenui che fanno pensare da subito alla Casa di Bambola per eccellenza: un universo superficialmente fatato, una tela abilmente tessuta da Nora (Marina Rocco conquista per la terza volta un ruolo da protagonista negli spettacoli della Shammah) per intrappolare il marito, Filippo Timi, che interpreta in scena tutti i ruoli maschili. Mariella Valentini, la Lucia dei Promessi Sposi di Testori, sarà invece la signora Linde.

Lo spettacolo di Ibsen, datato 1879, è una critica sui tradizionali ruoli dell’uomo e della donna nel matrimonio durante l’epoca vittoriana. Ma nella messa in scena della Shammah c’è la svolta: Nora gioca a fare la bambola per imprigionare il marito nella suo ruolo di maschio, fino a quando si stufa e cambia radicalmente, facendolo precipitare in una profonda crisi. E’ proprio questo il momento in cui si condensa l’attenzione della regista, che da donna posa il suo sguardo non sulla figura femminile che si ribella, bensì sulla solitudine dei personaggi maschili, qui tutti interpretati da Timi, proponendo una riflessione sulla cosiddetta crisi d’identità del “maschile” contemporaneo.

La prova a cui assistiamo è un susseguirsi di aggiustamenti più tecnici che di contenuto, una filata dei momenti del testo in cui è necessaria la musica. In sala c’è infatti anche Michele Tadini, autore degli accompagnamenti musicali, che interagisce con la regista consigliando e intervenendo.

“Ho avuto un’immersione in un altro universo – spiega invece Marina Rocco nella restituzione finale al termine di due mesi di lavoro – E’ sempre stato il mio sogno fare questo spettacolo, non so nemmeno bene il perché, e quando ho iniziato a lavorarci con Andrée ha preso tutta un’altra idea nella mia testa, diventando qualcosa con cui cerco ancora di relazionarmi… un lavoro bellissimo, di cui però non voglio parlare prima di andare in scena e restituire quanto mi è stato dato”.
“Marina in questo momento non riesce a godersi fino in fondo il recitare con Timi – interviene la regista – perché l’autore ha dato al suo personaggio tantissimi pensieri che ho cercato di tirare fuori, e senza i quali non tornano i conti con Ibsen”.

Nel testo del drammaturgo norvegese, scritto durante un soggiorno ad Amalfi, Nora è ricattata dal procuratore Krogstad per un prestito illecito che lei aveva contratto, falsificando la firma del padre, per salvare la vita al marito. Quando però suo marito Torvald scopre il fatto viene assalito dall’ansia di perdere la propria reputazione. In preda all’angoscia e alla disperazione dichiara quindi a Nora che la allontanerà dalla cura dei figli, senza riconoscerle quel gesto che, seppur compromettente, era stato dettato dall’amore per il marito.

Rocco e Timi fuori dalla scena (photo: Teatro Franco Parenti)

Rocco e Timi fuori dalla scena (photo: Teatro Franco Parenti)

“Andrée e Filippo sono due persone importantissime per la mia vita – prosegue Marina Rocco – Quindi è per me un vero e proprio psicodramma: il mio sogno è diventato gigantesco per la mole di emozioni e sentimenti che ho collegati tutt’insieme. Se sopravvivo, spero di fare un bel lavoro e di farvi esser fieri di me”.

“Nora è un personaggio che mente – sottolinea durante le prove la regista – Dice d’esser troppo carina per dire la verità… la verità rimane per quando saremo più vecchi. Non vuole turbare il rapporto che ha con il marito, molto tenero e sottolineato dalla prima scena… Nel testo di Ibsen, Krongstad e Torvald non si incontrano mai; mentre accade che Torvald e il dottor Rank, un suo amico, siano entrambi in scena: il problema è quindi dare il tempo all’attore di passare da un personaggio all’altro. In questi giorni ho però visto un Filippo Timi assolutamente sorprendente, che rivive e reinventa sul palco ogni singolo momento… io posso mettercela tutta ma il regista tende a chiudere le cose e a fissarle, mentre sul palco il vero teatro si rinnova ogni sera pur facendo le stesse cose”.

Si intuisce un rapporto profondo tra l’attore umbro e la regista milanese, collaboratori ormai da molti anni e raramente in disaccordo, anche rispetto ai più piccoli dettagli della regia: “Quando lavoro con Timi – prosegue Shammah – il teatro diventa realmente l’arte del presente. Non credo che uno spettacolo possa essere sempre bloccato e fisso perché diventerebbe un teatro morto”.

“Devo comunque ringraziare tutta la compagnia – conclude la regista – a partire dai più giovani, che ho scelto nel seminario di Ronconi al Santa Cristina e grazie a cui abbiamo spostato gli oggetti e creato le scene. C’è poi un altro personaggio che ho voluto inserire nello spettacolo e che ho chiamato Destino: mi piace molto perché Elena Orsini è alta e lunga, simile ad un quadro di Munch, per cui quando è in piedi che guarda avanti diventa come il destino, un occhio esterno che sento in qualche modo giusto senza saper spiegare il perché” .

E sull’idea delle prove aperte per più giornate, che tanto successo hanno riscosso tra il pubblico (il Teatro Franco Parenti ha raccolto i pareri degli spettatori sul proprio sito), Andrée Ruth Shammah conclude così: “Chissà perché non l’avevo mai fatto prima? Forse solo perché non pensavo interessasse tanto…”.

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