Silvia Gallerano: tre solitudini in un “Assola”

Assola
Assola

Silvia Gallerano in un momento del suo elogio alla solitudine (photo: zonedmtv.blogspot.com)

Lo spazio performativo Zone di Torino, ideato e guidato da Paola Chiama e Massimo Giovara, alla seconda stagione ha già un suo pubblico, anche se piccolo e nonostante la sala si trovi nell’area sudperiferica della città.

Assola, di e con Silvia Gallerano e basato su testi di Renata Ciaravino e Ugo Cornia, racconta per episodi tre momenti di altrettante solitudini, quelle di Ermanna, Martina e Maya: tre solitudini in un’Assola.

Ermanna abita in un bilocale della provincia di Milano. Confidenziale ci racconta dei suoi amori, un’improbabilissima carrellata di superman da rivista patinata, e con cadenza milanese risponde al tormentone del telefono che squilla: tutta una serie di chiamate irrisolte che finiscono in errore, perchè è solo qualcuno che ha sbagliato numero. Imitazione di sopravvivenza, piccola, mediocre quotidianità, e per di più solitaria. I lavori domestici una botta di vita, aspirapolvere alla mano come Freddie Mercury a ballare sulla Pausini in versione spagnola, però. Quanto ci somiglia?

La solitudine alla fine trionfa sempre, su paranoie, ansie, malinconie. La solitudine trionfa perchè permette a chi la vive qualunque libertà. Dilemma da cui è complicato liberarsi.

Martina ha 16 anni, sta ritirando da un armadio i vestiti del padre morto da poco. Silvia Gallerano è brava a ribaltare il registro. Con humor, tecnica e sensibilità diventa ora un’adolescente della bassa padana, una che sa il fatto suo e prova a diventare grande indossando i vestiti di suo padre.

Maya, un tot secchiona, viaggiatrice sociale e seriale, ansiosa di interventi nel dibattito e solitudine da mettere in vendita sottoforma di souvenir raccolti durante i propri viaggi. La viaggiatrice si sottopone al rischio della solitudine, quello che scivola verso l’incolumità fisica: la prevaricazione di uno sconosciuto in un paese straniero, l’incubo di essere indifesi di fronte alla solitudine.

Brava e versatile la protagonista, anche se lo spettacolo ha ancora bisogno di qualche spunto che doni maggior equilibrio al tutto, in modo particolare quando la parola si fa meno importante e prevale il corpo, la comunicazione non verbale. La chiusura è netta, forse eccessiva, e i toni più drammatici rivelano un certo squilibrio, ma si tratta di un vuoto facilmente colmabile, perchè lo spettacolo è in ogni caso piacevole e  divertente, leggero ma non frivolo. A tratti emozionante e non pretenzioso.

ASSOLA. Elogio della solitudine
di e con Silvia Gallerano
con testi di Renata Ciaravino e Ugo Cornia
durata: 53′
applausi del pubblico: 1′ 57”

Visto a Torino, Zone, il 16 gennaio 2010

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