The gender show. Atopos e la teoria del gender, questo sconosciuto

The gender show
The gender show

La compagnia Atopos arriva a Bologna e conquista l’Arena del Sole con il suo irriverente e drammatico “The gender show – teoria del gender, questo sconosciuto [singolare maschile]”.
Il titolo del lavoro è già paradigmatico della scottante questione trattata, che risulta ancora argomento pruriginoso per molti. L’ondata dell’ideologia gender, scatenata dai reazionari di una – presunta – morale da conservare, ha tempestato ogni ambito, dalla politica alla televisione – che troppo spesso si confondono.
Il mirino in cui si è ritrovata la comunità GLBTQI+, se da un lato l’ha relegata nell’ennesimo posizionamento di organismo anomalo da reprimere, dall’altro le ha permesso di rivendicare la propria esistenza e la propria libertà a gran voce. Lo farà anche oggi pomeriggio, dalle ore 15, in occasione della XXV edizione del Roma Pride.
In quest’epoca sempre più queer, non è dunque un caso che Atopos raccolga già dalla nascita la chiamata alla resistenza: la compagnia infatti nasce da un desiderio di transessuali e transgender, queer, etero, gay, lesbiche di sfruttare l’arte per farsi portavoci di affermazione e visibilità. Ecco perché è l’unica formazione in Europa che si costituisce così per scelta politica e artistica.

“The gender show” ha una struttura molto semplice, onestamente dichiarata sin dall’inizio, con un buffo e tetro prologo dal sapore irriverentemente shakesperiano: tre atti.
Il primo è un delizioso siparietto dal gusto cabarettistico, in cui una esplosiva Nicole De Leo (attrice e presidentessa del MIT – Movimento Identità Trans) sbaraglia ogni aspettativa incarnando una bigotta dottoressa intenta ad illustrare infondate teorie scientifiche che demoliscono le soggettività altre. Le fanno da spalla una camaleontica Marcela Serli (anche drammaturga e regista) e Noemi Bresciani, che pur costretta in un silente ruolo da dattilografa, tiene il tempo e sostiene lo humor con una espressività da mimo. L’esagerazione e lo scherzo suscitano gran riso, ma si insinua una certa amarezza nel riscontrare le strette somiglianze con certi eventi dello scorso marzo a Verona.
Un breve momento di pathos in cui un toccante Giacomo Arrigoni Gilaberte racconta la storia della propria transizione e delle difficoltà riscontrate nel mondo, viene ribaltato dall’irrompere di un cambio di scena improvviso. In un set televisivo, Giacomo viene intervistato da una stucchevole e becera conduttrice che si ostina a chiamarlo Jessica, impermeabile alle continue richieste dell’intervistato – e cieca soprattutto di fronte alla realtà: in studio c’è un uomo. Affettata e ammiccante nella sua aura lucente – è infatti letteralmente invasa dalla luce – continua imperterrita la sua struggente performance da gran signora della tv, incarnando a pieno l’ottusità patinata di lacrime cui troppo spesso siamo spettatori.

I toni si assottigliano nuovamente, e dal brio dolceamaro di un’ipotetica trasmissione da domenica pomeriggio si passa ad un inframezzo musicale (un pezzo di Anohni, scelta filologicamente corretta, essendo una delle poche cantanti trans) in cui i performer agiscono muti sulla scena, riuscendo, con la sola potenza dei loro corpi favolosamente conquistati, ad ammutolire la platea stessa e a commuovere tutti, prima che lunghissimi secondi di buio facciano scoppiare un fragoroso applauso.


La semplicità con cui è costruito lo spettacolo è una scelta saggia; una drammaturgia più densa avrebbe rischiato di scadere nel patetismo e perso la capacità di sovversione che l’umorismo invece riesce ad esaltare con più verve. Il merito non è dunque tanto quello di aver confezionato uno spettacolo pirotecnico, ma di aver lavorato di concerto con la realtà delle persone che vivono determinate situazioni e propongono la loro identità come strumento di liberazione dai canoni, dai pregiudizi, dai generi imposti. Un esempio concreto di piccole pratiche di resistenza, di politica che si fa teatro e di teatro che fa politica.

“The gender show”, dopo aver girato sul territorio dall’anno del suo debutto, ha conosciuto un’unica replica bolognese all’interno del programma “La nostra resistenza nello spirito di Stonewall” organizzato dal MIT. L’iniziativa dell’associazione è ricca di proposte culturali tanto interessanti quanto necessarie oggigiorno. Il riallestimento di questo spettacolo, cui auguriamo un lungo viaggio, pieno di tappe favolose, si inserisce perfettamente nel tentativo di aprire le menti per aggiornarle al secolo in cui viviamo.

THE GENDER SHOW – Teoria del gender, questo sconosciuto [singolare maschile]
drammaturgia e regia: Marcela Serli
con Noemi Bresciani, Nicole De Leo, Veronica Fischetti, Marcela Serli, Giacomo Arrigoni
assistente alla drammaturgia Irene Petra Zani
Atopos Compagnia Teatrale

durata: 1h 15′
applausi del pubblico: 2’ 40’’

Visto a Bologna, Arena del Sole, il 1° giugno 2019

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *