Attraversamenti. Beckett e Giacometti guidano il nuovo viaggio di Lupinelli

Gli Attraversamenti di Nerval Teatro (photo: Lucia Baldini)

Gli Attraversamenti di Nerval Teatro (photo: Lucia Baldini)

Della forza del teatro come testimone di un ‘hic et nunc’ altrove raro parliamo oggi attraverso il debutto nazionale, al festival Inequilibrio di Castiglioncello, di “Attraversamenti” di Nerval Teatro, esito finale di tre anni di laboratorio coi ragazzi disabili della Cooperativa sociale Nuovo Futuro, coi quali Nerval (compagnia fondata da Maurizio Lupinelli assieme ad Elisa Pol a fine 2006) porta avanti un laboratorio stabile oramai da quasi dieci anni.

Avevamo lasciato la compagine alla felice messinscena di “Che cosa sono le nuvole” nel 2012, ispirato all’omonimo cortometraggio di Pasolini, lavoro che aveva rappresentato una tappa fondamentale del percorso di Lupinelli, poiché, per la prima volta, lo spettacolo vedeva in scena esclusivamente ragazzi disabili.

“Attraversamenti” è un “omaggio al mondo e ai personaggi stralunati di Samuel Beckett” afferma lo stesso Lupinelli. Con squarci da “Aspettando Godot”, “Finale di partita” e “Giorni felici” il regista ravennate presenta un lavoro raro per intensità e potenza evocativa. Inoltre, con un’intuizione inaspettata e assai riuscita, “infila” – come direbbe lui – nella messinscena anche rimandi all’opera di Alberto Giacometti, quali ad esempio il capolavoro l’“Homme qui marche”, restituito in scena da un sorprendente Francesco Mastrocinque, che irrompe a frantumare “tempo e spazio” della rappresentazione. Attraversa la scena in un completo bianco, strappa un passo dopo l’altro alla fatica dell’essere uomo e, raggiunto il proscenio, si infila dentro uno dei bidoni di “Finale di partita” che incombono sul proscenio, esplodendo in un violento e spasmodico agitare di braccia, sulle note della “Turandot” che accompagnano il suo movimento catartico e liberatorio.

Non sono da meno Paolo Faccenda e Cesare Tedesco, sperduti nello spazio scenico nell’attesa, costellata di ironici malintesi e incomprensioni, di un Godot il cui nome viene storpiato in svariate declinazioni, o Federica Rinaldi – già protagonista ammirata ne “Le presidentesse” -, bellissima e algida Winnie alle prese con un “altro giorno divino” incentrato su precisi rituali e manie.

Episodi tutti questi distanti e dissonanti sulla carta, che il talento visionario di Maurizio Lupinelli riesce a cucire assieme con inaspettata bravura e soprattutto, è bene rimarcarlo, con un equilibrio raffinato che non lascia spazio a facili soluzioni, sempre tenendo ben salda la direzione d’insieme di un lavoro strutturato e composito, fino all’evocativa – nella sua severa potenza icastica – scena finale, uno dei momenti più intensi dell’intero lavoro: un’istantanea d’insieme con gli stralunati protagonisti in scena a fissarci severi, come a dirci che i personaggi evocati sul palco siamo tutti noi. Mentre sullo sfondo un Lupinelli in abito scuro, con la faccia dipinta di bianco, tiene per mano una minuta figura femminile di rosso vestita e i loro sguardi guardano lontano, come a scrutare il buio dell’orizzonte immaginario alle nostre spalle.

“Attraversamenti” presenta anche delle novità rispetto ai precedenti lavori di Nerval Teatro: per la prima volta, infatti, Lupinelli si avvale della presenza in scena di due ragazzini, ed è felice intuizione. I due “folletti” nelle loro azioni mantengono ben saldo l’ordito della narrazione e diventano, con la loro dolce presenza, elementi fondanti di raccordo nell’evocare tutta la fragilità dell’essere umano. I due fanciulli si innestano tra gli ingranaggi come minute figure che divengono basilari nell’esplicarsi della drammaturgia.

“Attraversamenti” è un grande lavoro di regia per visioni e scene di gruppo che emergono dall’oscurità, improvvisi tagli di luce a esaltare i contrasti cromatici di una scenografia essenziale e geometrica per colori definiti, squarci straordinari di istantanee di gruppo cariche ed evocative, immagini improvvise, che si fanno luce nell’oscurità e che, nella loro solo apparente stasi iconografica, sembrano frantumare la drammaturgia espandendone i confini strutturali. Tutto questo senza dimenticare i rimandi ai lavori precedenti che pullulano la scena. Basti pensare alla drammaturgia per visioni di una messinscena quale “Appassionatamente”, uno dei tre capitoli che Nerval Teatro ha dedicato al drammaturgo austriaco Werner Schwab.

Nei giorni precedenti al debutto di “Attraversamenti”, Goffredi Fofi ha parlato, durante la presentazione del volume “La ferita. Dentro al teatro di Maurizio Lupinelli” (Ravenna, 2015) della necessità di un percorso verso l’autonomia che sottende a questa tipologia di teatro con la disabilità (usiamo un termine superficiale per motivi di praticità). In “Attraversamenti” questa “autonomia” di attori è pienamente e completamente raggiunta in scena e viene a rappresentare un gradino in più rispetto a “Che cosa sono le nuvole”, soprattutto dal punto di vista della costruzione drammaturgica assai articolata che contraddistingue il lavoro. Se pensiamo al “Marat” di qualche anno fa, quanta strada hanno fatto questi giovani attori.
Cosa aggiungere? Lupinelli e i suoi ragazzi non finiscono di sorprenderci.

ATTRAVERSAMENTI
di Maurizio Lupinelli
con: Michele Cardaci, Ilaria Giari, Marco Lambardi, Paolo Faccenda, Mirko Fabbri, Elsa Francesconi, Gianluca Mannari, Francesco Mastrocinque, Federica Rinaldi, Virginia Rodero, Valentina Scarpellini, Diana Spadoni, Lucy Satelli, Cesare Tedesco, Vincenzo Viola
educatori: Silvia Proserpio, Elena Pantani, Franca Giglio
regia: Maurizio Lupinelli
assistente alla regia: Elisa Pol
scene realizzate in collaborazione con Terapia Occupazionale – Nuovo Futuro Cooperativa Sociale
produzione: Nerval Teatro, Armunia
con il sostegno Regione Toscana – Settore Spettacolo
in collaborazione con Cooperativa Sociale Nuovo Futuro

Visto a Castiglioncello (LI), Tensostruttura del Castello Pasquini, il 4 luglio 2015

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