Baal, il Brecht dionisiaco di Phoebe Zeitgeist

Baal
Baal

È un viaggio lungo sentieri dionisiaci quello proposto da Phoebe Zeitgeist attraverso “Baal”, opera prima di Bertolt Brecht datata 1919. Un percorso volto al superamento delle categorie tradizionali a teatro, in letteratura e nella vita, attraverso la figura paradigmatica di Baal.
Brecht si proponeva di mettere in parodia un dramma espressionista su un personaggio osceno, immorale, aggressivo e cinico, dedito al godimento smodato dei piaceri terreni, in primis quelli carnali. Una figura così pregnante che, seppur poco rappresentata dal mondo teatrale, verrà poi scelta, negli anni Ottanta, da David Bowie per un suo disco e il contemporaneo adattamento televisivo

Nella versione firmata da Giuseppe Isgrò, anima della compagnia milanese, proposta con successo al Franco Parenti, Baal è un poeta dissoluto, un alcolista dedito alla sessualità sfrenata, paradigma di un connubio tra arte e vita che vuole superare l’estetica espressionista e la morale borghese.

Nella prima scena Baal emerge, giovane e aitante, dal buio di un groviglio di corpi. A guidarne i gesti è la natura ferina densa di passione. A fargli compagnia la fidanzata ufficiale, Emmi, che però tradisce spudoratamente con la diciasettenne Giovanna, fidanzata dell’efebico Giovanni, spinto a sua volta da Baal nelle braccia di Emmi.

Qualche scena dopo ritroviamo il giovane poeta trescare con le due figlie della padrona della mansarda in cui alloggia. La vita godereccia sembra essere la sua principale occupazione, tanto che, dopo aver conosciuto Sophie Bergen e averla messa incinta, Baal sedurrà anche il suo uomo e abbandonerà lei.
In mezzo a questa baraonda carnale emergono un concerto in osteria ma anche un contratto da rispettare.
Sordo alle cerimonie borghesi, nella vita artistica e lavorativa Baal mischia riti orgiastici a sprazzi di poesia, con questi amori non convenzionali a scandire la sua esistenza, fino al tragico epilogo.

Phoebe Zeitgeist compie un’operazione complessa e raffinata, puntando su una fine ricerca estetica, tentando di superare l’originale brechtiano caricando il grottesco, che domina i diversi piani della costruzione teatrale.
Eccentrica la scelta linguistica del dialetto siciliano. La riscrittura della dramaturg Margherita Ortolani si colloca invece in linea con Brecht, nell’atto in cui ne preserva il plurilinguismo dominante e alterna i registri espressivi.
La lingua di un Sud ancestrale fa da contrappunto a un personaggio demoniaco e pagano, in cui è visibile il riferimento al superuomo nietzschiano. L’esito rimanda a una dimensione epica ed evocativa.

Il lavoro registico è teso alla perfezione della dimensione estetica e formale. I corpi degli attori diventano parti della drammaturgia. Le luci, il suono degli strumenti musicali (vibrafono, batteria, sintetizzatori) e le musiche dal vivo di Elia Moretti disegnano un’atmosfera grottesca e violenta.

Ottima l’interpretazione di Enrico Ballardini nei panni di Baal: il mattatore della giovane compagnia milanese Odemà trasferisce nel protagonista una poetica simbolista ricca di venature espressioniste. Ballardini, musicista oltre che attore, pregna di fisicità Baal, facendone quasi un personaggio rock.
L’espressionismo è il territorio in cui si colloca anche l’interpretazione di Dario Muratore, la cui fisicità minuta e ingenua fa da contraltare a quella animalesca di Ballardini e di Francesca Frigoli, a sua volta espressione di una sensualità dirompente. In scena anche la dramaturg Ortolani, espressione di una femminilità borghese più contenuta ed equilibrata.

Con “Baal” Giuseppe Isgrò presenta la prima tappa di “Cantieri Bavaresi”, ricerca collettiva in cui si portano in scena artisti che “non interpretano il mondo ma lo trasformano”. Dopo Brecht lo sguardo sarà puntato su Fassbinder, Marieluise Fleisser, Herbert Achternbusch e Werner Herzog, autori che nutrono la ricerca poetica e la forma teatrale di Phoebe Zeitgeist.

BAAL
di Bertolt Brecht
con Enrico Ballardini, Francesca Frigoli, Elia Moretti, Dario Muratore, Margherita Ortolani
ideazione, regia e scene Giuseppe Isgrò
dramaturg Margherita Ortolani
musica dal vivo e suono Elia Moretti
Produzione con Teatro Franco Parenti/ Phoebe Zeitgeist – progetto cantieri Bavaresi e Goethe-Institut Mailand
in collaborazione con compagnia Odemà e ALTOfest Napoli

durata: 1h 30’
applausi del pubblico: 3’

Visto a Milano, Teatro Franco Parenti, il 4 dicembre 2016
Prima nazionale

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1 Comment

  • Marino Marchello ha detto:

    L’ottundimento emotivo del nostro presente ci ha ridotti all’ultimo stadio della sordità: l’amplificazione della dismisura; Brecht, da scalpore, va esasperato in chiasso sonoro, visivo e informativo; il “povero B.B.” da solo non lo intendiamo più

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