Babilonia Teatri. Videopop made in Italy

Babilonia Teatri
Babilonia Teatri

Babilonia Teatri (photo: Marco Caselli Nirmal)

A richiesta di presentazione non rispondono dicendo chi sono ma cosa vogliono. La qual cosa è così rara che quasi non ci si crede. Sia perchè è difficile trovare chi postponga il soggettivo al progettuale, sia perchè è ancor più difficile trovare chi ha un progetto.
Loro sono per un teatro pop, per un teatro rock, per un teatro punk. Sicuramente non è casuale il richiamo alla musicalità. Perchè chiunque abbia visto un loro spettacolo si è dovuto sintonizzare su una frequenza, su una banda sonora che a volte, almeno per il recitato, è stabile, ferma, monocorde. Li avrà ispirati “The Edge” degli U2, o la “monotonia” del quotidiano, in cui la nostra comunicazione è immersa. Fatto sta che è innegabile abbiano inventato uno stile, in un mondo in cui è difficile dire: “Questa non l’avevo mai vista!” E quando vedi un loro spettacolo, piaccia o non piaccia, sei costretto a dirlo.

Prendiamo l’esempio di “Made in Italy”, con cui nel 2007 il gruppo vince l’undicesima edizione del Premio Scenario. E’ chiaro che si tratta di un’innovazione non di prodotto ma di processo, per dirla con gergo tecnico della produzione. E questo appare visibile negli spettacoli successivi, in cui lo stesso modulo creativo, di determinazione del suono parlato o del gesto, agìto e non agìto, consente di arrivare con lo stesso processo a prodotti diversi.

Babilonia Teatri è le persone che ci lavorano: Enrico Castellani, Valeria Raimondi ed Ilaria Dalle Donne. Ma anche tutti colore che, di volta in volta, collaboranno ai vari progetti.
Nell’estate di quest’anno hanno debuttato i loro due nuovi lavori in forma completa: “Pornobboy” e “Pop Star”. Mentre nelle prossime due settimane saranno in giro con “Made in Italy” in Sardegna (dal 5 all’8 novembre, toccando Lanusei, Nuoro, Dorgali e Cagliari), poi torneranno con “Pop Star” a Torino, dal 12 al 14 al Cineteatro Baretti, per finire il mese al Teatro India di Roma (dal 24 al 29 con “Pornobboy”).

Il CRT di Milano ha dedicato loro quasi un mese di programmazione ad inizio stagione, portando in scena tutte le produzioni. E’ lì che li abbiamo intervistati dopo “Pornobboy”, performance ironica e cattiva che porta a maturazione la riflessione su linguaggio e su movimento/non movimento.
Adesso dovranno inventarsi qualcosa di nuovo, o forse no, ma continuare a stupire, a riaffermare la vigorosa forza della novità. Non facile, ma se si pensa a quello che hanno fatto in soli due anni, un’apertura di credito è più che dovuta.

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