Ballard Milano 2011 e Phoebe Zeitgeist: videoicona neuronica

Phoebe Zeitgeist: note per un collasso mentale

Phoebe Zeitgeist: note per un collasso mentale

E’ in concomitanza con il secondo anniversario della morte di James G. Ballard che Milano ospita dal 5 aprile al 22 giugno una proposta di altissima qualità curata nel suo nucleo sia concettuale che artistico da Antonio Caronia, filosofo e traduttore ufficiale di Ballard in Italia, Francesca Marianna Consonni, curatrice e collaboratrice del MaGa di Gallarate, e Giuseppe Isgrò, regista e promotore della compagnia Phoebe Zeitgeist Teatro.

Il nostro punto di vista sugli eventi parte ovviamente dal teatro, dallo spettacolo/performance “Icone neurotiche su autostrade spinali – Note per un collasso mentale”, l’omaggio che la giovane compagnia diretta da Isgrò ha voluto rendere a J. G. Ballard.
Questa nuova produzione di Phoebe Zeitgeist Teatro è una summa di arti performative, dal teatro alla videoarte, dalla musica dal vivo al reading, passando per l’installazione.

La compagnia aveva in mente di realizzare un recital di un testo attualissimo come “La mostra delle atrocità”, un progetto di discussione attorno ai migliori e ai peggiori sentimenti della contemporaneità, un’ecografia al ventre gravido dell’immaginario, per far risuonare le capacità anticipatorie di Ballard scagliandole sulla tragedia della loro piena realizzazione, alla luce dei nostri giorni.


Il testo sperimentale “The atrocity exhibition”, che Ballard ha pubblicato in prima edizione nel 1970, è un’esplosione di immagini indipendenti e collegate da una dimensione erotica subliminale costante, metafora dell’alterazione psichica collettiva che viviamo come “normalità”.
“Nelle menti più forti i contenuti concettuali si collegano alla profondità del sesso”; in questa indicazione, contenuta nella prefazione dedicata al romanzo di Ballard, William S. Burroughs scocca la freccia che attraversa tutto lo spettacolo, interpretato da Andrea Barettoni e dalla sempre brava Francesca Frigoli, da anni colonna portante di questa compagnia che ha portato in scena, tra l’altro, Copi (“Le quattro gemelle” e “Loretta Strong”) e “Line, il tempo” ispirato ai racconti della Kristoff (al teatro dell’Elfo).

J.G. Ballard (photo: Eamonn McCabe

J.G. Ballard (photo: Eamonn McCabe)

La cifra di Phoebe è la ricerca pura, il teatro scandagliato nelle sue più profonde esigenze di racconto della grande epopea umana vissuta attraverso le disperate miserie del presente, attraverso istantanee di schizofrenia sociale ricercate nei testi di drammaturghi e scrittori del nostro tempo.
Lo spettacolo si inserisce in una serie di eventi, come le mostre presso la Galleria Davide di Maggio di Ola Pehrson e Ines Doujak, o le rassegne video e gli incontri sul grande autore.

La discussione che Klp ha raccolto può considerarsi il primo di questi eventi, ballardiano nella sua profonda essenza: una denuncia del mondo a porte chiuse, un dialogo a più voci che galleggia sul nulla come le gondole di Moebius nella Venezia del futuro.

Poter parlare dell’ermeneutica artistica e sociale di Ballard, dei suoi punti di eccellenza con Antonio Caronia, puntellato dalle taglienti considerazioni della Consonni e di Isgrò è stato dal punto di vista delle conoscenze, uno dei momenti più alti che Klp abbia stimolato in questi anni di attività di indagine sul contemporaneo.
E’ per questo che vi proponiamo sia il video reportage sullo spettacolo, realizzato nel piccolo spazio di Phoebe Zeitgeist e inframezzato dalle considerazioni emerse dal dialogo con i tre, sia l’integrale dell’intervista, una vera chicca per gli appassionati di Ballard e di tutto quel filone letterario che merita un posto chiave non solo nella letteratura ma anche nell’arte performativa dei nostri giorni.
Ed è peraltro quanto la rassegna milanese si propone.

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