Barbara Kukovec, un riflettore su una presenza per un’assenza

Via Negativa

Barbara Kukovec in Spotlight on me (photo: lenzrifrazioni.it)

Il teatro, si sa, è un gioco fatto di trucchi e inganni, dove paradossi e idee sono sempre in discussione, perché se non c’è gioco non c’è nulla di vero, e se non c’è nulla di reale niente è.

Barbara Kukovec di Via Negativa approfondisce sistematicamente la questione, purificando il suo approccio analitico al fine di esplorare il tema della presenza viva esistente di fronte al pubblico. Un teatro performativo che si spoglia dei confini tra l’oggetto rappresentato e l’esecuzione del soggetto. Un gioco in cui non dobbiamo permettere che la domanda ci inganni con la sua risposta.

Via Negativa sono una formazione slovena che dal 2002 concentra le proprie ricerche su nuove prospettive di indagine della materia teatrale, radicalizzando soluzioni, esplorando con rigore estetiche, finzioni, e coscienze sceniche che oltrepassino i tradizionali limiti tra arte, performance e arti visive. Una compagnia aperta, dinamica, senza numero fisso di membri. Un collettivo dove ognuno combatte individualmente, con le sue ragioni, il suo corpo, il suo coraggio, la sua immaginazione, le sue competenze, la sua energia.

Barbara Kukovec si diverte a ridiscutere la nozione stessa di rappresentazione, che la presenza dal vivo di fronte allo spettatore conduce ad essere solo presentazione, diventando lei stessa una vittima della propria creazione, in una comunione essenziale ma necessaria tra attore e spettatore.

“Spotligh on me”, presentato durante la rassegna di Lenz Rifrazioni a Parma Natura Dèi Teatri, è innanzitutto un lavoro di sottrazione quindi, una riduzione al minimo di segni e astrazioni in cui il teatro è un mezzo, uno strumento per raggiungere una forma di liberazione altrimenti negata dalle contraddizioni della società contemporanea.
Una forma di liberazione che la Kukovec approccia partendo dal suo stesso corpo, denudandosi in una scena altrettanto nuda e minimale, ingaggiando con lo spazio una sorta di esplorazione prima di tutto morale, imponendo una presenza fisica carnale e iconica al tempo stesso. Un’indagine di ispirazione grotowskiana che si innesta come una circuitazione continua di punti di vista tra pubblico e interprete, eliminando ostacoli e ogni sorta di superfluo.

Seduta su una sedia tramutata in postazione di comando, la performer manovra una mini consolle con cui, sulle note de “Le Valchirie” di Richard Wagner, fa esplodere a distanza Zagabria, Venezia, Vienna, Roma, Berlino, Madrid, Londra, Mosca, in continue deflagrazioni che si espandono e viaggiano fino a collassare il teatro stesso.

Quello che rimane è la memoria, o le sue macerie, affidata alla testimonianza di una voce registrata su nastro che accompagna ed espleta il percorso della messa in scena, un paesaggio mentale formato semplicemente da tutto quello che se ne è andato, negando azioni e interazioni.
Una memoria comunque in grado di incidere e forse anche ferire, una memoria presente e dilagante, come una pozzanghera di vernice rosso sangue in cui l’attrice si immerge e consuma visioni e pose plastiche, esplorando i ricordi di quello che è stato creato.

Dichiaratamente ispirato dalla performance “Another Bloody Mary” dell’artista spagnola La Ribot, il lavoro di Barbara Kukovec si risolve in un lasso di tempo breve e conciso ma estremamente comunicativo, che non manca di una certa ironia, e che sa indurre nello spettatore aspettative e pretesti di riflessione.
E alla fine le luci si spengono ma l’artista rimane a pulire la scena; la memoria persiste dunque, fino a quando non verrà cancellata dalla stessa mano che l’ha creata.

Spotlight on me
di: Barabara Kukovec e Bojan Jablanovec
con Barbara Kukovec
direzione allestimento luci: Bojan Jablanovec
produttore: Špela Trošt
produzione: Via Negativa con il supporto del Ministero della Cultura della Repubblica Slovena e la Città di Ljubljana
durata: 37′
applausi del pubblico: 42”

Visto a Parma, Teatro Lenz, il 4 dicembre 2012


 

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